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The Theatre Bizarre

Da Omonero

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cast: Udo Kier – Tom Savini – Virginia Newcomb – Catriona MacColl - André Hennicke - Suzan Anbeh - Debbie Rochon - Lena Kleine - Kaniehtiio Horn - Guilford Adams - Lindsay Goranson
regia: Jeremy Kasten - Richard Stanley - Buddy Giovinazzo - Tom Savini - Douglas Buck - Karim Hussain - David Gregory
soggetto e sceneggiatura: R. Stanley – S. Amaris – E. Ranzani – B. Giovinazzo – J. Esposito – D. Buck – K. Hussain – D. Gregory
musica: S. Boswell – S. DiBona – P. Marchand – M. Raskin
durata: 114 min
INEDITO


Sei storie ed un filrouge che le unisce; un narratore ed un’unica spettatrice.

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Theatre Guignol di Jeremy Kasten
Enola giovane artista (Virginia Newcomb) è nevroticamente ossessionata dal teatro in disuso che vede dalla finestra di casa sua e quando una notte si accorge delle luci dell’insegna accese non resiste e, irresistibilmente attratta, entra dentro la costruzione abbandonata. Al suo ingresso il teatro comincia ad “animarsi”; sul palco appare un imbonitore meccanico (Udo Kier) che inizia a raccontare storie filosofeggiando sul senso della vita e sulla morte per un pubblico composto solo dalla giovane e fantocci come lui.

The Mother of Toadsdi Richard Stanley

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Una giovane coppia di americani in vacanza in Francia gironzola per il mercatino di un paese di montagna. Su una bancarella l’uomo, paleontologo ed occultista dilettante, riconosce degli oggetti che per forma e fattura richiamano la simbologia del culto degli Antichi. La vecchia venditrice (Catriona McCall) afferma che sono autentici e che il pantheon creato da Lovecraft è reale e non frutto di fantasia, tanto è vero che lei stessa è in possesso di una copia del mitico Necronomicon. La ragazza non sembra interessata alla cosa e preferirebbe continuare a fare shopping e poi rilassarsi in un resort, mentre l’uomo vorrebbe andare nella casa della vecchia per consultare il tomo, così, dopo una lite i due si dividono e quando si rincontreranno sarà in modo drammatico e raccapricciante.
Valida l’atmosfera, debolissima e vuota la storia (e l’hanno scritta in tre) e Lovecraft con il suo Necronomicon ci sono stati infilati a forza dentro.

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I Love you di Buddy Giovinazzo
Crisi di coppia in quel di Berlino. Lui (André Hennicke) passivo, ossessivo e possessivo; lei (Suzan Anbeh) semplicemente un po’ mignotta.
Ambientazione in interni, dialoghi pacati ma inquietanti che scorrono sul filo di un crescente disagio emotivo. Già si sa come andrà a finire, ma quando arriva il momento e i nodi vengono al pettine il colpo va comunque a segno. Un buon prodotto.

Wet Dreams

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  di Tom Savini
Altra coppia che scoppia. Questa volta è lui (James Gill) ad essere uno sciovinista e puttaniere incallito e la moglie (Debbie Rochon) ne subisce le vessazioni e la violenza. Ma il karma è come un boomerang e l’uomo è tormentato da incubi a sfondo sessuale dove la castrazione è di routine, problema di cui non riesce a liberarsi nonostante la consulenza del suo psicologo (Tom Savini). Presto il marito infedele scoprirà che quelli che per lui sono incubi sono i sogni di un’altra persona.
Savini s’incarta un po’ con la trama, pastrocchiando con l’onirologia e la psicologia spiccia, comunque il prodotto è godibile e scorrevole.

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The Accident di Douglas Buck
Una madre (Lena Kleine) cerca di spiegare alla figlia (Mélodie Simard) il significato della morte, e lo fa attraverso il senso della vita. Calibrato, malinconico, ponderato. In un paio di punti ci si commuove.
Fotografia e musica accentuano il valore di questa short-story.

Vision Stains di Karim Hussai

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Un’artista technomante è a caccia di storie. Si procura la vita degli altri per iniettarsela e farla sua, autoproclamandosi custode dell’esistenza umana e divenendo una tossicodipendente di vissuto. Questo finché non si spinge troppo oltre alla ricerca del significato della vita stessa. Teologicamente un po’ confuso, ma d’impatto.

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Sweetsdi David Gregory
Ancora un amore infranto. Greg (Guilford Adams) ed Estelle (Lindsay Goranson) hanno vissuto momenti intensi e dolci durante il loro rapporto basato sul feticismo culinario, ma l’idillio sembra ormai finito e l’incantesimo allo zucchero infranto. Ma Estelle sa già come utilizzare le prosperose rotondità dell’ex. Splatter, grottesco, frattaglioso ed ironico. Ottimo cul de sac per il film.
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Una gradita sorpresa quella di “The Theatre Bizarre” accentuata dal fatto che tenevo il film in archivio da un bel po’, senza decidermi a vederlo fino quasi a scordarmene poi, ieri sera, curiosando tra decine di film in “attesa di visione” è saltato fuori. Un film che non sbandiera grandi pretese e quindi non delude le aspettative; con le sue debolezze (l’episodio filrouge ha un che di banalotto e lo script di “Mother of Toads” sembra scopiazzato da un episodio di Piccoli Brividi), ma che sorprende per le inaspettate artigliate che infligge raccontando orrori quotidiani (“I Love You” e “Sweet Dreams”), arrivando ad essere riflessivo ma non noioso (“The Accident”) senza negarsi una macabra risata ironizzando su bulimia e antropofagia (“Sweets”).
E non posso negare il piacere di aver rivisto sulla celluloide Catriona McCall, una delle attrici feticcio del buon Fulci e le “solite facce rassicuranti” del cinema horror come Udo Kier e Tom Savini.
Birra e Bruschetta e tv in balcone.

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Archiviato in:CINEMA, INEDITI Tagged: Cthulhu, grotesque, H. P. Lovecraft, mad...mad...mad!, mistery,, mixer, oltre la follia, psychorror, splatter/gore

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