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The National – High Violet

Da Figurehead @figureheadblog
the national high violet cover

Se é vero che Rough Trade é uno dei motivi per vivere a Londra anche le offerte di Fopp danno una bella mano a tutti i musicofili londinesi.
Dato che da Fopp é possibile portarsi a casa CD appena usciti a 5 pound o poco di piú spesso capita che un regalo di compleanno si trasformi un trittico di CD per la felicitá del destinatario.
In questo caso il fortunato festeggiato si é beccato oltre a Wild Nothing quello che, a mio parere, é l’album del 2010 ovvero: High Violet dei The National.

Le 11 canzoni che compongono l’album si susseguano in una scaletta di rara compattezza. Durante l’ascolto non ci sono momenti di stanca e si susseguono invece momenti di intensa e grande musica.
Io personalmente conto 5 capolavori o quasi che uniti ad un’altra manciata di grandissime canzoni rende High Violet, mio modestissimo parere, l’album meglio suonato e piú coerente del 2010.
La traccia iniziale di qualsiasi album vale triplo, é la prima e fondamentale impressione che si ha dell’album, High Violet di apre con Terrible Love giusto per metter in chiaro tutto dall’inizio.
La canzone si schiude piano piano in un crescendo di “rumore” dove tutto é perfettamente al suo posto, la salda melodia e la voce baritonale tipica di Berninger come un alchimia trasformano il tutto in oro: prima perla.
Saltando 3/4 tracce, cosa che ascoltando l’album non farete, arriviamo a 4 canzoni che, messe una dietro l’altra, sono un biglietto per giro di emozioni da montagne russe.
Si inizia con la batteria cadenzata di Bloodbuzz Ohio che dopo 20 secondi di intro lascia il posto alla canzone forse piú significativa dell’album.
In poco piú di 4 minuti c’è tutto, una melodia di quelle che ti infilano come un chiodo nel cervello e “valle a levare”, un suono semplice, pulito che rimane chiuso e di apre solo quando necessario compatto come il muro di cinta di una prigione: capolavoro!!
Mentre siete ancora storditi vi arriverà addosso Lemonworld.
Praticamente una canzone voce e batteria una linea melodica cosí scarna e perfetta che immagino essere frutto di qui tempi morti durante una session in sala prove quando si gioca con la musica e si capisce di avere trovato un tesoro.
Dopo due pezzi con ritmo e batteria sugli scudi arriva una boccata d’aria da pelle d’oca con Runaway. Poco da dire canzone leggera con la voce impareggiabile di Matt che si sdraia a proprio agio su un letto di suoni da brivido.
Per finire l’ultimo schiaffo di bellezza con Conversation 16 la canzone che sto cantando sotto la doccia negli ultimi mesi, la canzone del 2010!
Anche qui non spreco parole come canta Mr. Berningeral minuto 2 “..everything means everything…”, una pennellata alla Picasso.
Scusate se mi sono dilungato ma questo è un album di quelli che non se ne vedono tanti.
Trovatelo, compratelo, ascoltatelo e come se fosse un vinile od una MC: consumatelo!!

Articolo ideato e scritto da Virgilio Luchi

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