Torturarono e uccisero madre e figlio: arresti tra Roma e Tirana

Creato il 27 giugno 2012 da Nottecriminale9 @NotteCriminale


Tre giovani di etnia albanese sono stati arrestati dalla squadra mobile di Perugia perche' ritenuti responsabili del duplice omicidio avvenuto la notte tra il 5 e il 6 aprile scorso a Cenerente, una frazione di Perugia. Quella notte morirono un ex orafo, Sergio Scoscia, e la sua anziana madre, Maria Raffaelli. 
Entrambi erano stati immobilizzati e costretti a subire violenze fisiche tanto cruente da morire. Due degli arrestati sono stati localizzati in Albania e si tratta di: Gioka Artan e Laska Ndrec. Il terzo uomo, Gjergji Alfons, e' stato invece arrestato a Roma. 
Gli investigatori della Squadra Mobile e dello S.C.O. hanno localizzato e arrestato in Albania, con la collaborazione di quelle autorita' di polizia e nell'ambito dei trattati di cooperazione internazionale, due indagati. Entrambi erano ripartiti, in tutta fretta, alla volta dell'Albania il 7 aprile, giorno successivo a quello del duplice omicidio: adesso si trovano in una struttura carceraria albanese in attesa di essere estradati in Italia. Il terzo indagato e' stato rintracciato e arrestato a Roma. 
Tutti e tre sono accusati di associazione per delinquere finalizzata ai furti e alle rapine e del duplice omicidio. "Agli investigatori - si legge in una nota della Questura di Perugia - e' apparso da subito evidente come l'indagine si presentasse particolarmente complessa, sia per l'assenza di fonti dichiarative dirette, sia per le cautele adottate dai malviventi, che si palesavano come persone esperte nella realizzazione di furti e rapine in abitazione, verosimilmente riconducibili, anche in considerazione delle efferate modalita' di realizzazione, ad una banda organizzata dedita alla commissione di delitti di tale specie". 
Le indagini, condotte dalla squadra mobile di Perugia diretta da Marco Chiacchiera, insieme allo Sco centrale di Roma, alla polizia postale a quella scientifica hanno portato a scartare piste alternative per "una pista concreta che - si legge ancora nella nota della questura - si contraddistingueva da subito per l'elevata reticenza da parte dei soggetti investigati nonche' per le estreme cautele adottate nelle comunicazioni, da parte dei personaggi via via sottoposti ad attivita' tecnica di intercettazione". 
"Le articolate attivita' tecniche - prosegue la nota - consentivano di risalire, progressivamente, sulla scorta di elementi convergenti, ai soggetti ritenuti autori della rapina".

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