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TODAY IS THE DAY / GRIME @Traffic, Roma, 13.12.2015

Creato il 16 dicembre 2015 da Cicciorusso

today_steveaustin

Il presagio di una serata funesta l’ho avuto nel tardo pomeriggio, incrociando Bruno Vespa nel parcheggio autobus della stazione Termini. Il Male Assoluto era in attesa di manifestarsi e mi aveva inviato un suo fedele servo ad anticipare l’apocalisse a cui avrei assistito. Qualche ora dopo ero al Traffic insieme a una decina di avventori e il fatto che Vespa non fosse ancora sotto al palco mi aveva rasserenato ma già i romani Nineleven, in cui milita anche Gux (Buffalo Grillz/Tsubo), settavano il mood plumbeo della serata con i loro riff doom/sludge, temperati dall’uso del synth. Sono una band di formazione relativamente recente ma hanno buone idee, che forse dovrebbero continuare a sviluppare nella direzione di una maggiore originalità che consentirebbe loro di emergere dalla massa di oscuri adepti del culto del riff rallentato, magari insistendo maggiormente sull’uso di tastiere e campionamenti. Intanto arriva il boss Ciccio Russo ed è il tempo di gestire le relazioni sociali nell’ambito della redazione di Metal Skunk, quando salgono sul palco i marchigiani Entail, fautori di un moderno (non più, Ciccio mi ha fatto notare che ormai suonano vintage) groove metal con parti di cantato melodico, che risulta totalmente fuori contesto rispetto all’indirizzo stilistico della serata. La diversità di proposte musicali è anche un bene in un festival, però questo è un live di un’istituzione dell’underground estremo mondiale, con a supporto altre valide band, il cui unico scopo è diffondere disagio e livido disgusto e, con tutto il rispetto per gli Entail, di cui in questo momento non discuto la proposta musicale, questa band non c’entrava veramente nulla con l’atmosfera dell’evento e ha avuto il solo effetto di ritardare a un orario indecente l’esibizione degli headliner, mettendo in seria difficoltà chi il giorno dopo doveva svegliarsi presto per andare a lavoro.

grime
E’ poi il momento dei Grime: i volumi sono altissimi, io proteggo le mie orecchie con i tappi e mi posiziono al centro della sala per poter apprezzare al meglio la prestazione dei triestini, il cui ottimo batterista è l’ex drummer dei The Secret. E con i Grime il livello di disagio, cui accennavo poco fa, aumenta paurosamente: il cantante/ chitarrista ha sistemato il microfono ad altezza nano ed è completamente curvo su se stesso per cantare, scelta scenica d’impatto che restituisce l’etica dello scoraggiamento attorno a cui ruota la musica dei quattro triestini. Le scelte dei suoni e degli arrangiamenti sono azzeccatissime, Eyehategod e Cough come se piovesse, la discesa in un girone infernale popolato da eroinomani e violenti alcolizzati. Circle of Molesters (che trovate in streaming qui) è il nome della loro ultima fatica e mai titolo fu più azzeccato. Consigliatissimi a chi cerca la rappresentazione del marcio in musica. Steve Austin è ancora più arcigno mentre si aggira tra il pubblico con passo claudicante, conseguenza di un terribile incidente che ha coinvolto la band poco tempo fa. Ad un certo punto si defila e resta ad ascoltare i Grime, atteggiamento degno di una persona di grande umiltà e rispetto, nonostante potenzialmente abbia diritto anche a un po’ di spocchia, avendo fatto la storia di questo genere musicale.

todaistheday
Tocca infine ai Today is the day: le canzoni sono intervallate da sample evocativi che cozzano con la pioggia di feedback e le smitragliate di batteria (complimenti a Douglas Andrae per aver fatto terremotare tutto dietro le pelli) che introducono i pezzi, la foga di Steve Austin è pazzesca: è chiaro che per lui non si tratta di una noiosa routine da mettere in scena ogni sera, ma di vivere una vera catarsi sul palco, in cui sfogare demoni e frustrazioni attraverso un rituale disperante e annichilente. I Today is the day sono tragedia in musica e, del resto, non potrebbe essere diversamente per un gruppo che intitola un album Sadness will prevail. Quasi math in alcuni passaggi, grindcoreggiano a dovere, fanno piovere sangue, lacrime e metallo ad ogni nota, ma è chiaro che la faccenda non è così semplice da poter essere ricondotta al metal: soprattutto dal vivo si coglie ancora meglio l’attitudine hardcore punk del trio, il vissuto emotivo vomitato in diretta, i Fear e perfino gli Husker Du. Sono davvero originali, è come ascoltare un gruppo metal pubblicato su SST records, l’etichetta di Greg Ginn dei Black Flag. Sono la rappresentazione del Brutto, del Nichilismo, dell’accettazione passiva del Male Assoluto. Sono il dimenarsi di un paziente psichiatrico tenuto a bada con mezzi di contenzione piuttosto brutali. Eppure c’è una incredibile forza di reazione, uno scatto d’orgoglio al termine di tutto, come attraversare i gironi dell’Inferno e uscirne pesantemente ustionato, ma vivo, con la consapevolezza di poter affrontare tutto. Steve Austin in tal senso ne è l’esempio vivente, basti solo pensare alla dura vicenda del lutto della madre, “raccontata” in Animal Mother, per capire di che pasta sia l’uomo, ancor prima che il musicista. Musica estrema per persone vere.



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