Magazine Diario personale

Tinderella Man

Da Big @matteoaiello

Matte vi odia tutti.
A prescindere che voi siate uomini, donne o bambini, Matte vi odia.

Era da talmente tanto tempo che non scrivevo che mi ero dimenticato le credenziali di accesso di WordPress.
La voglia è poca e questa non è una novità.
Di idee ne ho ancora meno. Questo invece è preoccupante.
Mi sembra di essere De Luigi in Happy Family (se non lo avete visto guardatelo!): “Vorrei scrivere un film. Meglio, un film d’autore. Che però incassi. Mancherebbe l’idea, ma… fa niente….“.

Avevo iniziato questo post un paio di mesi fa e l’avevo lasciato lì. Incompiuto come l’ultimo Requiem di Mozart. Lo spunto per finirlo mi è stato dato da una conversazione avvenuta sabato pomeriggio in centro con un tipo (che riporterò tra qualche giorno dato che l’argomento, essendo molto personale, richiede una ben più accurata revisione).
Viviamo in un momento storico che definirlo paradossale mi sembra riduttivo. Non mi sto riferendo alla politica, alla crisi e ad altre “cazzate” simili (notate bene che l’ho scritto tra virgolette, ovvero in tono ironico), ma al fatto che oggi teniamo molto più in mano uno smartphone rispetto al nostro membro. Eppure, dai discorsi che sento a giro, sia maschili che femminili, sco*are sembra essere di una facilità disarmante.
E’ logico che quando mi hanno detto di Tinder mi sia venuto da pensare.
Per prima cosa: che cos’è Tinder?
Per coloro che non lo sapessero, Tinder è un app partorita dalla segaiola mente di sei cervelloni della University of Southern California nel 2012. Da noi è arrivata dopo due anni (tempistica standard per raggiungere il terzo mondo), anche se il boom lo ha fatto dopo che alcuni atleti confessarono ai media che nel villaggio olimpico alle Olimpiadi Invernali di Sochi, la usassero per “socializzare”.
Sì, avete capito.
Tinder serve unicamente per sco*are, anche se gli americani, che io amo alla follia ma che sono dei gran paraculi con il doppio del nostro finto buonismo, hanno camuffato il vero scopo di questo social network con la parola dating. Appuntamento.
Entriamo nello specifico: come funziona?
Semplice. Basta scaricarla, entrare con il proprio account di Facebook da cui verranno prese le foto e, cosa fondamentale, è importantissimo registrare la posizione. Quando tutto è pronto, il matchmaking farà apparire sul monitor dello smartphone, una serie di profili a cui bisognerà mettere mi piace o non mi piace. Un po’ come in Facemash. Se mettete mi piace ad un profilo a cui lei (o lui) ha a sua volta messo mi piace al vostro, come per incanto vi apparirà una schermata identica a quella dell’immagine di inizio post per poter iniziare ad interagire.
Sì, Tinder è la cosa più trash che esista e il destino ha voluto che l’abbia scaricata proprio durante un trash al Pallaio, non prestandoci però particolare attenzione dato che il mio iPhone finì subito tra le mani di Ricca che cominciò a mettere i mi piace a qualsiasi immagine gli si presentasse davanti.
Durante le 4 ore di cazzeggio in veranda, soltanto una ragazza corrisponde il mio, suo (inteso di Ricca), gradimento. Di carino, almeno dalla foto, aveva ben poco.
Passano i giorni, le settimane e i mesi e Tinder finisce nel dimenticatoio, fino a quando una sera, mentre sto cancellando le app inutili, mi ricordo di avercela.
Così, provo a dargli un’altra poco convinta possibilità, camuffata da esperimento sociale.
Per prima cosa cambio la foto profilo. E’ gia successo che una tipa credesse che fossi Bruce Springsteen invece che quello accanto e per non creare fraintendimenti decido di mettere l’unica foto in cui sono venuto bene. Inoltre sono con le cuffie e il microfono davanti. Per la famosa regola della virgola, l’ effetto “showman” è una sicurezza.
Inizio a guardare.
Le prime venti le boccio senza pietà.
Penso: “caxxo Matte, devi fare un esperimento sociale. Non puoi entrare sempre in scivolata sul malleolo alla Pasquale Bruno dei tempi migliori”.
Decido quindi di instaurare un paio di regoline che diano un criterio al mio esperimento. Si sa, una vita senza regole che vita è!

  1. Capelli corti (che per chi non lo sapesse, sono una delle mie passioni, specialmente se modello Natalie Portman post V per Vendetta): Prima di mettere mi piace fai attenzione al viso. Non tutte le donne se li possono permettere.
  2. Duck face o altre espressioni dove si credono buffe e simpatiche (quando in realtà sembrano ritardate e forse lo sono per davvero): bocciata senza appello.
  3. Foto di gruppo: bocciata perché mi fa perdere troppo tempo nel guardare altre foto.
  4. Sembra troppo figa: 9 volte su 10 è un fake, quindi perdi tempo e controlla le altre foto.
  5. Cani, gatti o altri animali nella foto profilo: bocciata anche se fosse Charlize Theron. Magari non proprio Charlize Theron, ma ci siamo capiti.
  6. Poppe grosse: mi piace A PRESCINDERE.

Le regole ci sono.
Adesso posso iniziare a fare sul serio.

Si.
No.No.
No.
Si.
Si.
No.
No.
No.
Si.
No.

Sono sorpreso perché il livello estetico è abbastanza alto e mi chiedo il perché una bella ragazza debba usare Tinder quando potrebbe benissimo uscire di casa, alzare la mano, dire: “scusate, c’è qualcuno che mi tromba?” e scegliere quello che le piace di più. Mi chiedo anche come mai tutte queste bambine belline siano single, fino a quando Tinder mi propone una ragazza che conosco ed è fidanzata da una vita….
Il primo giorno passa senza che nessuna, e ribadisco NESSUNA, ricambi il mio mi piace.
“Matte, sei sempre troppo selettivo! Te e le tue maledette regole”.
Anche il secondo giorno niente.
Lo stesso per il terzo.
Vi ricordate il post sul culo degli altri? Ovvero quelle situazioni che capitano a tutti tranne che a te? Ecco, Tinder ne è un esempio lampante. Perché da quello che ho letto e dai discorsi che ho sentito, la percentuale di NON scopata è dell’1%. Così come lo era sull’indimenticabile C6 (pensate che c’è chi si è addirittura sposato…), poi lo è stato, e credo lo sia tutt’ora, su Badoo, su Facebook e via dicendo.
Animali da social network. Quelli che se lo fanno più a punta di un H2 della Staedler. Veramente una splendida razza.
La cosa fantastica è che sono stato l’1% anche nel mondo non virtuale. A Firenze c’è una tipa che l’ha ammollata al 99% dei ragazzi che ci hanno provato. A me ha fatto spendere quasi 90€ di ricarica telefonica in tre settimane, per poi dirmi che avevo frainteso (prometto che prima o poi scriverò anche di lei, anche se sarebbe come sparare un’altra volta sulla folla disarmata come a Derry nel ’72).
Capisco che l’esperimento è destinato a fallire, ma non mollo. Continuo impavido per altri tre giorni. Il risultato però non cambia di una virgola.
Il settimo, invece di riposarmi come quel famoso personaggio del fantasy più venduto nella storia dell’editoria, faccio l’unica cosa intelligente che posso fare, ovvero chiudo tutto e ricomincio a giocare a Football Manager 2015, che tra l’altro, dopo anni sempre identico, è stato un minimo cambiato.
C’è grossa amarezza.
L’ esperimento è fallito nel peggiore dei modi.
Forse perché non funziona più nemmeno la regola della virgola.
Forse perché dalla foto si capisce che sono un nerd disadattato, il cui unico scopo è quello di lanciare molotov contro il decadentismo (quello vero, altro che La Grande Bellezza) della razza umana.
Forse perché sono troppo vecchio per queste stronzate (cit. detective Roger Murtaugh).
Però, per dirla alla Vasco, c’è qualcosa che non va.
Io lo so cosa.
Come avevo scritto all’inizio, il tipo che ho incontrato in centro mi ha fatto pensare ed è arrivato il momento di sfatare certi miti e certe leggende.
Stay connected…

ps. volete prima che scriva qualcosa su Fiorentina-Juventus o vi basta quello che ho già scritto??


Archiviato in:Uomini e Tope Tagged: esperimenti sociali, internet, sesso, social network, tinder

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