TURCHIA: Iran, Siria e Israele, tutti i fili di Ankara

Creato il 07 settembre 2011 da Eastjournal @EaSTJournal

di Silvia Padrini

Attualmente, sono due i principali attori internazionali che tentano di far pendere l’ago della bilancia verso la propria posizione nei confronti del regime siriano di Al-Assad. Turchia e Iran si stanno contendendo la posizione di protagonista nella regione, in un territorio caldissimo com’è quello di una Siria in pieno stravolgimento.

L’interventismo turco per frenare le violenze perpetrate dal regime siriano ed appoggiare l’opposizione si inserisce in contesto di pressione da più parti della comunità internazionale e nell’ampia strategia neonata all’interno della politica estera del nuovo governo Erdogan: la scarsa “socializzazione” turca nella regione mediorientale, dettata dalla forte propensione a guardare a occidente e in particolare all’UE, è oggi soppiantata dall’ambizione a diventare super-potenza regionale, obiettivo declamato come punto cardine nell’ultima campagna elettorale dell’AKP. Ankara pare disposta ad abbandonare la tradizionale politica “zero problemi con i vicini” adottata dal ministro degli esteri Ahmet Davutolu – scelta condizionata largamente dallo tsunami delle rivolte arabe che ha investito la zona e ha reso necessaria l’immediata, complessiva ridiscussione degli equilibri dell’area – per predisporre un impegno nettamente maggiore, nonché un’inedita esposizione, al fine di conquistare la posizione di leader regionale.

Ha rilievo notare come l’ascesa dell’importanza turca nell’area, con la peculiarità del crescente benchè tradizionale ruolo di ponte tra Europa e paesi arabi, stia avvenendo nella misura in cui gli Stati Uniti arretrano in punta di piedi dagli affari mediorientali. Le acrobazie diplomatiche a cui è costretta al momento Ankara implicano svariati ed eterogenei attori: il tentativo di non scontentare Europa e Stati Uniti -a maggior ragione nella delicatissima situazione attuale di rottura dei rapporti diplomatici con Israele- è contemporaneo agli sforzi per non deludere i movimenti siriani di opposizione al regime e conquistare un posto in prima fila nello scenario post-Assad; tutti questi numerosi fili sono maneggiati con la costante attenzione a non creare il nodo che potrebbe mostrarsi il più complesso da sciogliere: l’eventualità che la polarità delle posizioni turche e iraniane negli affari siriani sfoci in uno scontro aperto.

Il governo di Teheran è da lungo tempo legato a doppia corda con l’alleato siriano e non ha intenzione di rinunciare ai vantaggi che questa relazione comporta. Innanzitutto, il gigante persiano scongiura la solitudine nell’area grazie alla fratellanza religiosa con la Siria la cui elite politica è di fede sciita; inoltre, questione anch’essa ideologica ma principalmente strategica, la Siria rappresenta per l’Iran il necessario campo-base per appoggiare, finanziare ed armare il “partito di Dio” – Hizballah – nel vicino Libano.


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