Annunci su annunci, presentazioni, foto sulle testate tutte paraidentiche dello stesso blocco agrario-industriale gerontocratico ultraconservatore cremonese che parla bene degli amici e male dei nemici. Progetto annunciato, progetto consumato e archiviato, sempre così. Presentazione, foto, consumazione dell’evento, cancellazione. È il consumismo dei soliti format che piombano come predatori cerebrali e ti divorano. Spaventoso!
La responsabilità è solitamente della Regione e delle sue ossessioni. Perché allora non ripescare dalle irrequiete acque del lago della memoria un’autonomia locale ormai disperata?
E invece no. Il progettificio non chiude mai. Fabbrica, produci e consuma, consuma e produci. Ma gli occhi restano abbacinati dal tetro resto, l’ineliminata traccia, l’affrescone del mostro con la testa che si rigira e chissà quali terrificanti significati si porta nel ventre, almeno finché l’intonaco non cadrà del tutto sul muro in repellente degrado.
L’opera pittorica, un mostro dal volto ritorto, orna anzi sbianca un muro dal profilo ostile, come di bastion pugnace. C’era un’idea, un qualcosa di vivo, un cuore pazzo ma palpitante. Rimane un cadavere d’immagine. Perché, o comune, tanto tormenti i concittadini tuoi? Pare che la belva sia il prodotto della precedente amministrazione: il progettificio però ha accelerato il ritmo e ricorda ormai “Tempi Moderni” di charly chaplin.

