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Tra volontà e piacere, il caso di Antonietta

Creato il 23 agosto 2013 da Pirpa

Gestire Risorse Umane

Il caso di Antonietta
Antonietta, una paziente, controllando la sua respirazione era in grado di mantenere sopito il dolore psichico, fu fondamentale renderla consapevole di questa relazione ed avviarla a sviluppare una respirazione più profonda che fosse collegata a dei vissuti personali.

Contemporaneamente al lavoro sul corpo cominciai l’analisi delle sue reazioni comportamentali legandole dapprima alla sua sfera emotiva in seguito allo sviluppo della capacità di comprendere la propria situazione, il possibile significato e cause. Nell’arco di poco tempo, partendo dalla consapevolezza del proprio corpo, Antonietta progredì fino a sentirsi più viva e più incline alla speranza. Era riuscita ad arrendersi al corpo e alle sensazioni ed emozioni che da esso provenivano.

Prima di sottoporsi alla metodica analitica bioenergetica, ella aveva cercato di uscire dalla depressione facendo leva sul suo amor proprio, sulla sua forza di volontà e sul distrarsi nel compiere azioni.

Questi comportamenti non aiutarono Antonietta poiché, date le condizioni depressive, non potevano fare affidamento sulla necessaria base energetica. La volontà, avverte Lowen, ha un grande valore ai fini della sopravvivenza, ma nessun valore ai fini del piacere.

Nelle persone depresse la volontà non può aiutarle a ritrovare l’equilibrio, esse piuttosto hanno bisogno di essere dirette nella ricerca attiva del piacere che nella loro vita hanno perso. Per ottenere che questa paziente affrontasse se stessa in maniera autentica bisognava aiutarla ad ascoltare il proprio corpo: esso era rigido, contratto, immobile e spaventato.

A livello fisico, il problema di Antonietta era quello di accettare la sua rigidità, a livello psicologico di accettare la solitudine, la tristezza e la paura. L’aumento della rigidità aveva portato Antonietta ad una riduzione della capacità di risposta del suo organismo e ad una difficoltà nell’utilizzare le sue potenzialità e la sua energia. Antonietta era inoltre incapace di rilassarsi a causa dei suoi blocchi e delle sue forti tensioni.

Aveva seguito in precedenza, prima di rivolgersi a me, un corso di tecniche di rilassamento – il training autogeno – ma senza successo per le ragioni specificate.Man mano che la consapevolezza procedeva si concedeva, nella terapia, più spazio alla riflessione interiore e veniva fatta sempre più luce sull’origine delle sue tensioni.

Sono sempre più consapevole del mio corpo”, osservò durante una seduta, “sento che il cedimento delle mie rigidità è un fatto positivo, che vivo in modo intenso e sento importante ai fini del mio star bene”, espresse nel corso di un’altra.

Nella sua vita infantile anche lei, come tante persone depresse, era stata privata della soddisfazione dei suoi bisogni ed aveva perduto quella capacità che Lowen individua nel protendersi e nell’aprirsi al piacere.

 

Alfredo Ferrajoli

Gestire Risorse Umane - Le Persone che fanno la Differenza


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