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Tutti contro Grillo: l’ “uomo qualunque” fa paura alla politica tradizionale

Creato il 27 aprile 2012 da Nicola Spinella @ioparloquantomi

Il comico tuona ormai quotidianamente, dalle piazze che ospitano i comizi per le prossime amministrative, contro la classe dirigente che continua la sua corsa all’austerità senza guardare alla ripresa. Bersani :”Non si permetta di insultare Napolitano!” Ma sono tutti i politicanti a correre ai ripari dalla sempre maggiore popolarità del leader del M5S che è un fenomeno in crescita. Nel bene e nel male.

Tutti contro Grillo: l’ “uomo qualunque” fa paura alla politica tradizionale

Verrebbe da chiedersi se i Maya non avessero ragione: la fine del mondo è vicina, Grillo suscita dissensi pesantissimi, pari almeno alla percentuale di suffragi che i sondaggi ascrivono al suo movimento politico, attestato intorno al 7% di preferenze nella prossima tornata elettorale del 6-7 maggio.

Paura: in occasione del 25 aprile il Presidente Napolitano non ha mancato di sferzare il comico genovese, seppur nello stile composto e mai eccessivo cui ci ha abituato. Dal Quirinale, una sorta di monito generico, ma dal tenore delle affermazioni non è difficile scoprire il velato riferimento a Grillo: “…si rinnovino i partiti  per non dare fiato alla cieca sfiducia contro i partiti e a qualche demagogo di turno.”

Il presidente sponsorizza i partiti: quelle formazioni che stanno cercando di rifarsi il trucco in vista delle politiche del 2013.  E’ chiaro che anche Napolitano, anagrafe alla mano, è espressione di un vecchio modo di intendere la politica, un modo di cui gli italiani stanno dimostrando di volersi liberare. Bastano queste considerazioni a farci comprendere come l’intervento del vecchio del Quirinale sia fuori luogo, distante dalla realtà che vive il paese e vicino ad un modo ideale di vivere la politica, in cui la casta fa la casta ed i cittadini foraggiano la casta.

La paura evidentemente  c’è ed è tanta: si invoca una legge elettorale, si taccia di qualunquismo qualsiasi voce di dissenso.  Coglie la palla al balzo sua incapacità Bersani, quel leader dell’opposizione che ciascun pessimo governante vorrebbe avere come avversario: ” Non si permetta di insultare il capo dello Stato” e poi “I partigiani saprebbero benissimo da che parte stare anche oggi”. Non è difficile comprendere come abbia fatto Berlusconi a rimanere in sella per vent’anni, con personaggi simili all’opposizione.

Anche Casini si pronuncia in modo analogo, lo stesso genero Caltagirone che ha ampiamente anticipato il pensiero di Napolitano pensando di rinominare la morente UDC con quell’assurdo “Partito della Nazione”, la stessa nazione che ormai risponde alle chiamate del capopopolo che spaventa i mestieranti della politica che corrono ai ripari e non crede alle parole dei cialtroni in auto blu.

Angelino Alfano inizia a parlare di rinuncia ai finanziamenti pubblici, Gasparri addirittura minaccia di non votare la riforma del lavoro, qualora il progetto non venga modificato in alcuni punti ritenuti essenziali, Maroni querelerà chiunque assocerà la Lega alle tangenti.

Conoscendo l’abilità dei professionisti della politica,è facile scoprire cosa ci sia dietro queste affermazioni: la tornata delle amministrative è alle porte, bisogna mettersi il vestito buono, non quello che quotidianamente viene mandato a quel paese dai disaffezionati della politica.

Ormai va di moda dare del qualunquista, del demagogo, del populista a chiunque, quando questi strilla in piazza  il pensiero di una maggioranza silenziosa. E’ il cercare di categorizzare chi esprime un dissenso, il provare a far credere al popolo che l’oratore (Grillo, in questo caso) stia parlando per attrarre a sé il consenso. 

Cavalca l’onda del malcontento, definisce Monti “spietato ragioniere che fa il bocconiano, fa il lord”, chiamandolo alle sue responsabilità quando sottolinea i rapporti che l’attuale presidente del consiglio intratteneva con Cirino Pomicino, noto cancro della prima repubblica, tangentomane Enimont ed Eni.

Si capisce perché è ormai considerato l’uomo qualunque: a parlare di temi cari al popolo, a parlare di concretezza e non di mirabolanti cifre virtuali (derivati, bot, bund, spread, btp e tutte le altre centinaia di sigle che la finanza utilizza per non far comprendere come si mantenga in cima alla piramide economica pur senza produrre alcunché) si corre il rischio di risvegliare le coscienze, si rischia di fare demagogia. E non che il dubbio non sussista, considerando le tematiche affrontate dal comico nei suoi comizi, sempre più simili agli svariati one-man-show cui ci ha abituato nel corso della sua carriera artistica.

Grillo interpreta il pensiero di una larga maggioranza della popolazione ed in questo senso è sì qualunquista, nel senso che pronuncia a gran voce le parole che qualunque elettore pronuncia tra sé, scorrendo le colonne che parlano di politica di un qualsiasi quotidiano nazionale o apprendendo di nuove accise sui carburanti.

Ma la politica è altro: non basta catalizzare il malcontento e sparare a zero su tutto. Scende da un camper, e non da un’auto blu come farebbero i leader consumati del nostro paese. Dà voce al pensiero dell’uomo medio, condanna l’euro e la partitocrazia: tutti elementi cui guardare con attenzione, benché non si possa basare la costruzione di un progetto politico solo su questi pochi punti, che poggiano essenzialmente la loro ragion d’essere sul malcontento che serpeggia nel paese.

Critica gli accordi commerciali con la Cina, il modo di vivere all’occidentale, l’assoluta mancanza di servizi: a sentirne i discorsi si comprende perché i signorotti delle stanze del potere temano quest’uomo, scompigliato e sudaticcio, un vero leone in palcoscenico benché stia assumendo troppi difetti dei politicanti consumati, rifiutando a più riprese il confronto con gli antagonisti e sparando percentuali in uno stile che ricorda talvolta il Silvio dei tempi andati e talvolta quel Monti che ha una credibilità risibile, come i mercati stanno dimostrando. Le sue rimostranze sono più che legittime ma serve anche più compostezza e più contenuti, perché non si cada nella trappola dei libretti promozionali di Berlusconi e prodi.

Se davvero le urne saranno benevole nei confronti di questa nuova formazione politica, sarà indispensabile procedere alla stesura di un vero progetto politico, organico, che tenga conto delle varie necessità di cui un ricostruendo stato sociale avrà necessariamente bisogno. Fino ad allora purtroppo, il M5S è rimandato. A settembre, speriamo!


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