Thanaka e betel in Myanmar sono un must, non li si può ignorare. La tenera corteccia dell'albero di thanaka (Linoria acidissima) che cresce nelle foreste del centro del paese, viene macinata su una pietra con poca acqua e usata come pasta per il viso. In tutti i mercati trovi sempre banchetti di donne che vendono pezzi di tronco di quest'albero, morbido nel suo interno da miscelare con l'acqua. Non gli uomini, ma donne e bambini ne fanno un larghissimo uso.
Spandersi del thanaka sul viso, guance e fronte in particolare, pare abbia molteplici proprietà sia di tipo estetico che medicamentoso. Funge da tonico per la pelle e la mantiene elastica perché è astringente, protegge dai raggi solari ( notoriamente solo noi occidentali amiamo l'abbronzatura, gli orientali la rifuggono) e viene considerato un maquillage ornamentale. E' soprattutto in occasione di feste e cerimonie che esplode la fantasia creativa delle donne birmane. Per il betel c'è da fare tutto un altro discorso, francamente meno entusiasmante. Le foglie di questa piperacea rampicante perenne sempreverde sono bellissime, niente da dire, e nei mercati non vengono solo vendute a mazzetto come il prezzemolo o il basilico, ma anche sistemate a corolla in presentazioni di grande effetto estetico. (Alex, che se ne intendeva, passava le ore a scegliere le foglie più belle e più fresche). E' da tempi antichissimi che in tutto il sud est asiatico e non solo (so che in Yemen per esempio se ne fa un grande uso) si masticano foglie di betel con noce di areca (che assomiglia alla noce moscata) e la miscela avrebbe anche valore simbolico e cerimoniale. Persino in Papua Nuova Guinea pare che le famiglie se lo coltivino nei giardini ed orti di casa. Alle foglie di betel vengono attribuiti molti poteri, sarà l'aspirina locale, e ogni paese le adopera per mali diversi: pezzi di foglia tostati sulle parti dolenti avrebbero effetto antalgico, contro i morsi della fame, il mal di testa, il mal di gola, la stitichezza, l'artrite, il mal di gola, il mal di denti, antisettico, perfino l'allattamento.....
I birmani preparano un tritato di calce spenta, noce di areca e tabacco (l'uso di quest'ultimo si è aggiunto molto più tardi, in epoca coloniale) e ne fanno un'involtino con la foglia che poi si tengono in bocca per ore interminabili. Lasciamo perdere la guancia spesso gonfia e il continuo masticare, in fondo noi facciamo parimenti con la cicca in bocca, quello che è terribile sono i denti rovinati e soprattutto la colorazione rosso intenso che assumono. Dulcis in fundo ci sono le sputate: la noce di areca favorisce la salivazione e i consumatori di betel sputano spesso. Tutti i pavimenti e selciati di Birmania sono chiazzati di irregolari orribili macchie rosse, tranne a Rangon dove è stato proibito (nella capitale ci sono diverse proibizioni, per esempio anche andare in motorino). Lo so che io, sempre con la sigaretta in bocca, farei meglio a stare zitta, ma il betel proprio non mi piace. Ne discuto con la mia amica nizzarda Claude che è mezza vietnamita e lei mi racconta i suoi ricordi, che la sua nonna cioè faceva grande uso a Saigon di betel, tutti in Vietnam, e per ovviare al problema dei denti rossi se li faceva laccare di nero. Cosaaaa? i denti laccati di nero? e il "sorriso che più bianco non si può" dove lo mettiamo? D'accordo le scultoree anatre laccate che ho fotografato all'aeroporto di Bangkok, ma i denti laccati non è possibile! Si che è possibile, questa pratica che ora tende a scomparire era presente in Vietnam principalmente nelle campagne. Alla pubertà i denti venivano laccati di nero con un misto fatto di saké, limatura di ferro, aceto, estratto di piante. La laccatura permetteva di rinforzare la dentizione e nascondere le macchie rossastre-nerognole causate dalle cicche di betel. Era una grande civetteria laccarsi i denti!!! Purtroppo Claude non ha nessuna fotografia della sua nonna che sorride, ma su google ho trovato questa. Una nuova idea per la moda?
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