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Twelve

Creato il 15 aprile 2011 da Veripaccheri
Twelve

L'ultima incursione era stata quella di "The performer". A circa un anno di distanza ci riprova Joel Shumacher, regista diventato famoso con il ritratto della gioventù anni 80 ("St Elmo's fire") e da sempre a suo agio con le vite bruciate anzitempo ("Tigerland"). Lo scenario è quello di una contemporaneità metropolitana che ha molto in comune con le atmosfere e la decadenza celebrata nei libri di autori come Breston Ellis e Mc Ilnery: famiglie distrutte dall'indifferenza dei genitori e dalla malattia (il trauma del protagonista è la conseguenza della morte della madre ammalata di cancro), giovani storditi dagli addittivi e dalle regole di un consumismo alimentato da quel denaro che serve a comprare il simulacro di una felicità sostituita dalla sicurezza degli oggetti.

Sono queste le coordinate in cui si inserisce la storia di Mike White, spacciatore per caso e quella dei suoi ex compagni di scuola, rampolli della Upper East Side newjorkese, impegnati a riempire il vuoto di esistenze privilegiate ma fragili. Completamente avulso per ragioni che non tarderemo a scoprire dalla mondanità festaiola dei propri simili, Mike vi resta in qualche modo legato in quanto fornitore ufficiale dello "sballo". L'arrivo di una nuova sostanza (Twelve è il nome della droga assunta dai protagonisti) e l'uccisione del cugino di Mike, daranno il via ad un tragico conto alla rovescia.

Lontano dalle istanze sociologiche di film come "American Psycho" o per citare esempi più recenti "Le regole dell'attrazione", film che potevano contare sul sostegno della loro fonte letteraria, ed altrettanto distante da analisi sui meccanismi della dipendenza "Twelve" è in realtà un dramma sull'impossibiltà di essere felici e sulle conseguenze delle nostre azioni. Shumacher, per motivi anagrafici ed anche lavorativi (la sua attività si è concentrata soprattutto a cavallo degli 80/90) è dà sempre influenzato da estetiche edonistiche che privilegiano l'impatto visivo e la fluidità del racconto ed anche in questo caso il suo cinema macina senza soluzioni di continuità soluzioni cromatiche antinaturalistiche, utilizzate per restituire la percezione distorta dei protagonisti e dialoghi a basso contenuto fosforico, adatti a traghettare la storia alla scena successiva ma troppo leggeri per eventuali introspezioni. Twelve finisce quindi per assomigliare ai suoi attori, dotati di una bellezza talmente perfetta da rasentare l'inconsistenza.

(pubblicata su ondacinema.it)


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