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Ufomammut + camion + megatherium, 24/1/2013

Creato il 06 febbraio 2013 da The New Noise @TheNewNoiseIt

Ufomammut live

Roma, Traffic.

C’è chi dice “anno nuovo, vita nuova”, ma – guarda caso – anche questo 2013 si apre all’insegna dei concerti, primo dei quali è il ritorno nella Capitale dei piemontesi Ufomammut. L’ultima volta che li vidi risale all’inizio del 2009, a una Supernatural Cat Night al Circolo degli Artisti in compagnia dei loro colleghi Morkobot e Lento, quando Idolum era uscito da poco. Tornarono anche l’anno dopo allo Stoned Hand Of Doom, ma quell’edizione fu di due giorni, il secondo dei quali con gli Electric Wizard. Loro erano gli headliner del primo, ma non avendo abbastanza soldi per entrambi saltai, ripromettendomi che la prossima volta che sarebbero tornati non sarei mancato all’appello.

Arrivo al Traffic un po’ in ritardo, a causa del traffico e di una cena programmata un po’ all’ultimo, e appena entro i Megatherium stanno concludendo la loro esibizione. Sono tutto tranne che noti da queste parti, eppure rimango veramente stupito dal fatto che il locale sia già pieno di gente, fenomeno sempre più raro un po’ dappertutto. Il gruppo veronese suona uno stoner abbastanza classico, che mi riporta subito alla mente i Kyuss. Non sembrano affatto male, anche se tutto sommato non lasciano neanche nessun particolare ricordo del loro show: sono la classica band che sa far bene il proprio lavoro senza prender prigionieri ma neanche senza scontentare i presenti. Dopo di loro arriva il turno dei Camion, che giocano in casa, davanti ad un po’ più di spettatori di prima. In studio sono un trio, ma questa sera hanno aggiunto anche un tastierista, che – usando suoni prevalentemente impostati sull’organo Hammond – mi fa pensare più volte Spiritual Beggars, sebbene il cantato e il resto del sound siano quasi più verso uno stoner/sludge desertico e massiccio, come può appunto esserlo un vero e proprio camion. Il loro approccio al palco è molto disinvolto, e nonostante non sia difficile vederli live, questa è la prima volta che mi capita di assistere a una loro esibizione (avrei dovuto vederli di supporto ai Karma To Burn un anno fa, ma arrivai molto tardi).

Finalmente, dopo una mezzoretta di cambio palco, gli Ufomammut cominciano a suonare e il trip può avere inizio. A mia insaputa, il loro set di questa sera è incentrato unicamente sul materiale estratto dai due Oro, ossia Opus Alter e Opus Primum, senza lasciare spazio a nessun altro pezzo della loro discografia precedente. A dir la verità la cosa non mi ha granché esaltato, probabilmente perché sono uno dei pochi che non ama i live set nei quali viene eseguito un disco per intero (almeno che non si tratti degli Slayer con Reign In Blood, e anche in quel caso esigerei almeno una Black Magic per invocare al meglio il demonio). Nonostante questa mia parziale disapprovazione, loro sono in ottima forma, ed apprezzando entrambi gli album non mi è affatto difficile entrare nell’atmosfera della serata. Così come fatto altre volte, vengono proiettate delle immagini dietro al batterista Vita, in modo da far immergere il pubblico in un viaggio lisergico senza precedenti. Nessuno può fare lo stesso meglio di loro in Italia, e questa sera sono tornati apposta a Roma per dimostrarlo a tutti i presenti. Si passa da momenti di vera e propria catarsi interiore ad altri “più movimentati” dove c’è addirittura un accenno di pogo e di stage dive. Certo, se avessero eseguito qualche pezzo da Idolum (secondo me il loro miglior album) sarebbe stato meglio, ma non posso negare di esser stato davvero contento di aver avuto l’occasione di rivederli, ormai quattro anni dopo quella gloriosa Supernatural Cat Night che mi sarà difficile scordare, visto anche il bassissimo prezzo che pagai, cioè 5 euro, contro i 10 di questa sera.

Ovviamente, come accennato per il concerto degli Acid Mothers Temple, vedere uno show del genere è molto meglio che spendere una fortuna per un Roger Waters che non avrà nulla di vagamente psichedelico, visto il materiale che andrà a proporre. Qui siamo letteralmente su un altro pianeta.

Grazie a  Selenia Marinelli per averci permesso di usare la foto.

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