Magazine Diario personale

Tutto il resto è un rumore lontano

Creato il 01 maggio 2014 da Povna @povna

La ‘povna è rientrata a scuola dal ponte del 25 aprile con le occhiaie fino al mento.
“Va tutto bene, ‘povna, hai una faccia?” – l’ha accolta con un moto di inattesa empatia Esagono, parafrasando la domanda che le avevano fatto il quarto d’ora precedente (incontrati in stazione a prendere il treno per una gita di istruzione fuori porta – con ciò dimostrando che lo sceneggiatore ancora le vuole bene, maledetto) rispettivamente l’Ingegnera Tosta e i Merry Men.
La ‘povna, dal canto suo, non sapeva che rispondere. Coi Merry Men, ovviamente, non era richiesto dal patto narrativo (che le cose tra loro passano da canali altri e sommersi, che tacere è giusto è bello); con l’Ingegnera Tosta aveva rimandato a un altro e privatissimo momento; con Esagono la questione è complicata.
Che è quello che gli ha, in definitiva, poi risposto. Limitandosi a scusarsi per non aver fatto doverosamente i compiti (siamo di nuovo di commissione tosta): “Mi autodenuncio da sola, non ho fatto le tabelle. Scusami, adesso torno in me, ma dammi un giorno, ché oggi, anche se voglio, non ragiono”.
Lui pietoso non aggiunge altro (che resta sempre ingegnere, ma è anche saggio): di certo non può vantare, come altri, privilegi di racconti.
“Non ti preoccupare, non li ho fatti nemmeno io, se è per quello”; poi vola in vicepresidenza. (E la ‘povna scoprirà solo il giorno dopo, prendendo atto che, in silenzio, l’ha sollevata d’amblée da due pallosissime incombenze, quando debba essergli grata).
Del resto, anche a voler raccontare, non sarebbe certo semplice (e poi, “Basta parole” non era forse il motto?).
Metti un fine settimana di incontri con amiche lontane, di aperitivi in riva al fiume, e giri per chiese sconsacrate e anche romaniche, mettici pure un compleanno sulla spiaggia, piovosissimo (che allo sceneggiatore non interessa il tempo), nel quale rivedi il preside di Monastera Linus Pauling (che ti chiede: “Allora hai fatto domanda per venire da noi, per l’anno prossimo?”; e tu rispondi che “No, e l’abilitazione, e i Merry Men, e l’ultimo anno” – e ti sembra che lo sceneggiatore già sogghigni).
Passano il primo e il secondo, a seguire l’antipasto, il vino bianco è buono e fresco. Parli. Arriva il momento degli auguri, e pure il brindisi. Parli. Mangi la torta. Parli. Bevi il caffè. Parli. Vai a fare pipì (e ricordi quella cabina al sole, sulla spiaggia). Ritorni. Parli. Spostarsi a fare una passeggiata sembra solo necessario, e inevitabile (la pioggia ha smesso, non fa quasi freddo; ma il mare così grigio è benevolo e invernale).
Lasci indietro giacca e borsa: ti bastano gli stivali e il vestitello (che finalmente sa un po’ di primavera, l’aria). La sabbia è umida, le sedie sanno d’acqua. Il cielo è bianco e immoto, come da ora legale.
E poi il sole è calato, e intorno è notte. Il ritorno alla piccola città avviene per tappe, recuperando giacca e borsa (e scavalcando anche un cancello chiuso).
Così la notte di una giornata folle passa tutta a occhi sbarrati (è inevitabile). La ‘povna, dopo, ha ben poche parole da racconti. Cerca colonne sonore (e ne trova pure tante). Lo sceneggiatore, dal canto suo, si è divertito.


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