on basta certo una targa per ricordare, per evidenziare cos’è stato quel teatro di posa nella storia del cinema, del mondo, della vita di molti di noi. Il Teatro 5 è immenso, forse il più grande mai esistito, ma in quella immensità una persona riuscì a vivere, a creare, a perdersi meravigliosamente, e il suo “annegare” nell’infinito della fantasmagoria ha reso il nostro paese migliore, ammirato, invidiato dal resto del globo. Federico Fellini, il grande bugiardo, avrà sicuramente sorriso a vedere il sindaco di Roma che il 20 dicembre 2013 dirigeva lo svelamento della targa affissa all’entrata del Teatro 5 in occasione del ventennale della sua scomparsa, avrà certamente sorriso perché tra i tanti presenti l’unico eternamente vivo era ancora lui… Aurelio De Laurentiis, in rappresentanza dei tanti produttori che hanno accolto, finanziato o contrastato i film del regista riminese, si trovava lì nel bel mezzo di questa immensità, forse stupito, forse indifferente, ma di sicuro conscio che un’epoca dorata del cinema italiano se n’è andata per sempre. Oggi non si può più creare come faceva Fellini, e non solo per i costi impossibili… Era un cinema di idee, di invenzioni, di scelte coraggiose, di sfide, un’industria che annoverava grandissimi autori, registi, tutti accompagnati da una generazione di attrici e attori unica, irripetibile, da un numero impressionante di straordinari tecnici, montatori, costumisti, scenografi ecc.. Era un’Italia che esportava il suo cinema ovunque e trionfava incantando le platee di tutto il mondo per la ricchezza, l’originalità, la bellezza della sua potenza creativa, quasi un secondo Rinascimento in grado di manifestare un nuovo linguaggio, una nuova estetica. Fellini era tra quei grandi protagonisti e il Teatro 5 di Cinecittà, la sua casa, rappresenta un monumento più duraturo del bronzo di un’epoca senza eguali. Hanno fatto bene a mettere la targa, avrebbero però dovuto aggiungere quanto lo stesso Fellini mostrava nella sequenza conclusiva di Intervista, riferendosi a quei produttori che si lamentavano sempre perché nei suoi film non c’era mai un finale che inducesse alla speranza: “Ma dammi almeno un raggio di sole!”. Fellini chiudeva il film bisbigliando, “Un raggio di sole? Mah, non so, proviamo”, e un proiettore all’interno del Teatro 5 di Cinecittà gettava un raggio di luce nel buio totale… Quella luce del Teatro 5, inventata da Fellini, non deve spegnersi mai, è una delle ultime luci italiane che può ancora offrirci uno sprazzo di speranza. Non dimentichiamolo.Potrebbero interessarti anche :
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