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Ultras Bari, il Parigino: “Siamo alfieri medievali”

Creato il 16 gennaio 2011 da Lalternativa

C’è chi li definisce il ‘dodicesimo uomo’ in campo, anche se in realtà stazionano e soffrono sugli spalti dei nostri, sempre più scomodi stadi. C’è chi invece li considera semplicemente un anacronismo nel calcio di oggi, tutto miliardi e affari, bollandoli come teppisti, invocandone la loro schedatura e limitandone la possibilità di seguire la propria squadra del cuore in trasferta. La galassia del movimento Ultras in Italia è composita ed eterogenea. Un mondo ambivalente, dove troviamo tanta passione che talvolta sfocia in comportamenti ben oltre la legalità. Una realtà molto diffusa e organizzata nel nostro paese dove il calcio è  più di una ragione di vita.  Quando si pensa al tifo, in una città da Serie A (ancora per molto?) come il Bari, si pensa subito al gruppo Ucn e al suo ‘coordinatore’ storico, Alberto Savarese, detto ‘Il Parigino’, esperto conoscitore della materia.

Signor Savarese, tra divieti, limitazioni e tessere del tifoso cosa significa essere Ultras in Italia oggi?

“ Noi intendiamo ancora lo stadio alla vecchia maniera, come un teatro. Siamo degli attori importanti che con tamburi, striscioni e fumogeni incitiamo la nostra squadra. Negli ultimi anni però questa tradizione si sta un po’ spegnendo”.

Avete sempre ‘puntati addosso’ i riflettori, i media, e istituzioni che invocano un modello ‘premier League’ per i nostri stadi. Ma c’è così tanta differenza tra gli ultras italiani e la tifoseria inglese?

“Lì ad esempio non utilizzano torce, tamburi e quant’altro adoperato da noi. Il tifo è concepito come sistema canoro, che coinvolge lo stadio spontaneamente. E’ più statico, non c’è organizzazione e senso di appartenenza”.

In Inghilterra hanno praticamente eliminato il teppismo dentro e fuori gli stadi. Qua da noi invece gli scontri sono ancora troppo frequenti. Cosa risponde a chi vi accusa di essere violenti?

“Beh, la violenza fa parte della società. In discoteca non ti chiedono la tessera del ballerino per entrare. Negli ultimi anni c’è stato comunque molto lavoro da parte delle Forze dell’ordine, notevolmente incrementato dopo la morte dell’ispettore Raciti ( ucciso durante gli scontri post Catania-Palermo il 7 febbraio 2007, ndr). Nella cultura ultras sono ammessi scontro fisico e scazzottate. Si rifanno alle concezioni medievali degli alfieri. Idealmente è rimasto ancora quel senso di appartenenza del gruppo a un altro. Nel codice Ultras è ammessa la scazzottata a mani nude. C’è un regolamento non scritto”.

Al di là di questo, però, con la tessera del tifoso si sta cercando di porre un freno alla violenza, ma soprattutto al tifo organizzato.

“Per noi la tessera non è stata un problema, anche se in trasferta quando portiamo striscioni e bandiere dobbiamo segnalare tutto in Questura. Noi contestiamo solo l’articolo 9, che non permette a chi ha avuto il Daspo di poter ottenere regolarmente la tessera. Sono leggi anti-tifosi e anti-ultras. Non esiste n una specificità i reato da stadio. Questa legge ha creato più problemi. Il paradosso è che da tesserato io potrei fare biglietti anche per il settore dove ci sono i tifosi avversari”.

Domenica al San Nicola arriva una tifoseria calda e ‘rivale’ come quella del Napoli. Come vi siete organizzati  in vista del previsto esodo (forse 5mila supporters stipati in curva Sud) dei gruppi organizzati partenopei?

“Non ci aspettiamo nulla nonostante moltissimi napoletani abbiano sottoscritto la tessera. Il servizio d’ordine garantirà come sempre le massime condizioni di sicurezza”.

Un’ultima domanda. Molti si chiedono perché, con un Bari all’ultimo posto, non contestiate la società in maniera più energica.

“Non è il momento di contestare. C’è molta gente che lo fa a prescindere. Alcuni aspettano anche di vedere il Bari perdere per farlo. Ma adesso non serve. Dobbiamo restare vicini alla squadra in questo momento così’ difficile”.

Nicola Andrisani


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