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Syrian Operations: gli hacker che aiutano i dissidenti

Da Pinobruno

Caro cittadino siriano, fai molta attenzione, perché tutti i sistemi di telecomunicazione del paese, compresi Skype, Facebook, MSN, Gmail, Google +, Yahoo, MSN, Gtalk, Ultrasurf, sono strettamente controllati dal regime. Firmato: gli hacker di Telecomix. Questo messaggio (in due pagine successive) è apparso sulla home page di tutti i siriani che si sono collegati a internet nella notte tra il 4 e il 5 settembre scorso. Nome in codice: Syrian Operations. Alle 02:53 esatte, Khufu ha spinto il pulsante che ha beffato il potente, temuto e spietato Shu’bat al-Mukhabarat al-’Askariyya, servizio di intelligence del presidente Bashar Al-Assad. Khufu (Cheope) è lo pseudonimo di un hacker che ha già agito durante le rivolte popolari in Tunisia e Egitto.Telecomix è un gruppo internazionale di cyberattivisti che si ispira alla Theory of Cyphernetics, un mix di cibernetica e teoria del caos.

Syrian Operations: gli hacker che aiutano i dissidenti

I due messaggi sono rimasti a lungo, sulla rete siriana, prima che il Mukhabarat riuscisse a disattivarli. E’ stato il quarto smacco digitale al regime in una settimana. Gli hacker di Telecomix hanno forzato la rete e permesso ai dissidenti di dialogare, senza tema di intercettazioni, sul canale Internet Relay Chat (IRC) dell’organizzazione.

Khufu racconta che tutto è cominciato grazie a una ventina di cyberattivisti statunitensi, europei e arabi. L’idea iniziale era fornire un kit di strumenti telematici e consigli  per tutelare la privacy e la sicurezza online dei dissidenti siriani. Tutti i testi sono stati redatti in inglese e poi tradotti in arabo. C’è voluto un mese solo per questo e poi, ovviamente, tutto il lavoro tecnico.

Nella notte tra l’11 e il 12 agosto sono partite le prime mail, poi è stato allertato un gruppo su Facebook, già operante, per diffondere l’iniziativa, e infine è stato aperto il canale IRC, con l’avvertenza di non entrare nei particolari su nomi, luoghi e informazioni personali. Così gli hacker sono riusciti a entrare in contatto con decine di dissidenti e, per evitare di imbattersi in talpe dei servizi segreti, hanno adottato mille precauzioni.

Il lavoro va avanti, pericoloso e certosino. In attesa della famosa “valigetta per dissidenti” del Dipartimento di Stato americano e del varo di Commotion, gli hacker si danno da fare.


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