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***SPOILER***
Il romanzo è un alternarsi di capitoli che raccontano il presente di Tatiana in America, il presente di Alexander in Russia e il passato di quest'ultimo, dall'infanzia americana fino alla partenza di Tatiana per la Finlandia.
Le parti più belle sono quelle di Alexander, soprattutto quelle che non conosciamo.
Gran parte dei capitoli di Alexander raccontano dal punto di vista dell'uomo eventi che abbiamo già letto nel primo romanzo e davvero non ne comprendo l'utilità visto che, alla fine, era tutto ampiamente intuibile dalla lettura precedente e i dettagli aggiunti non smentiscono, ma nemmeno arricchiscono in modo consistente l'idea che ci si è fatti del personaggio. Per me dover rileggere situazioni ed eventi che già conoscevo è stato abbastanza noioso.
Molto più interessante è stata l'adolescenza di Alexander, il rapporto con i genitori, la dissoluzione della sua famiglia e la privazione della libertà individuale operata dalle istituzioni sovietiche. È un crescendo di disagio, sofferenza e indifferenza che culmina con la separazione e quindi la morte. Altrettanto coinvolgenti sono i capitoli del battaglione penale e della prigionia e sono sempre più convinta che l'autrice sia molto più brava come "cronista" che come autrice di romance. Le parti romance sono davvero stucchevoli e ripetitive, un susseguirsi di scene di sesso condite con dialoghi banali ed eccessivamente melodrammatici.
La vita newyorkese di Tatiana è noiosa come poche cose al mondo.
Troppo buona, troppo caritatevole, troppo angelica, troppo bella, Tatiana continua ad essere un ideale più che una persona verosimile. E ovviamente tutti si innamorano di lei, coerentemente con il cliché per eccellenza del genere. Inoltre è capace di fare qualsiasi cosa, dall'impastare il pane al salvare feriti da morte certa (mentre i medici li danno per spacciati), passando per il maneggiare armi come un veterano, fino all'assurdo di penetrare in un campo di prigionia sovietico e riuscire a far evadere un sorvegliato speciale. Sono disposta a concedere tutta la sospensione dell'incredulità necessaria, ma questo mi sembra davvero un po' troppo oltre. Direi che l'autrice si è lasciata un po' prendere la mano. Peccato.
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