TURCHIA: Scoppia la crisi con Israele, sospesi rapporti militari e politici

Creato il 02 settembre 2011 da Eastjournal @EaSTJournal

di Matteo Zola

Ankara non scherza. L’ambasciatore israeliano in Turchia è stato espulso e tutti gli accordi militari con Israele sono stati sospesi. Tutto iniziò con la Mavi Marmara, la nave battente bandiera turca che fu assaltata dall’esercito israeliano nel maggio 2010. Era, quella nave, parte del convoglio della Freedom Flottilla, la flotta umanitaria organizzata da numerose Ong e diretta a Gaza per portare aiuti. La Freedom Flottilla dichiarò di voler forzare il blocco navale su Gaza, gli israeliani prevenirono quell’azione con un blitz militare che costò la vita a nove cittadini turchi. Qualcuno interpretò l’azione come una trappola tesa da Ankara che, decisa a imporre la propria leadership sul Medio Oriente, “sacrificò” la Mavi Marmara al fuoco israeliano al solo scopo di screditare Tel Aviv guadagnando alla sua causa i popoli arabi della regione.

Certo quanto avvenne fu di gravità inaudita. Ankara da quella data inserì Israele tra i “nemici dello Stato turco” e, tralasciando le dietrologie, il governo Erdogan seppe farsi portavoce delle istanze palestinesi anche contro la superpotenza ebraica. Dopo i fatti della Mavi Marmara i governi occidentali mantennero un imbarazzante silenzio, ma la Turchia – forte della coesione sociale e politica, di un’economia in espansione, e di un esercito da otto milioni di effettivi – tuonò contro Israele senza timore delle accuse che ne sarebbero seguite. Su tutte, quella – infamante – di perseguitare il popolo d’Israele.

Oggi, a seguito della pubblicazione delle conclusioni dell’inchiesta commissionata dall’Onu sul blitz israeliano contro la Freedom Flotilla, considerate “inaccettabili” dalla Turchia, il ministro degli Esteri Davutoglu ha annunciato l’espulsione dell’ambasciatore israeliano e la “sospensione di tutti gli accordi militari” con lo Stato ebraico. Sospesi anche i contratti in campo energetico. L’inchiesta Onu ripartisce la responsabilità dell’accaduto tra Turchia e Israele, dichiarando legittimo il blocco navale su Gaza.

In questa fase”, ha spiegato il ministro degli Esteri turco, “prendiamo le seguenti misure: le relazioni tra Turchia e Israele sono ricondotti a livello di secondo segretario d’ambasciata. Tutti i responsabili con un rango superiore a quello di secondo segretario, come l’ambasciatore, rientreranno nel loro Paese entro mercoledì” ha detto il ministro. Davutoglu ha inoltre puntualizzato che il suo governo “non riconosce la legalità del blocco su Gaza“, e ha addossato a Israele la responsabilità del progressivo deterioramento nei rapporti bilaterali. La Turchia non farà marcia indietro, ha aggiunto, finchè la controparte non ne avrà accolto le richieste: in primo luogo, Ankara esige la presentazione di scuse formali, e poi congrui indennizzi alle vittime o ai loro eredi.


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