Magazine Cinema

The flowers of war – Zhang Yimou

Creato il 16 luglio 2013 da Maxscorda @MaxScorda

16 luglio 2013 Lascia un commento

The flowers of war
Zhang oggi e’ indiscutibilmente uno dei simboli dell’imminente sorpasso della Cina sul resto del mondo, un regista capace di mettere in riga gran parte della cricca hollywoodiana e guardare direttamente negli occhi le punte di diamante del cinema mondiale.
Film geneticamente pensato per essere internazionale, resta profondamente cinese nel racconto e nella sensibilita’ narrativa.
Il "massacro di Nanchino" del 1937 tempo e luogo della vicenda, e’ una ferita ancora aperta nella storia recente, causa di dissidi e discussione che permane tra Cina e Giappone.
Christian Bale e’ un becchino straniero in terra straniera, un trafficone cinico e superficiale che nel bel mezzo di uno spaventoso ed ingiustificabile massacro, cerca ancora un modo di fare soldi. Finira’ a difendere un gruppo di educande barricatesi dentro un monastero cattolico, unico adulto tra tutti e l’arrivo di un nutrito gruppo di prostitute sara’ l’inizio di una storia di donne, straziante e dolcissima.
Pochi sanno ritrarre l’universo femminile come Zhang Yimou. Egli ribalta la visione classica della donna attraverso forza che diviene bellezza e nel computo delle sue indimenticabili interpreti, Gong Li a perenne modello, in "The flowers of war" il regista presenta la nuova stella Ni Ni, un esordio stratosferico, una interpretazione che vale il proseguo di una carriera che si prospetta fenomenale.
Non e’ certo da meno l’altra protagonista Xinyi Zhang ma davvero, e’ una gara di bravura e bellezza tra tutte. 
Popolando la storia con gruppi in antitesi, educande e prostitute in realta’ racconta di quanto le loro esistenze siano solo in apparenza inconciliabili, rivela forza di Donna che prescinde eta’ e condizione.
Bale, tra i migliori attori di sempre, e’ l’interprete perfetto per incarnare l’idea che e’ la vita a farti indossare certi abiti ma e’ il coraggio a farli meritare. La trasformazione da furfante a eroe del resto e’ una manifestazione della grazia delle donne e dell’abominio della guerra. Gia’, la guerra.
Le sequenze di guerriglia urbana appaiono mutuate direttamente da Spielberg e il suo "Salvate il soldato Ryan", meno effetto documentaristico ma montaggio serrato e slow motion che sottolinea ed evidenzia ma il punto cruciale non e’ il conflitto in se’, quanto l’orrore scaturito dalla mancanza di regole.
Se nella prima parte la battaglia assume toni epici e gloriosi, e’ quando si perde il controllo e la dignita’ si spegne con l’arroganza dei vincitori, allora e’ li’ che la guerra diviene vera ed orrenda tragedia.
Zhang torna dopo l’esordio "Sorgo Rosso" a trattare l’invasione della Cina da parte dell’esercito giapponese e non fa sconti alla storia ancora oggi molto controversa.
Infine qualche difetto invero c’e’. Talvolta il regista si sofferma su certi particolari, correndo su altri degni di piu’ attenzione. Per qualche strana ragione ci viene anticipato il finale quando in realta’ poteva essere utilizzato per cio’ che poteva essere un grande momento di tensione, bruciando senza un perche’ il pathos.
Si potrebbe anche obiettare che certe trasformazioni dei protagonisti siano eccessive e poco credibili ma credo invece nell’intento di esaltare lo spirito umano oltre le apparenze, voler evidenziare come la vera natura di ognuno emerga potente quando il caos dell’esistenza lo richiede.
Un suo film ancora una volta imperdibile, forse troppo per il nostro cinema e percio’  irreperibile, che da il senso della grandezza di Zhang.

Scheda IMDB


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :