The Alphabet Killer (di Rob Schmidt, 2008)

Creato il 18 marzo 2012 da Iltondi @iltondi

Megan Paige (Eliza Dushku), agente della polizia nella cittadina di Rochester (Stato di New York), indaga sugli omicidi di quello che ormai viene soprannominato “Il killer dell’alfabeto”, poiché uccide ragazzine i cui nomi e cognomi cominciano con la stessa lettera e che vengono ritrovate cadaveri in località con la medesima iniziale. Gli spiriti delle vittime iniziano a perseguitarla, mentre il serial killer è ancora in circolazione. 

Ispirato agli omicidi realmente avvenuti a Rochester negli anni 70 ad opera del vero Alphabet Killer (mai catturato né identificato), avrebbe in teoria le carte in regola per essere un film interessante, se solo ci trovassimo di fronte a una sceneggiatura scritta secondo i crismi del genere thriller. Fin dall’inizio la pellicola si arena sulle allucinazioni della protagonista (visioni orrorifiche di seconda serie, che ricordano un po’ troppo quelle di The ring), la pur bella Eliza Dushku (americana di origini albanesi), riunita al regista Rob Schmidt dopo Wrong turn (2003). Il depistaggio che allontana i sospetti dal vero assassino può anche dare la parvenza di essere ben congegnato, ma sono troppi i potenziali colpevoli che appaiono durante lo snodo della vicenda, e ciascuno di essi non viene approfondito abbastanza nella caratterizzazione. Rispolverate vecchie promesse come Timothy Hutton (Oscar per Gente comune, anno di gloria 1981), ripescati dal cilindro attori mai esplosi del tutto come Cary Elwes (mi piace ricordarlo per i suoi film demenziali, quando pesava diversi chili di meno, Hot shots! e Robin Hood: un uomo in calzamaglia) e riproposti cattivi d’eccezione come Michael Ironside (Atto di forza) e Tom Noonan (Manhunter). Ma la storia rimane quello che è: un incrocio fra thriller psicologico e horror decisamente poco riuscito. Anche il finale si perde in questa nebbiosa direzione.



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