Trattativa stato-mafia, a decidere sarà Morosini. Intanto il Csm censura Scarpinato

Creato il 29 luglio 2012 da Andreaintonti

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Palermo - Sarà Piergiorgio Morosini il giudice dell'udienza preliminare per l'inchiesta sulla trattativa tra Stato e cosa nostra, dopo che martedì scorso i magistrati Antonio Ingroia, Nino Di Matteo, Lia Sava e Francesco del Bene avevano chiesto il rinvio a giudizio per i mafiosi Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Antonino Cinà, gli uomini appartenenti all'Arma che – secondo la ricostruzione fatta dalla Procura – avrebbero materialmente realizzato le fasi della trattativa, cioè Mario Mori, Giuseppe De Donno e Antonio Subranni nonché i politici Calogero Mannino, Marcello Dell'Utri, tutti accusati di “violenza o minaccia a corpo politico dello Stato” nonché con l'accusa di falsa testimonianza e concorso esterno in associazione mafiosa, rispettivamente, l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino e Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo e principale teste dell'inchiesta che, comunque, non pochi dubbi ha suscitato nel corso delle sue varie ricostruzioni.
A Palermo fin dagli anni '90, segretario nazionale di Magistratura Democratica (la corrente di sinistra della magistratura), Morosini nel Palazzo di Giustizia ha ricoperto prima il ruolo di giudice della sesta sessione per poi divenire giudice per le indagini preliminari nel 2005, occupandosi spesso di indagini su mafia e politica, come il processo “Gotha”[1] o quelli che hanno coinvolto l'ex governatore della Regione Cuffaro e l'ex ministro Saverio Romano.
Tra le possibili parti civili, oltre al consiglio dei ministri pro tempore, potrebbero esserci l'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro – in quanto calunniato da Massimo Ciancimino[2] – e la famiglia dell'ex democristiano Salvo Lima, ucciso da cosa nostra il 12 marzo 1992 a Mondello.
L'udienza ci sarà, presumibilmente, entro metà ottobre.
Intanto la Procura si appresta a vivere una vera e propria rivoluzione. Ufficiale infatti il disimpegno – in direzione Guatemala – del procuratore aggiunto Antonio Ingroia, con il Consiglio superiore della magistratura che ha dato parere definitivo ieri (17 voti a favore, 4 contrari e le astensioni del primo presidente e del procuratore generale della Cassazione). Le sue indagini verranno probabilmente affidate ad un altro dei vice di Francesco Messineo, il procuratore aggiunto Vittorio Teresi, attuale titolare delle inchieste sulla mafia agrigentina. Tra settembre ed ottobre a liberare la scrivania potrebbe essere anche un altro procuratore aggiunto, Ignazio De Francisci
– a cui sono affidate le inchieste sulla mafia del centro di Palermo – per il quale sembra cosa fatta il passaggio all'avvocatura generale dello Stato, avendo il procuratore ottenuto il massimo dei voti.
Ma, si sa, il Csm non ha sempre operato nel modo più semplice e logico. Basti considerare – rimanendo in tema di mafia – quel che avvenne nel 1988[3], quando l'organo di autogoverno della magistratura preferì per la carica di consigliere istruttore di Palermo Antonino Meli a Giovanni Falcone, con la “risibile motivazione” (come ebbe a dire Paolo Borsellino[4]) del principio di anzianità.
Una sorte simile potrebbe toccare ora al procuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato, che è in lizza – insieme al procuratore capo di Palermo Messineo – per il ruolo di procuratore generale nel capoluogo. La decisione potrebbe però essere pesantemente influenzata da quanto avvenuto lo scorso 19 luglio, durante la commemorazione per la strage di via D'Amelio, allorquando il procuratore Scarpinato ha avuto l'ardire di scrivere, in una lettera a Paolo Borsellino[5]: «Stringe il cuore a vedere talora tra le prime file, nei posti riservati alle autorità, anche personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione stessa di quei valori di giustizia e di legalità per i quali tu ti sei fatto uccidere; personaggi dal passato e dal presente equivoco le cui vite – per usare le tue parole – emanano quel puzzo del compromesso morale che tu tanto aborrivi e che si contrappone al fresco profumo della libertà. E come se non bastasse, Paolo, intorno a costoro si accalca una corte di anime in livrea, di piccoli e grandi maggiordomi del potere, di questuanti pronti a piegare la schiena e a barattare l’anima in cambio di promozioni in carriera o dell’accesso al mondo dorato dei facili privilegi. Se fosse possibile verrebbe da chiedere a tutti loro di farci la grazia di restarsene a casa il 19 luglio, di concederci un giorno  di tregua dalla loro presenza. Ma, soprattutto, verrebbe da chiedere che almeno ci facessero la grazia di tacere, perché  pronunciate da loro,  parole come Stato, legalità, giustizia, perdono senso, si riducono a retorica  stantia, a gusci vuoti e rinsecchiti» che, nonostante sia l'idem sentire della gran parte della popolazione italiana, a qualcuno che non è - evidentemente - la mafia, non è piaciuto così tanto.

Note

[1] Processo Gotha: anche la Cassazione conferma quattro secoli di carcere per i boss di Aaron Pettinari, antimafiaduemila.com, 13 ottobre 2011;
[2] Ciancimino indagato per calunnia dopo le accuse a De Gennaro repubblica.palermo.it, 6 dicembre 2010;
[3] Il Csm ha "bocciato" Falcone di Franco Scottoni, Repubblica, 20 gennaio 1988;
[4] Paolo Borsellino discorso in memoria di Falcone, canale youtube: lottaallemafie, 16 maggio 2012;
[5] Palermo, 19 luglio 2012: Strage di Stato. Intervento del Magistrato Scarpinato, canale youtube: sanremomeetup338, 21 luglio 2012

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