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Tracce di umanità: Oltre il giardino, di Jerzy Kosinski

Creato il 29 gennaio 2015 da Diletti Riletti @DilettieRiletti

Anni ’70, New York. Un uomo di mezza età chiamato Chance (“caso” in inglese) vive assorto nelle sue uniche occupazioni : guardare la televisione –suo solo contatto col mondo esterno- e occuparsi del giardino.  Alla morte del proprietario della casa che lo ospita fin dalla nascita, Chance è costretto a superare la soglia che lo separa e lo protegge dalla società degli uomini.

Ma la fortuna aiuta gli sprovveduti, o almeno in questo caso: per un concorso di circostanze, l’uomo-bambino non finisce a vivere su un marciapiede o in un dormitorio. Nel giro di pochi giorni, al contrario, in un susseguirsi di fraintendimenti e casualità, Chance -il cui nome viene rannobilito in Chauncey Gardiner- si ritrova a frequentare uomini politici e magnati in una vertiginosa ascesa sociale basata sull’equivoco: ogni sua affermazione, per quanto semplice e relativa alla sua circoscritta esperienza della vita, viene caricata di significati inesistenti e interpretata come metafora di portata mondiale. In un’allucinazione collettiva e contagiosa, Chance acquista consistenza e valore perché altri glielo attribuiscono: i suoi silenzi sono scambiati per saggezza, le sue parole prese per oro colato persino dai più avveduti.

Al piano di sopra Chance fu accolto dalla segretaria di Rand: “È stata un’esibizione veramente notevole, signore”, disse la donna. “Non ho mai visto nessuno più a suo agio, o più fedele a se stesso. Grazie al cielo, abbiamo ancora delle persone come lei, in questo paese.”

Pungente e impietosa satira della società americana (e non solo) vista attraverso gli occhi di un protagonista lunare e stupito, che ricorda i personaggi di Beckett, il romanzo di Jerzy Kosinski disegna un’allegoria in forma contemporanea. L’upper class, infiacchita dalla ricerca del sofisticato a tutti i costi, e priva di punti di riferimento in politica come in economia, confonde la semplicità di mente con la più grande assennatezza, arrivando a celebrare come un guru un perfetto analfabeta, a riverire in un essere in sostanza autistico il dono dell’onniscienza. Il timido e sprovveduto Chance offre a tutti, con indifferenza, uno stampo vuoto nel quale ognuno versa ciò di cui ha bisogno, ricavandone un simulacro da esaltare.

L’innocente giardiniere è invece un vero antieroe, un uomo senza qualità, sì, ma un personaggio universale e poetico nel quale possiamo ritrovare i tratti svagati di Candide, di Forrest Gump, del Mr. Magoo della nostra infanzia, come suggerisce a ragione Giorgio Vasta nella sua esaustiva premessa.


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