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Toccabili (Infanzia Sperduta #4)

Da Luca.sempre @lucasempre_

Una storia Americana

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Siamo arrivati alla fine di questo viaggio inaspettato e per certi versi inquietante.

Nei precedenti post ti ho parlato degli [oggetti] e dei [luoghi] che secondo me definiscono il concetto d’infanzia (s)perduta.

In quest’ultimo articolo voglio chiudere il cerchio e ri-mettere al centro del villaggio proprio loro, i veri protagonisti di tutto. I bambini.

Da sempre considerati le creature pure e innocenti per eccellenzaintoccabili, appunto – qui invece ti parlerò dei bambini (in)toccabili.

Viaggerai a tutta velocità fra:

  • Letteratura
  • Cinema
  • Fotografia

E ti ritroverai faccia a faccia con:

  • Bambini Abusati
  • Bambini Bruciati
  • Bambini Crocifissi
  • Bambini Isolati

Non sarà una storia che dimenticherai presto.

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# Letteratura dei [sotto]titoli

Questa storia inizia con la settima arte, il cinema.

Prima, però, devo fare una premessa. Necessaria. Perciò spalanca bene gli occhi e smettila di fare trecento cose contemporaneamente, ok?

Dunque. Hai presente il faccione con gli occhiali che ho infilato all’inizio di quest’articolo? Il primo piano di quel signore col sottotitolo che lascia intendere di trovarti di fronte una persona aperta e altruista?

Bene. Da qualche anno a questa parte mi diverto a isolare i [fotogrammi] delle pellicole che più mi colpiscono, meglio ancora se accompagnati dai sottotitoli che passano sullo schermo in quel preciso istante.

Una volta isolata l’immagine e il suo sottotitolo, la rielaboro al computer col fotoritocco e mi metto lì ad osservarla. In silenzio. 

E sai perchè?

Perchè rappresenta per me un modo diverso di guardare (e pensare) al cinema.

I nuovi fotogrammi ottenuti hanno su di me un effetto fortemente straniante (come l’immagine di apertura e le altre che seguiranno).

Mi scuotono nel profondo. Mi costringono a guardare e guardare e guardare ancora.

Così, negli ultimi tempi, ho cercato d’indagare con sempre maggior interesse il rapporto esistente fra [fotografia], [arte digitale], [cinema] e [letteratura dei sottotitoli].

Sto ragionando anche sul fatto di realizzare alcune installazioni di grande formato. Non so. Vedremo che ne esce fuori.

Ad ogni modo questa breve premessa era necessaria per introdurre le immagini che seguiranno, ottenute appunto isolando fotogrammi e sottotitoli dal film Una Storia Americana (in versione originale: Capturing the Friedmans)

Prima, però, è giusto che tu sappia qualcosa in più sulla pellicola.

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# Bambini Abusati

Nel 2003 ho scoperto per caso questo film-documentario basato su un fatto di cronaca realmente accaduto nell’America degli Anni 80.

Una storia americana

Fatto: il 26 novembre 1987 la polizia di Long Island irrompe nella casa dei Friedman. 

Papà Arnold e suo figlio Jesse (il più piccolo) sono accusati di pedofilia e atti di violenza perpetrati durante i corsi di informatica che si tengono proprio a casa Friedman.

La scena della cattura venne immortalata in diretta televisiva da alcune telecamere. Padre e figlio assieme: una novità assoluta per l’epoca (vuoi perchè in questo caso i mostri sono due, vuoi perchè sono anche imparentati in modo molto stretto).

Anni dopo, al regista indipendente Andrew Jarecki viene in mente di girare un film-documentario proprio su questa storia.

Così si mette a lavoro e fa un po’ di cose, tipo:

  • Intervistare gran parte dei bambini coinvolti.
  • Fare quattro chiacchiere con David Friedman - un clown all’epoca molto noto – oltre che figlio di Arnold e fratello maggiore di Jesse.
  • Raccogliere i filmini amatoriali che Papà Friedman era solito girare dentro le quattro mura domestiche per immortalare la vita (dis)funzionale della sua famiglia – cene, compleanni, litigi, festicciole – per poi sbatterli nella pellicola assieme ad alcune testimonianze sulla vita dei Friedmans recuperate qua e là fra parenti e vicini di casa.

Risultato?

L’alternanza di interviste e filmini casalinghi – che nella pellicola si mescolano alla feroce campagna diffamatoria portata avanti dai media dell’epoca – alla lunga ti disorienta e ti toglie alcune certezze che sembravano assodate.

Una storia americana

Terminato il film non sai più a chi – o a cosa – credere. Alla verità dei filmini o alla verità delle presunte vittime? All’evidenza delle prove o al complicato gioco di specchi costruito ad arte dal regista?

La prima volta che ho visto Una storia americana rimbalzavo ogni due minuti dall’assoluta certezza della colpevolezza dei Friedmans al persistente dubbio che fossero molto meno mostri di quanto l’opinione pubblica americana li avesse dipinti all’epoca.

Considero questo straordinario film una perla assoluta del nuovo filone docu-fiction, filone che vedrà poi in Michael Moore (Bowling For Columbine, Farenheit 9/11) il suo esponente principale e di maggior successo – non dimenticando il recente Leone d’oro come Miglior Film assegnato al Festival di Venezia 2013 al documentario di Gianfranco Rosi Sacro GRA.

Una storia americana

Concludo questa “storia americana” con alcune date e dati:

  • “Capturing the Friedmans” vinse il Gran Premio della Giuria al Sundance Festival del 2003 ma purtroppo mancò (che dio abbia in gloria i giurati) il Premio Oscar 2004 nella categoria Miglior Documentario.
  • Papà Friedman morì in prigione nel 1995.
  • Suo figlio Jesse uscì nel 2001 dopo aver scontato 13 anni di carcere.
  • Il noto pagliaccio David Friedman continua a mascherarsi alle feste dei bambini. E a negare la colpevolezza di suo padre e suo fratello.

Chiudo questa sezione con una sequenza di 5 fotogrammi che vedono come protagonista proprio lui, il celebre pagliaccio David Friedman.

Credo non ci sia bisogno di aggiungere altro.

Una storia americana

Una storia americana

Una storia americana

Una storia americana

Una storia americana

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# I Bambini Bruciati d’America

Mi piacciono le scoperte.

Soprattutto mi piace scoprire le cose prima che a farlo siano gli altri.

    • Nella musica, quando gruppi semi-sconosciuti pubblicano il loro debut album e già al primo ascolto capisci che arriveranno da qualche parte – salvo poi perdersi del tutto e cominciare a pubblicare cagate. Vedi Editors, Interpol, Trust, White Lies.
    • Nel cinema, quando registi talentuosi girano il loro primo film indipendente e già dopo dieci minuti ti rendi conto di avere di fronte qualcosa che lascerà il segno. Vedi appunto il docu-film sui Friedmans di cui ti ho appena parlato.
    • Nella letteratura, quando piccoli editori indipendenti (e illuminati) danno alle stampe libri che non vinceranno mai il Premio Strega o un passaggio sul Daria Bignardi Show ma già dopo le prime 50 pagine ti accorgi che di libri così ce ne vorrebbero di più tra gli scaffali delle librerie (analogiche e non).

È il caso appunto di Burned Children of America, raccolta di racconti pubblicata per la prima volta in Italia nel 2001 da quei geniacci della Minimum Fax e successivamente esportata nel resto del mondo.

In ogni campo artistico esistono opere di autori che hanno segnato la storia di questo o quel movimento in un determinato periodo storico, facendo da apripista per successive variazioni sul tema:

    • È il caso di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Banddei Beatles per la storia della musica in generale, di Never Mind The Bollocks dei Sex Pistols per il movimento punk Anni 70, di Unkown Pleasures dei Joy Division per tutto quello che sarà il nuovo movimento post-punk inglese del primo decennio duemila.
    • È il caso di Full Metal Jacket e Apocalypse Now per i film di guerra, de Il Padrino e C’era una volta in America per i Gangster Movies e i film di mafia in senso più generale, di 2001 Odissea nello Spazio e Guerre Stellari per i film di fantascienza.
    • È il caso de Il Signore degli Anelli per la letteratura Fantasy.

Ed è anche il caso di Burned Children of America per la nuova letteratura americana del Duemila e per l’arte del racconto breve.

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Burned Children Of America

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Era appunto il 2001 quando Marco Cassini e Martina Testa - le menti creative dell’allora piccola casa editrice romana, al secolo Minimum Fax – decisero di mettere insieme in una singola raccolta alcune delle voci più originali e autorevoli della nuova letteratura americana.

A distanza di oltre un decennio, molte delle voci entrate a far parte di Burned Children of America sono oggi diventate un punto di riferimento per ogni lettore avido di letteratura americana e in generale per chiunque abbia voglia di confrontarsi | scontrarsi con la grande narrativa contemporanea.

Sto parlando di autori come:

    • David Foster Wallace
    • Dave Eggers
    • Jeffrey Eugenides (Premio Pultizer 2003… ricordi quando nel precedente post ti parlavo dell’importanza di leggere i Pultizer?)
    • Jonathan Lethem
    • A.M. Homes
    • Aimee Bender

Oggi magari entri in libreria e i loro nomi non ti sono affatto sconosciuti. Posso però assicurarti che nel lontano 2001 molti degli autori inseriti in Burned Children of America sconosciuti lo erano sul serio (o quasi). Almeno qui da noi. In Italia.

Ma cosa troverai davvero in questa raccolta?

Di seguito una breve (e tutt’altro che esaustiva) lista:

    • Un ragazzino che si fa aiutare da una barbie per avventurarsi nella scoperta della propria sessualità.
    • Una serie di lettere ad amministratori di aziende scritte da un uomo che si finge un cane.
    • Un bambino dalle mani a forma di chiavi che aprono tutte le porte del mondo.
    • Reincarnazioni di bambini bruciati.
    • Una professoressa che elargisce voti altissimi ai suoi studenti in cambio di droghe pesanti.
    • Molte altre ustioni. Intesi come racconti.

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# Come ustionarsi leggendo certi racconti

Possiamo distinguere l’evoluzione clinica di un paziente ustionato in due fasi:

    • Fase 1 – Fase acuta o dello shock
    • Fase 2 – Fase subacuta o tossinfettiva

La fase 1 è appunto la fase dello schock, del dolore lancinante causato dal primo contatto con la fonte di calore ustionante.

La Fase 2 è invece la fase del riassorbimento delle sostante tossiche e delle successive complicanze infettive delle aree ustionate a causa del danneggiamento del sistema immunitario.

Ma perchè ti dico questo?

Semplice. Perchè è esattamente ciò che questi racconti faranno con te:

Fase 1)

Durante la lettura bruceranno la tua pelle provocandoti ustioni permanenti e molto molto dolorose.

Fase 2)

Una volta terminati, ti lasceranno un dolore | prurito diffuso in tutto il corpo. Sarà un dolore generalizzato che farà nascere in te un senso di disagio e disorientamento tipico della grande letteratura, quella che da sempre va oltre il semplice intrattenimento.

Ustionati sono anche gli [autori] di questi racconti. Non solo i lettori.

Giovani americani cresciuti all’alba delle Torri Gemelle e della prima guerra in diretta nella storia dell’umanità (il fuoco notturno su Baghdad), sopravvissuti per istinto o fortuna all’AIDS e a Bush Padre ma non certo alle Nuove Famiglie Disfunzionali.

Giovani americani impacciati e inadeguati che utilizzano la parola scritta come benda di fortuna per tamponare le bruciature di esistenze imperfette.

Giovani Inchiostri Americani che bruciano carta come se fosse pelle. Con pensieri | parole | opere e omissioni.

# Bambini Crocifissi

Dai Bambini Bruciati ai Bambini Intoccabili.

Los Intocables

L’artista cubano Erik Ravelo - nel suo progetto fotografico Los Intocables realizzato nel 2013 per Benetton – indaga il rapporto fra [società contemporanea] e [infanzia] attraverso una serie di scatti suggestivi e provocatori.

Dalle vittime del turismo sessuale ai guerrieri bambini, dalle vittime del traffico illegale di organi ai profughi delle guerre civili e delle devastazioni nucleari, l’artista sceglie di crocifiggere l’infanzia e di renderla perciò sacra.

Intoccabile.

Los Intocables

Solo che stavolta al posto delle croci ci sono loro, gli adulti, i veri responsabili di tutto, i nuovi signori della cultura consumistica e del tutto è lecito.

Los Intocables

Sai che c’è di nuovo? Ora la vittima innocente è inchiodata e crocifissa al suo carnefice.

Per sempre.

Los Intocables

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# Bambini Isolati

Chiudiamo con i Bambini Isolati. Chiudiamo con una speranza e una domanda: può l’arte diventare un mezzo di comunicazione privilegiato per bambini affetti da malattie gravi o incurabili?

La riposta è: certamente, senza alcun dubbio.

Già da molti anni, infatti, l’arte-terapia viene applicata con successo in molti centri ospedalieri sparsi in giro per il mondo e in varie strutture private che ospitano bambini affetti da gravi malattie degenerative o neuropsichiatriche.

Ma in che modo un particolare linguaggio artistico può risultare più utile di altri a seconda del tipo di patologia trattata?

Prendiamo ad esempio una delle malattie neuropsichiatriche certamente più diffuse e conosciute. L’autismo.

Come ben sai, le persone affette da autismo tendono a costruirsi mondi interiori totalmente inaccessibili all’esterno (ricordi Rain Man?), universi isolati in cui le relazioni sociali sono ridotte al minimo – se non del tutto assenti – e dove la ripetizione ossessiva di alcuni comportamenti diventa la manifestazione esteriore più evidente di un disturbo quantomai oscuro e ancora tutto da esplorare.

Si sa anche, del resto, che gli autistici possiedono un quoziente intellettivo spesso superiore alla media, come ad esempio la capacità di elaborare complessi calcoli matematici alla stessa velocità e precisione dei moderni calcolatori elettronici.

Può dunque l’arte metterci in comunicazione con l’universo di una persona autistica?

E se sì, quale linguaggio utilizzare? Il linguaggio cinematografico? Quello pittorico? O ancora quello letterario?

Thimothy Archibald, attraverso la [fotografia], è entrato nel mondo di Elia.

Suo figlio.

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# Echolilia: non una nuova malattia ma una nuova forma di comunicazione

Elia è affetto da autismo fin dalla nascita.

Echololilia è il nome dato da Thimothy al progetto fotografico sviluppato nel tentativo di trovare una nuova forma di comunicazione con suo figlio.

Autismo

Immortalando i comportamenti ossessivi e i rituali meccanici a cui Elia si sottopone durante il giorno, Thimothy Archibald ci restituisce una serie di scatti surreali e commoventi che toccano lo spettatore nel profondo.

Autismo

Ci ritroviamo così ad osservare silenziosi l’universo in cui vive Elia, un mondo chiuso e malinconico che per la prima volta – grazie al potere della fotografia – ci appare in tutta la sua verità e in tutto il suo isolamento.

Autismo

Autismo

Autismo

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# Fine di un’infanzia sperduta?

Siamo giunti al termine di questo viaggio nell’infanzia sperduta.

Tu cosa mi dici?

Lo hai trovato interessante? Che cosa ti ha lasciato? Ci sono secondo te aspetti che potevano essere trattati in forme e tempi differenti? Vorresti che altro materiale fosse aggiunto alla serie?

Il punto interrogativo messo alla fine del titolo di questa breve sezione di commiato non è casuale.

Forse i viaggi non finiscono mai del tutto, no?

Tag:Abusi sui bambini, Arte Terapia, Autismo, Burned Children of America, Docu-Fiction, Erik Ravelo, Infanzia, Letteratura Americana, Los Intocables, Minimum Fax, Pedofilia, Una storia americana


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