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Trama: un uomo e una donna decidono di sottoporsi ad un particolare rituale thailandese, dove i vivi celebrano un "finto" funerale arrivando persino a chiudersi in una bara per ingannare la morte e propiziare così la buona sorte. Ovviamente, entrambi vedranno i loro desideri esauditi ma si troveranno anche a dover affrontare degli spiacevoli effetti collaterali...
The Coffin è una bella camurria, una di quelle che meriterebbe per l'appunto di essere vista dall'interno di una bara, giusto per morire di noia ed essere già nel posto più consono. Pur essendo basato su uno spunto interessante e, per quanto weird, reale visto che l'usanza dei "funerali per viventi" esiste davvero in Thailandia, il film si ammoscia dopo nemmeno dieci minuti e si riconferma l'ennesima brutta copia di horror asiatico derivato da The Ring: vai di mostrA dai lunghi capelli neri, la faccia gianca cumme in papé e stavolta persino senza bocca, giusto per non farsi mancare nulla, che spunta quando meno te lo aspetti dagli anfratti più oscuri di camere, armadi etc. Ovviamente, QUANDO e SE ha voglia di spuntare perché la si vedrà, assieme a un altro amichetto insanguinato, sì e no quattro volte in tutto il film. E tutto il resto, come diceva la bonanima di Califano, è noia e non ho detto gioia, quando addirittura non si parla di idiozia, come accade nell'"emozionante" twist finale (mi ero addormentata, ho capito che c'era stata una rivelazione scioccante/importante, ho mandato indietro il film, mi sono RI-addormentata, ho RI-mandato indietro finché alla fine ho capito. Era meglio se dormivo).
Tolto l'insignificante elemento horror/buh!, cosa rimane di The Coffin? Lunghissimi momenti di stasi in cui attori espressivi quanto una parete spoglia cercano di capire che diamine stia succedendo o parlano del più e del meno cercando di allungare la broda. Tra fidanzate in coma, amiche del cuore, matrimoni che saltano, sedicenti esperti di paranormale, becchini e quant'altro gli sceneggiatori non si sono nemmeno impegnati a rendere la faccenda contorta come spesso accade negli horror asiatici, perché anche l'escamotage delle due storie "apparentemente" scollegate tra loro acquista un senso (almeno agli occhi dello spettatore scafato) praticamente dopo 5 minuti dall'inizio della pellicola. E se volete un'opinione su regia e fotografia, che di solito sono quelle che rendono simili film, per quanto magari risibili nella trama, dei piccoli gioielli, sappiate che The Coffin sembra girato sott'acqua. E' tutto blu. Sembra la canzone degli Eiffel 65. Siccome la maggior parte delle recensioni che ho letto sul film non spiega il motivo di questa scelta stilistica e io sono una stronza puntigliosa anche per le cose che non mi sono piaciute, ho scoperto forse il perché dell'uso di questo colore, che nei paesi asiatici dovrebbe indicare l'immortalità e in Corea in particolare (The Coffin è una coproduzione Sud Coreana, Thailandese, Americana e Singaporiana) il lutto. Tutto torna, quindi... ma non per questo consiglierò la visione di questo trionfo bluastro di martellate sui marroni.
Ekachai Uekrongtham è il regista della pellicola. Ne ha dirette altre tre ma, giustamente, non ne ho mai sentita nominare nemmeno una. Thailandese, anche sceneggiatore e produttore, ha 51 anni e un film in uscita.
Tra gli attori, segnalo la presenza di Ananda Everingham, che aveva già partecipato allo Shutter originale, nei panni del protagonista Chris. Detto questo, non saprei proprio cosa consigliarvi di guardare dopo The Coffin, anche perché sfido chiunque a farselo piacere! ENJOY!
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