Magazine Cinema

Taverna Paradiso (di Sylvester Stallone, 1978)

Creato il 29 giugno 2012 da Iltondi @iltondi

Nell’immediato secondo dopoguerra, a New York, i tre fratelli Carboni combattono la miseria come possono. Cosmo (Sylvester Stallone) si arrangia con qualche scommessa, tuttavia senza riuscire a guadagnarci un granché. L’occasione d’oro la fiuta grazie alle doti del fratello Victor, bestione un po’ ritardato ma con una forza spaventosa: spunta la possibilità di farlo combattere in incontri di catch con laute cifre in palio, e da lì cominciano a girare i soldi. Taverna Paradiso (di Sylvester Stallone, 1978)

Inizio con dolly, ralenti di una corsa sui tetti e fermo immagine. Canzone d’apertura: Too close to paradise; canta Sylvester Stallone, anche regista (qui al debutto) e sceneggiatore, oltre a essere l’autore del romanzo da cui il film stesso è tratto. Insomma, pare un “one man show”. Nelle vesti di attore, invece Stallone si mette alla pari con Armand Assante (già con lui in Happy days – La banda dei fiori di pesco, i due si ritroveranno anni dopo in Dredd – La legge sono io) e il pugile professionista Lee Canalito, che interpretano rispettivamente i fratelli Lenny e Victor. Una pellicola quantomeno stravagante, pseudodramma sportivo con dialoghi da commedia e qualche connotazione noir (ambiente gangster e musica jazz). I difetti non mancano, ma è un esordio generoso e accorato, sulla scia di Rocky (e non solo per il lottatore protagonista; la colonna sonora è affidata a Bill Conti, che in carriera ha musicato tutti gli episodi del mitico Balboa), eppure Stallone sceglie di stare dietro al ring, stavolta. Qualche momento di pura leggerezza (l’esortazione a tagliarsi i capelli, il vestito rubato al morto, la fissa per gli aggettivi e i sostantivi) stempera ogni volta i toni più seri (per esempio, Lenny che diventa manager senza scrupoli e scherza con la vita di Victor). Curiosa la scelta del catch, quello che ancora non era wrestling, e anzi era tutto botte e poco spettacolo. Da vedere l’ultimo combattimento, infinito, sotto la pioggia, illuminato a intermittenza. C’è spazio anche per un incontro di braccio di ferro (alla Over the top, per intenderci…). Tom Waits recita e canta un paio di canzoni.



Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :