Magazine Ecologia e Ambiente

Un arpione che brilla nel sole

Creato il 14 gennaio 2011 da Albino

Una caratteristica fondamentale dei giapponesi che e’ poco conosciuta all’estero e’ la loro capacita’ assoluta di avere la faccia come il culo.
Mi spiego. L’immagine stereotipata che abbiamo del giapponese medio e’ quello del turista, un signore silenzioso con la sua macchina fotografica al collo che segue una guida come la pecora il pastore, educato, un po’ timido, un po’ fuori dal mondo, tutto risatine e facce strane e queste cose qui. Pur col distinguo di dire che per una volta lo stereotipo si avvicina in maniera superba alla realta’, bisogna pero’ sottolineare che non e’ sempre cosi’.
In realta’ i giapponesi hanno la caratteristica di essere mediamente educati e riservati e timidi e silenziosi e rispettosi delle regole, salvo avere di tanto in tanto un momento di sbrocco, durante il quale raggiungono picchi di maleducazione, aggressivita’ e/o faccia tosta che raramente si vedono in altre culture. Sono un po’ come i sedicenni in crisi ormonale che saltano urlano e fanno casino, ma ogni tanto hanno il momento emo di paranoia e si rintanano in un angolo, in silenzio. Solo, al contrario.

Avrei molti esempi da portare a questo proposito, come ad esempio la maleducazione atroce che ha dimostrato un mio capo in aeroporto in Germania, qualche mese fa, o con un cameriere al ristorante, sempre a Berlino. Giuro che non mi sono mai vergognato cosi’ tanto in vita mia, non ho mai visto nessuno trattare come una merda nessun altro come quel tipo ha trattato quella hostess di terra e quel cameriere. Passiamo oltre. Potrei raccontare per esteso questa e altre situazioni, raccontare di come si comportano certi maschi in discoteca, o di come riescono a rendersi ridicoli per la troppa aggressivita’ con le tipe, e tante altre situazioni.

Oggi pero’ preferisco parlare di qualcosa di piu’ importante dei singoli comportamenti della gente. Oggi affrontiamo (un po’ superficialmente, in realta’) il tema della caccia alle balene. Dico superficialmente perche’ non ho voglia di star qui a raccontare la storia dell’orso: se state leggendo questo blog significa che siete connessi ad internet, quindi usatelo e fatevi una cultura per i fatti vostri, cribbio.

Trattiamo il tema in velocita’. Allora, il Giappone mangia la balena dalla notte dei tempi, un po’ come mangia tutto quello che offre il mare, alghe comprese, balene spiaggiate comprese, meduse escluse. In realta’ pero’ la carne di balena non sembra essere stata pescata in maniera massiccia se non dopo la seconda guerra mondiale, quando il governo ha deciso di darla da mangiare nella mensa delle scuole. E sfido io che non era pescata in maniera massiccia, provate un po’ a pescare una balena con barche di legno e fiocine tirate a mano, se ci riuscite.


Eppero’ ad un certo punto i giappi, e non solo, sembrano aver esagerato. Il numero delle balene e’ iniziato a calare, soprattutto quello di certe specie. Giappone Islanda, Norvegia etc. pescavano come ossessi e hanno iniziato piano piano a sposarsi dai loro mari ormai saccheggiati, finendo in vari posti tra cui l’Antartide.
A quel punto il mondo intero si e’ un po’ incazzato. Ma come, dice, voi quattro gatti di qualche isoletta o stato nordeuropeo saccheggiate cosi’ l’Antartide, che e’ di tutti? Echimminchiacredetediessere?
E’ qui che nasce la IWC, International Whaling Commission, che in pratica si propone di regolamentare la pesca delle balene. A questo punto sintetizziamo ulteriormente: succede che l’IWC decide che non si puo’ pescare la balena in maniera massiccia, il Giappone se ne fotte, viola le regole a meta’ degli anni 80, viene redarguito pesantemente dalla comunita’ internazionale, dopodiche’ il Giappone per tirarsene fuori grida al razzismo culturale, dice che non e’ giusto che si voglia bloccare quella che per loro e’ una tradizione antica, fregandosene che quella e’ una tradizione antica. Dicono: tutto il mondo pesca, ma fermate solo noi: allora siete razzisti!
Alla fine si raggiunge un accordo sottobanco in cui il Giappone smette di pescare le balene in maniera commerciale, con l’effetto che caccia alle balene esce dalla porta e rientra dalla finestra sotto forma di pesca per motivi di ricerca scientifica. In pratica il Giappone pesca lo stesso, ma non per vendere la carne di balena, ci mancherebbe: uccide le balene per fare delle ricerche sul DNA, su come si riproducono, etc. Solo che, per fare queste ricerche lo scienziato, guarda caso, ha bisogno di prelevare dei tessuti interni, e quindi bisogna uccidere la balena. E una volta uccisa la balena che volete farci del cadavere, e’ un peccato buttarla, tanto vale portarsela indietro e rivenderla al mercato del pesce.
A questa cosa naturalmente, non crede nessuno.

Poi vabbe’ arriviamo alla situazione attuale dove l’Australia e’ incazzata, i paesi occidentali tutti sono piu’ meno incazzati, il WWF e Greenpeace non ne parliamo, e mezzi delegati dei paesi poveri sono stati corrotti dai giappi per votare a loro favore in commissione.

Ma perche’, e torniamo al punto del discorso, i giapponesi hanno gridato allo scandalo, al razzismo nei loro confronti? Dicono che la caccia alla balena fa parte della loro tradizione e che siccome la comunita’ internazionale vuole fermare la caccia, si sentono discriminati. Poverini.
Ora, ci sarebbero da dire alcune cose. Le prime due sono ovvie, e si ritorna al discorso iniziale dei giapponesi tanto miti e tanto gentili ma capaci all’occorrenza di sfoggiare una sfacciataggine inaudita.
Uno pensa, tradizione della caccia… da meta’ 900? Si puo’ chiamare una cosa vecchia di qualche decennio una tradizione? No, perche’ se parlano della pesca con peschereccio, di queste date si parla. Se poi mi venite a dire che pescate la balena sin dal dodicesimo secolo allora e’ un altro discorso: どうぞ, accomodatevi, dotatevi di barchetta di legno e fiocina e corda, l’oceano e’ a vostra disposizione.

Poi uno vede che urlano al razzismo, e dice cazzo, posso anche far finta di credere che la ritieni una tua tradizione, ma anche in certi paesi Africani c’e’ la tradizione dell’infibulazione (del taglio dei genitali femminili)… cioe’, solo perche’ una cosa e’ tradizione significa che e’ per forza giusta? Anche i Maya avevano la tradizione dei sacrifici umani, no? E poi, diciamolo chiaro e tondo: e’ in pericolo ‘sta benedetta balena, o no? Si, e’ in pericolo, e allora, tradizione o non tradizione, la piantiamo una buona volta di cacciarla, voi e quei quattro vichinghi dei miei cohones di islandesi, norvegesi e mangiatori di merluzzo e patate vari?

Ma non e’ finita. Ora, con il taglio delle quote di pesca e grazie anche ai coraggiosi animalisti che cercano di ostacolare le baleniere giapponesi (tra cui, bisogna dirlo, anche tantissimi attivisti giapponesi), il prezzo della carne di balena in Giappone e’ lievitato considerevolmente. Ora mangiare balena e’ un lusso da ricchi. Un cibo da uomini in carriera. Uno status symbol.

Non so perche’, ma sto immaginando la scena di questo 部長, questo direttore di sessant’anni, pelata lucida, un metro e sessantacinque, vestito di marca ma tagliato male per la sua misura, scarpe anonime a punta rotonda, cattivo gusto ma pagate un botto perche’ vengono dall’estero. Porta fuori la sua hostess ventenne, alta dieci cm piu’ di lui, bella come il sole e la luna, ma soprattutto ignorantecomelammmerda (si, con tre emme). A casa la moglie sta guardando la tv sotto il kotatsu. E vanno a mangiare la balena, il sashimi di balena, in questo ristorante di lusso a Ginza. Vedo la scena, lei che lo imbocca e gli versa da bere per soldi, lui che le palpeggia il culo di sfuggita pensando di essersela comprata. Ogni volta che lui si avvicina con la mano lei si scansa, e fa una risatina. E dietro questa felice coppia di sfigati, tutti gli intrighi diplomatici e le carneficine e la corruzione e la sfrontatezza del pianeta Terra, amore e odio, passione e lucro, buste di soldi passate di mano in mano, il vento che sferza, gli arpioni, i megafoni che urlano al cielo, cozzaglie di barche che si scontrano. E il mare, tinto di sangue.

Da Tokyo, Paese dei Balocchi, e’ tutto. A voi la linea.

Un arpione che brilla nel sole



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