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"Un bravo ragazzo" di Giampaolo Morelli

Creato il 11 maggio 2011 da Sulromanzo

Un bravo ragazzo di Giampaolo MorelliDall’ispettore Coliandro alla narrativa. Smessi momentaneamente i panni di attore, soprattutto quelli dell’alter ego Coliandro (personaggio “fumettoso” nato dalla penna dello scrittore emiliano Carlo Lucarelli) Giampaolo Morelli si cimenta nella scrittura con il suo primo romanzo, Un bravo ragazzo, edito da Fazi Editore, che racconta la vita – piuttosto spregiudicata e sopra le righe – di un giovane prestigiatore erotomane e dislessico che ha un’esistenza complicata e vive immerso nelle aspettative e nei tormenti tipici della fase adolescenziale.

Raimondo Ricci, questo il suo nome, è un diciassettenne che si sente inadeguato davanti al mondo degli adulti e alle loro prepotenze. I professori lo fanno sentire uno zero, i genitori lo rimproverano e lo umiliano di continuo, costringendolo a subire inutili e pallosissime ripetizioni pomeridiane. Ma Raimondo ha un’arma segreta: sognare a occhi aperti. Sogni potenti, fortissimi, violenti, colorati. Sogni in cui tutto viene filtrato attraverso la sfera erotica e sessuale. Definito dalla critica divertente, provocatorio e scanzonato Un bravo ragazzo esplora la vita di Raimondo, il quale decide di sfruttare la sua propensione alla prestidigitazione per farsi notare dalla ragazza che gli interessa e acquistare un po’ di autostima. Proprio lui, la cui altra faccia della medaglia è quella di essere, in fondo, timido, dinoccolato, impacciato.
Ovviamente, la prefazione di questo libro non poteva che essere di Carlo Lucarelli ed è una presentazione spiritosa che comincia così: Io l’autore di questo libro lo conosco. Lo conoscevo come attore prima che come scrittore e quello sono andato a cercare all’inizio della mia lettura: un attore che scrive. Non l’ho trovato. Giampaolo Morelli, classe 1974, è nato a Napoli e dopo qualche esame alla facoltà partenopea di Giurisprudenza, si è trasferito a Roma per dedicarsi completamente all’attività di attore. È un personaggio culturalmente poliedrico, che ama sperimentare, e la scrittura di Un bravo ragazzo lo conferma. È interessante notare come il “mestiere di scrivere”, un tempo appannaggio di scrittori professionisti, sia oggi affrontato pure da soggetti che, perlomeno a prima vista, sarebbero da ritenere quanto meno “improbabili” come scrittori.

Lo stile di Morelli (che oltre a cinema e serie Tv sarà il prossimo presentatore di Lady Burlesque, un nuovo talent show di Sky), infatti, come ci si aspetterebbe non è aulico, non è alto e forse nemmeno professionale. Però diverte per il tono bizzarro, per la struttura narrativa strana e un po’ scomposta. Il linguaggio usato s’impasta nel tentativo di uscire dalle trappole del dubbio e dell’incertezza propri del periodo formativo di ogni ragazzo. È un tentativo che ha il sapore della necessità, visto che il protagonista vuole rifuggire dai dubbi ed è deciso a non farsene schiacciare. Vuole liberarsene, dando sfogo a espressioni e gesti che, magari, fanno a pugni col linguaggio diretto e senza inutili fronzoli che va dritto allo scopo. Quello dato dallo scrittore al romanzo è, tuttavia, un taglio molto interessante e nuovo. E, in qualche stralcio, il linguaggio addirittura sfiora il pornografico. Leggiamo: Adesso la scena era quella delle due lesbiche che si infilavano una grossa collana di palline di legno nel buco stretto e poi se la tiravano fuori piano piano, pallina dopo pallina, una alla volta. No vabbè. Ma quante ne escono? E questi saranno due metri di collana! Che zoccole. La mano di Raimondo accelerava. Sapeva che stava per venire e accelerava sempre di più. Ad ogni pallina che sbucava fuori accelerava ancora di più. Ormai le vene si ingrossavano pompando tutto il sangue possibile. Rallentò, un attimo, prima di dare i colpi finali e decisi e decisivi che fecero catapultare ogni spermatozoo che c’aveva in corpo nello scottex rapidamente piazzato sul pisello. Veramente un bel segone, pensò socchiudendo gli occhi, esattamente un attimo prima che la tristezza gli invadesse la
pancia e il cervello, cosa che accadeva puntualmente dopo ogni pippa. Appallottolò lo scottex umido e pieno e lo posò sul comodino. Spense il videoregistratore e in TV apparve il tizio del telegiornale delle tredici. Parlava di un concerto di Vasco Rossi.
Il linguaggio crudo e indisponente assomiglia a una fotografia e rimanda al potere evocativo dell’immagine che talvolta (meglio sarebbe dire molto spesso) possiede la letteratura. Lo stile narrativo utilizzato da Morelli in questo romanzo di formazione è molto vicino alla disinvoltura narrativa del suo personaggio televisivo, qui trasposta in modalità diverse ma pur sempre filtrate da chi ha saputo rendere un personaggio in partenza accattivante un vero e proprio cult, un carattere (inteso come personaggio) ironico e strampalato. È sempre interessante esaminare i fenomeni di costume e non si può negare che un Giampaolo Morelli – e, quindi, un Coliandro – che si mette a scrivere, sorpassando il ruolo di prodotto legato all’immagine per approdare a quello legato alla parola, all’inizio attiri soprattutto per l’appartenenza al mondo dello  spettacolo, come è successo per parecchi altri suoi colleghi(Giorgio Faletti insegna). Librerie traboccanti di gente, fiumane di persone che aspettavano l’attore per sentirlo (forse vederlo?) parlare del suo romanzo. La storia, giura Morelli, non è autobiografica ma forse sì, un po’ in fondo lo è. Perché, diciamo la verità, chi è che non è stato un adolescente incastrato dentro un corpo sgraziato, con gli ormoni impazziti e la
famiglia scassa cazzi? Anche se poi Giampaolo Morelli è troppo fico per poterselo immaginare impacciato e goffo. Chissà quanti si  identificano in lui e pensano con un sorriso, leggendo le pagine del libro, di riconoscersi in quel tratteggio caratteristico dell’età dei sogni di rivalsa. Quando ci si informa del perché abbia scritto un libro, l’autore risponde: Avevo una bellissima prefazione di Carlo Lucarelli e mi è toccato scriverci un libro attorno. E poi avevo un sacco di tempo. Se sei Raul Bova sei sempre impegnato, ma se sei Morelli il cellulare non squilla mai, ogni tanto lo guardi e ti chiedi se funziona. Ovviamente non gli crede nessuno, perché anche il Morelli scrittore è un mattacchione, non solo il guascone che fa l’attore. Ancora Morelli in una delle presentazioni ufficiali del libro: Un bravo ragazzo è il romanzo che i genitori dovrebbero leggere per sapere cosa può passare nella testa di un adolescente ed è il romanzo che ogni adolescente "sfigato" vorrebbe leggere per sapere che non è solo. Un po’ Giovane Holden un po’ American Pie (forse più il secondo) Un bravo ragazzo si legge velocemente e non è – nonostante le buone intenzioni – né irriverente né malinconico, ma fresco e gustoso, forse un po’ troppo spumeggiante.

A tratti intenso, a tratti pastello, il romanzo è la prova di un giovane talento editoriale, anche se di genere, e si delinea come opera molto piacevole e smaliziata. La madre depressa, l’attrazione per Claudia, la ragazza più bella della scuola, i sentimenti di impotenza e le difficoltà. Questo è il piccolo mondo che ruota attorno al protagonista e al quale lui vorrebbe reagire, senza ogni volta riuscirci, finendo col chiudersi in camera a guardare film porno. E anche quando cerca una via di fuga con l’immaginazione, riesce a fare solo sogni sconci. L’unica passione sana è quella per i giochi di prestigio e grazie a questa (e a una ragazza di nome Giulia) capirà di aver imparato a muovere da solo le tessere della sua vita. Un bravo ragazzo è dunque una storia di crescita personale rivolta  quanti ricordano le difficoltà, la voglia di farsi accettare e i dubbi di quella stagione della vita in cui dramma e ingenuità si confondono inevitabilmente. E quando si chiede a Giampaolo Morelli cosa
pensa della lettura e quale possa essere un buon motivo per leggere il suo libro risponde: Amo il mio lavoro troppo e non stacco mai. Mi piace leggere, ma è un periodo che con la presentazione del libro non ne ho il tempo. Non lo faccio anche perché magari leggo un bel libro e mi dico: hai visto quant’è bravo questo autore, tu non hai queste qualità!” Quindi meglio non dedicarsi a tale passatempo. Rassicuro, però, i miei futuri lettori che vale la pena leggere un “Un Bravo Ragazzo” perché la prefazione è scritta da Carlo Lucarelli.


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