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Teatro Vascello: Menecmi di Plauto

Creato il 17 marzo 2011 da Apietrarota

Menecmi di Plauto

Equivoci al Teatro Vascello!

con Maurizio Palladino e Alkis Zanis

regia di Memè Perlini

Equivoci al Vascello. Dal 9 al 27 marzo il Teatro romano ospita la commedia plautina “Menecmi” con la regia di uno degli esponenti più rappresentativi dell’avanguardia teatrale italiana di scuola romana, Memè Perlini.

La scelta di voler rispettare il testo originale serva a Perlini a evidenziare l’assoluta attualità di questa movimentata commedia del 3®secolo a.C.

Il titolo Menecmi prende il nome dai due protagonisti principali, due gemelli.

Menecmo I smarrito e rapito in tenera età, si trova a vivere nella città greca di Epidamno; città nella quale giungerà Menecmo II da Siracusa, che da anni viaggia alla ricerca del fratello.

È attorno agli equivoci e alle peripezie scaturiti dall’omonimia e dalla somiglianza dei due che prende forma la storia. Un canovaccio semplice, ma che diverte e strappa qualche risata la pubblico in sala.

Un discorso diretto informale, quello che Plauto avrebbe definito sermo familiaris, è il linguaggio che prevale sulla scena, in particolare nei dialoghi tra i due fratelli e i rispettivi servi. È la figura di quest’ultimi che mantiene alto il ritmo esilarante della rappresentazione.

E se il protagonista dichiarato è Menecmo (o Menecmi), interpretati entrambi da Alkis Zanis, il protagonista “nascosto”, il vero punto di attrazione focale per il pubblico è il parassita Spazzola.

Nella regia del grande Memè Perlini il ruolo è affidato a Maurizio Palladino, che interpreta divinamente questo personaggio; alter ego, per gli studiosi, dello stesso Plauto.

Su di una scena sobria, quasi da “lavori in corso”, si muovono altri personaggi oltre a quelli già citati: una meretrice, una moglie gelosa, un vecchio, un medico e un cuoco.

Altro espediente teatrale plautino mantenuto nel rifacimento del 21® secolo è l’inserimento nei blocchi recitativi di forme meta-teatrali. Si dialoga con la platea, si rompe l’illusione scenica come se si volesse smascherare la finzione teatrale e richiamare alla realtà quegli spettatori che si lasciano travolgere troppo dalla bravura dei commedianti credendoli per un attimo personaggi reali.

L’evento teatrale è fittizio. «E ora, spettatori, a voi buona salute, e a noi un bell’applauso», Massimo Fedele così congeda il pubblico facendosi portavoce della creatività verbale di Plauto.

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