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Un libro due pareri (o tre ^^) #2

Creato il 26 settembre 2013 da Ancella
RECENSIONE "GLI INGANNI DI LOCKE LAMORA" DI SCOTT LYNCH
Salve a tutti, cari lettori del blog! Oggi torna, dopo qualche tempo, questo carinissimo appuntamento dove Vale, Serena ed io recensiamo a sei mani un libro che abbiamo letto in concomitanza. 
Un libro due pareri (o tre ^^) #2

Un libro due pareri (o tre ^^) è una rubrica ideata da Serena e Vale, a cui mi sono unita anche io, e prevede la lettura di un libro in concomitanza e la relativa recensione a sei mani.


La scelta stavolta è ricaduta su un fantasy particolarissimo, "Gli inganni di Locke Lamora" di Scott Lynch, e tutte e tre siamo soddisfatte della lettura, anzi ci siamo veramente innamorate di questa saga, quindi è ovvio che vi consigliamo caldamente di leggere questo primo volume. Comunque, se volete saperne di più, date un'occhiata alla nostra recensione...sono certa che riusciremo a convincervi!
Un libro due pareri (o tre ^^) #2 Titolo: Gli inganni di Locke Lamora Titolo originale: The Lies of Locke Lamora Autore: Scott Linch Editore: Nord Collana: Narrativa Nord ISBN: 9788842914822 Pagine: 605 p. Prezzo: € 19.60 Genere: Romanzo Sottogenere: Fantasy Anno di pubblicazione: 2007
Trama Piccolo di statura, deboluccio e un po' imbranato con la spada, Locke Lamora ha però un grande punto di forza: nessuno lo può battere quanto ad astuzia e abilità truffaldina. E benché sia vero che ruba ai ricchi nessun povero ha mai visto un soldo bucato dei suoi furti. Tutto ciò su cui mette le mani lo tiene per sé e per i Bastardi Galantuomini, la sua banda. A suo modo, Locke è il re di Camorr, una città che sembra nata dall'acqua, ornata di migliaia di ponti e di sontuosi palazzi barocchi e popolata da mercanti, soldati, accattoni e, ovviamente, ladri. In realtà, Camorr è il dominio di Capa Barsavi, perversa mente criminale, che da qualche tempo è impegnato in una lotta senza quartiere con il Re Grigio, altro personaggio decisamente poco raccomandabile. Impiccione per natura, Locke si ritrova suo malgrado in mezzo a questo scontro di titani e rischia di lasciarci le penne. Anche perché il suo misterioso passato nasconde un segreto che può mettere in pericolo l'intera nazione camorrana...

Il nostro voto Un libro due pareri (o tre ^^) #2
La nostra recensione Leggenda: dal momento che siamo in tre e la recensione è il frutto dell'accorpamento dei nostri singoli pareri, Serena ha avuto la brillante idea di evidenziare le parti di ognuna con un colore diverso per evitare confusione e permettere di capire meglio i nostri punti di vista a chi legge. Rosa=Monia - Blu=Vale - Nero=Serena ~*~ Geniale! È in questo modo che voglio esordire parlando de “Gli inganni di Locke Lamora”, primo libro di una serie fantasy originale e coinvolgente di cui non vedo l’ora di leggere i seguiti. Non ci sono altri termini che, a mio parere, descrivano altrettanto perfettamente la storia architettata dalla mente fantasiosa e sottile di Scott Lynch. Trama, ambientazione, intreccio, personaggi e dialoghi, tutti questi elementi sono assolutamente e ugualmente punti di forza di un romanzo che mi ha conquistata e affascinata in tantissimi modi. In verità, quando ho iniziato a leggerlo, non mi sono lasciata trasportare subito all’interno delle vicende narrate e, per quanto lo ritenessi veramente molto bello, non avrei mai immaginato che sarebbe diventato uno di quei libri che assumono il ruolo di amico e compagnia insostituibile, una di quelle storie che non avrebbe più abbandonato il mio cuore. E, invece, contrariamente alle mie ipotesi, è andata esattamente così e adesso mi sento un po’ sola senza i Bastardi Galantuomini.

Gli inganni di Locke Lamora è, pare, il primo di sette libri. Fortunatamente (almeno per il primo è così) l’avventura ha inizio e una conclusione. Quindi niente attacchi di panico da sequel introvabile.
Ho davvero adorato questo libro e io, che di fantasy ne leggo a bizzeffe,trovo sempre più arduo avere a che fare con storie davvero originali. Questa lo è. La lettura mi ha fatto provare una girandola di sentimenti tutti diversi,sono letteralmente passata dal sorriso alle lacrime..ho tifato per loro, ho sofferto per loro e con loro, ho temuto per loro..li ho amati. [In cui blatero della mia vita e di come sia difficile resistere alla cioccolata. La “vera” recensione inizia un po’ più giù :D] Ho scoperto il libro secoli fa grazie a recensioni che ogni tanto comparivano su aNobii.. Non credo di averne letta una negativa, il rating partiva da quattro stelle e l’opera e relativo autore erano tacciati di genialità, humour e ulteriore genialità.  Ma poi mi si è presentato il dilemma: come ottenerlo, visto che era fuori catalogo?!  **Momento lamentoso mode: ON. È mai possibile che i BEI libri finiscano inesorabilmente fuori catalogo? Ma perchééééééé!!** Niente, la cosa è un po’ morta così, fino a che un giorno passeggiando l’ho trovato nuovo, immacolato e stupendamente perfetto a tre euro su una bancarella La gioia pura!!!! Un libro due pareri (o tre ^^) #2 Tutti felici e contenti, viva l’Happily ever after, auguri ai figli maschi e via discorrendo.. non avevo fatto i conti con il nemico più temibile e insidioso.. La mia pigrizia e l’ansia dei libri che superino un numero ridicolo di pagine (la supererò mai?! C’è una cura?! Si salvi chi può). Sono dovuti intervenire il fato e la divina provvidenza e Scott Lynch in persona: a ottobre uscirà il sospirato, attesissimo, lungamente ricercato III volume della saga. Che tralaltro già possiedo (grazie Netgalley :3 I owe you one!) Posso solo dire.. Non lasciate che motivi futili come lo sono stati i miei vi tengano lontani da questo gioiellino trascurato e sottovalutato.. Io amo amo amo amo amo amo amo amo amo amo amo amo amo amo amo (ripetere X volte) Locke Lamora, i Bastardi Gentiluomini e soprattutto Scott Lynch (gli ho anche scritto su Twitter il mio amore :DD); Scott Lynch had me at hello <3 Un libro due pareri (o tre ^^) #2 È un’opera prima.. E so che TANTISSIMi autori hanno dato prova di saper scrivere un libro meraviglioso al loro esordio (Serve a qualcosa citare la Rowling?!), ma è una cosa che a me sorprende molto e che fa salire i punti stima oltre le stelle! La trama di questo libro è molto complessa e decisamente sorprendente. La narrazione comprende vicende del presente e del passato, alternando parti in cui si segue la crescita del protagonista e della sua banda e parti in cui si viene coinvolti nelle imprese divertenti e geniali di questo gruppo di uomini dotati di iniziativa e intelligenza unici. Un espediente perfetto per far emergere al meglio le personalità che si incontrano a mano a mano che si procede con la lettura e per mostrare, invece di spiegare (modalità che avrebbe annoiato), alcune situazioni e alcuni fatti importanti per lo sviluppo della traccia di base. Tanti gli intrecci e gli intrighi che l’autore ha inserito nel suo schema narrativo e ancora di più i personaggi che popolano questa storia, unica nel suo genere. Locke Lamora è un uomo molto intelligente che fa parte di una banda di ladri veramente particolare: i cosiddetti Bastardi Galantuomini. Orfano dei genitori e dotato di uno spiccato talento per i furti e le messinscene, ancora bambino e dopo alcune peripezie, approda nella Casa di Perelandro, dove il finto sacerdote Catena lo prende sotto la sua ala protettiva e lo istruisce ed educa insieme ad altri tre ragazzi che diverranno suoi amici per la pelle: il forte e posato Jean Tannen, e Calo e Galdo, gli irriverenti e vivaci gemelli Sanza. Qui, tutti insieme, imparano numerose arti e lingue, studiano la storia e arricchiscono la loro cultura, ma in particolare eseguono il loro apprendistato per diventare dei ladri provetti. Non semplici ladruncoli di strada violenti e impulsivi, ma dei veri e propri attori in grado di mettere a segno dei colpi da maestro grazie a travestimenti perfetti capaci di far cadere nella loro rete i più ricchi abitanti di Camorr, la città in cui vivono. Sono colti, sono furbi, sono intelligenti e la loro bravura produce una breccia nella Pace di Camorr tenuta a bada da Capa Barsavi, il re della malavita. Tutti sussurrano voci sulla Spina di Camorr, l’uomo in grado di rubare fortune incommensurabili senza esporsi mai, ma nessuno sa chi è, e il gioco portato avanti dai Bastardi Galantuomini non potrebbe rivelarsi migliore. Ma, ad un certo punto, entra in scena il Re Grigio che vuole impadronirsi del potere di Capa Barsavi e il quadro si complica, sfaldandosi sotto gli occhi impotenti di Locke, che per tirarsene fuori dovrà architettare il suo piano migliore… Locke all’apparenza è piuttosto insignificante, è bruttino e, per di più, piuttosto gracilino, forse per compensare la mancanza di un fisico adeguato, la natura l’ha dotato di un ingegno senza pari, che le permette, già da bambino, d’intrufolarsi in mezzo agli orfani che il Forgialadri recluta per addestrarli e usarli come ladri di strada, i cosiddetti: “accarezza tasche”..ed è così che Locke inizierà quella che sarà la sua carriera per tutta la vita.  Come ho già detto,dotato di una intelligenza e un acume fuori dal comune, finisce sempre, però, per esagerare, tanto che il Forgialadri decide di disfarsene e lo vende a Padre Catena, sacerdote dell’ordine di Perelandro il misericordioso, per farne suo iniziato. In realtà Padre Catena serve tutt’altro dio: il Tredicesimo senza nome, il Disonesto Tutore, il benefattore. Ovvero il dio dei ladri.  Insieme a lui saranno istruiti anche i due Gemelli Calo e Galdo Sanza e infine Jean Tannen. La storia si snoda tra presente: i nostri ladri sono cresciuti e si apprestano a preparare un colpo, e passato dove si narra della loro formazione presso Padre Catena che li porterà a diventare i più grandi ladri della città, i Bastardi Galantuomini ovvero i più grandi truffatori di tutta Camorr..e Locke sarà meglio conosciuto come “la spina di Camorr”.  So che il furto, il raggiro e la truffa sono azioni degne di biasimo e non di lode, ma la filosofia dei Bastardi Galantuomini e quella di alleggerire le tasche dei ricchi, in barba alla pace segreta stipulata tra il duca di Camorr e il capo della criminalità Il Capa Barsavi, che prevedeva una sorta di “vivi e lascia vivere” a patto che i ladri non toccassero la nobiltà.  Locke e i suoi compiono invece imprese di un altro genere, non furti con scasso o da topi d’appartamento, ma raggiri in grande stile, vere e proprie messe in scena, degne di un regista, tutte organizzate magistralmente dalla mente di Locke e realizzate grazie alla loro preparazione. E pur fingendo di sottostare al capa e alla pace segreta, mantenendo sempre il profilo basso, sono riusciti ad accumulare tanta di quelle ricchezza da non sapere neanche cosa farne Ma non immaginiamo Locke come un Robin Hood…Locke non ruba per dare ai poveri, o per aiutare qualcuno, men che mai ruba per se stesso, per sfoggiare la ricchezza o vivere nell’agio..no lui ruba perché si diverte!! Ma le menzogne si sa hanno le gambe corte e spesso più la storia diventa complessa , più ci si arrotola nelle bugie, fino a che queste ci stringono un cappio intorno al collo.. specie quando il re grigio si mette sui loro passi. La trama è di quelle che io amo: ladri, astuzie, inganni, situazioni limite e modi geniali per uscirne. Avventura a ritmo serrato, la possibilità di annoiarsi è praticamente inesistente! La storia si sviluppa su due piani: l’adesso e il “prima”, ovvero quando Locke (e compari) sono adulti e Bastardi Gentiluomini perfettamente formati e quando invece sono bambini/ragazzi all’inizio del loro percorso “formativo”, se si può chiamarlo così. Si passa dall’una all’altra senza confusione (tranne forse nelle prime venti pagine :D) e sono decisamente complementari.. sebbene seguire un Locke adulto abbia la sua dose di fascino (e che fascino!), ho adorato anche la parte dell’antefatto, anche perché Padre Catena è un mito, c’è poco da discutere! Scott come molti altri autori è piuttosto sadico in certi momenti nei confronti dei suoi lettori affezionati, ma l’aver letto la trama del secondo libro (e se è per questo, anche del terzo XD) mi ha levato l’effetto sorpresa su alcuni avvenimenti.. Quindi se in alcuni punti volete rimanerci male al 100%, NON leggete la trama del secondo libro!! (ok, mi rendo conto che sia un avvertimento privo di senso.. quale persona sana di mente leggerebbe la trama di un libro senza aver prima finito il precedente?! ECCOMI XD) Un libro due pareri (o tre ^^) #2 Ci sono a dir la verità alcune domande che non hanno trovato risposta nelle 605 pagine del romanzo.. Ma mi sono detta che –diamine!- la serie è pensata come formata da ben sette volumi.. Ho tempo per le risposte! (Un po’ come mio fratello che dopo aver visto il primo film di HP <spoiler>Sì, solo il film. I libri per lui sono tabù, ma almeno ha riconosciuto la genialità della Rowling.. I geni della lettura fortunatamente sono passati tutti a me!</spoiler> mi ha chiesto perché Voldemort volesse uccidere Harry.. :D) Sono super fiduciosa che queste questioni saranno risolte al più presto.. Ed ecco perché inizierò il secondo volume il prima possibile! :3 Locke, wait for me!! Cos'è che sopra ogni cosa rende questo libro meraviglioso? I personaggi imperfetti e umani che Scott Lynch è riuscito a creare con la sua mano da maestro. Caratterizzati in maniera eccelsa e resi profondi da mille sfaccettature che li rendono reali, i protagonisti di questa storia sono tra i migliori che io abbia mai incontrato nella mia vita di lettrice. Locke è il genio fatto persona, ha una mente brillante e la furbizia come arma fedele, ma è anche leale verso i suoi compagni, attento e gentile, mai disonesto con la sua famiglia acquisita; non è un super uomo, anzi fisicamente è normalissimo e innocuo, passa decisamente inosservato, ma possiede un’intelligenza rara che gli permette di spiccare su tutti e di affermarsi come miglior ladro di Camorr. Adoro Jean e Catena, due personaggi veramente splendidi, ricchi sorprese, e come rimanere indifferenti a Cimice, che fa di tutto per essere all’altezza dei suoi amici? Ogni personaggio di questa storia è curato meravigliosamente e anche i secondari risultano essere figure solide e di carattere che non rimangono macchie sullo sfondo, ma prendono vita naturalmente sotto gli occhi del lettore. I personaggi sono magnifici, come ho già detto all’apparenza Locke non è nulla di particolare,non fosse per il suo “talento” alla menzogna e alla teatralità. Pur essendo un ladro, ha una sua onestà,ama come fratelli i suoi compagni ed è questo l’aspetto che più mi ha toccato nel libro, la loro unione il loro essere una famiglia. Calo e Galdo i due gemelli, con la loro sagacia e ironia, sono abili nel barare e nel raggiro, Jean con il suo particolare carattere non si separa mai dalle sue asce, le sorelle malefiche, ed abile negli scontri. E poi c’è Cimice..la nuova recluta.. I personaggi sono indubbiamente uno dei punti di forza del romanzo: vorrei essere nata a Camorr e che la poligamia femminile esistesse :(  Primo fra tutti Locke Lamora. Esile e gracilino, sicuramente non spicca e non si fa amare per il suo lato fisico.. Basta con questi personaggi solo muscoli! Io darei mille –umm, diciamo Brad Pitt- per un Locke u.u È astuto, è in gamba, è disonesto e non ruba ai ricchi per dare ai poveri. Ruba per il puro piacere di rubare, eh eh eh! :D Ma soprattutto è una delle persone più leali che io abbia mai avuto il piacere di incontrare come personaggio fittizio. Per lealtà intendo il suo spirito di squadra, il suo essere pronto a sacrificarsi per i compagni, la sete di vendetta che lo assale quando uno dei Bastardi Gentiluomini ha subito un torto.  Ecco la cosa che più mi ha colpito nel libro e che mi ha sorpreso oltre ogni previsione: non so perché, ma tutto mi sarei aspettata da questo libro tranne che un senso di amicizia e di fratellanza così profondo. In certe pagine mi ha quasi commosso, giuro! Sospetto sia per il fatto che ho fatto l’associazione ladro = uomo privo di scrupoli.. aaaah, quanto mi sbagliavo! Non avrei potuto allontanarmi di più dalla realtà, davvero. Questa caratteristica accomuna anche gli altri Bastardi Gentiluomini: Calo, Galdo, Cimice e Jean. Un gruppo di amici stretti tale da essere quasi fratelli :’) Mi sono commossa quando Locke e Jean piangono, davvero :’) Un libro due pareri (o tre ^^) #2 Jean è un grande amico e complementare a Locke: li dove Locke è piccolo e mingherlino, lui è grande e grosso; dove Locke è debole nella difesa, lui è un’arma per uccidere, ferire, combattere; lì dove Locke è la mente, Jean è senza ombra di dubbio il braccio. E insieme fanno scintille, davvero! Una coppia così ben assortita che.. WOW!! Calo e Galdo, i gemelli, mi hanno fatto schiattare dalle risate.. Meravigliosi, come solo due gemelli combina-guai sanno essere! Carinissimo poi il modo in cui accolgono Locke bambino..  Cimice.. Coccolo lui!! <spoiler>Ammetto di essermi aspettata un suo tradimento in corso d’opera.. Il mio sesto senso sta decisamente perdendo colpi!</spoiler> Mi è super piaciuto!  Padre Catena.. IO HO AMATO PADRE CATENA!!! È colui che –sotto le spoglie di un prete cieco di Perelandro, il Disonesto Tutore (UN NOME, UN PROGRAMMA!!) - trova, plasma e segue i Bastardi Gentiluomini. Mi ha fatto morire dal ridere ma mi ha anche fatto super tenerezza, non so bene perché.. Non è proprio quello che si può definire un’affettuosa figura paterna per i Bastardi Gentiluomini.. Ma li cresce e gli insegna tutto ciò che può essergli utile in futuro: come comportarsi nelle più sfaccettate situazioni, come fregare il prossimo, come diventare esseri camaleontici e come fingere di essere semplici ladruncoli di ultima categoria.  Spero vivamente che sia presente anche nel secondo volume, mi mancherebbe ç_ç C’è Sabetha, che formalmente fa parte della lega dei Bastardi Galantuomini.. Appare poco e viene solo nominata e temo/spero che abbia un ruolo centrale nei prossimi volumi.. Io la odio, perché Locke la ama e secondo me le ha spezzato il cuore.. :DD Menzione particolare al Ragno di Camorr. Non posso dire nulla per non fare spoiler clamorosi ma.. IO TI STIMO! AHAHAHAHAHAHAH! Mi ha fatto un sacco ridere, davvero! Una cosa che mi è davvero piaciuta di tutti i personaggi, i buoni, i cattivi, i protagonisti o quelli di contorno è il loro essere umani. Non umani come contrapposto a elfi, animali e via discorrendo.. Intendo dire che non sono macchinette perfette senza difetti, anzi, ne hanno a tonnellate! Li amo tutti, davvero! Il romanzo è corposo, ma non fatevi spaventare dalla lunghezza del testo perché una volta entrati nel mondo dei Bastardi Galantuomini niente riuscirà a distrarvi dalle loro rocambolesche avventure e disavventure. Ammetto che inizialmente non mi sono abituata subito alla storia perché l’ambientazione nuova e particolare, originalissima, affascinante e strana, mi deconcentrava e mi faceva perdere il filo del discorso; bisogna stare molto attenti, infatti, nelle parti descrittive perché il libro è pieno zeppo di nomi di città, zone e cose sconosciute che, se non si assimilano bene, possono causare un calo di attenzione e la nascita di una confusione riguardo ai luoghi che ci vengono presentati sin nel minimo dettaglio e con un’immaginazione lodevole e senza freni.  Lo stile di Lynch è dettagliato ma non tedia, anzi scorre via velocemente e riesce a dare un quadro totale delle varie situazioni in cui si trovano coinvolti i protagonisti. La narrazione è in terza persona e non sempre segue il punto di vista di Locke, ma anche quello di altri personaggi principali o secondari, così spesso il lettore si trova a sapere cose che i Bastardi Galantuomini ancora non sanno e a trovarsi con il battito a mille in attesa di vedere come se la caveranno stavolta e quali piani dovranno progettare per scampare alla sorte peggiore. Non nego di essere stata deliziata dagli intrighi e dalle bugie pensate da Locke e dal suo modo elegante di gestire i furti a discapito delle famiglie signorili. Sì, è vero, i protagonisti di questa storia sono ladri ed è scorretto simpatizzare con persone che rubano agli altri e non svolgono un mestiere onesto, ma quando si tratta dei Bastardi Galantuomini si può fare un’eccezione perché fanno passare le loro gesta quasi come semplici passatempi e non come enormi truffe. Insomma, vederli all’opera è come guardare una recita spassosa e divertente e non si può non tifare per loro, per quanto sbagliato sia il comportamento che adottano.  Elemento imbattibile del romanzo sono i dialoghi. Brillanti, sagaci, irriverenti, divertenti, intelligenti…è stato un vero e proprio piacere leggere le battute che uscivano dalle bocche dei personaggi. Spesso aspettavo di sapere che cosa avrebbero detto Locke o Jean o Catena di una determinata situazione e mai sono rimasta delusa dalle loro chiacchiere, sempre utili e funzionali alla trama ma anche ricche di quotidianità e leggerezza. L’originalità e il valore di questo libro sono indiscutibili e posso affermare con certezza di reputarlo uno dei migliori nel panorama fantasy. La lettura è stata piacevole e appassionante e ho amato questa storia dall’inizio alla fine, nonostante alcuni colpi di scena duri da digerire e alcune situazioni che non si sono risolte come avevo sperato, ma si sa…gli scrittori bravi come Lynch si divertono ad essere cattivelli! Consiglio “Gli inganni di Locke Lamora”??? Assolutamente sì. A tutti. Ai lettori che amano il fantasy, a coloro che adorano le storie inconsuete e ironiche ma anche ricche di azione e pathos adrenalinico, e soprattutto a tutti coloro che vorranno entrare in un mondo pericoloso e affascinante e festeggiare la vita brindando con un gruppo di amici indimenticabili, i Bastardi Galantuomini. Vorrei spendere due parole sull’ambientazione. Che in parte è responsabile dello smarrimento che mi ha accompagnato all’inizio del racconto. L’ambientazione creta da lynch è qualcosa di completamente nuovo. Se per altri fantasy passiamo aggrapparci al mondo medievale o al mondo del passato e partire da lì, con questo libro non possiamo. Dobbiamo fare tutto noi..e spesso mi capitava di non riuscire a stare al passo con i nomi e le descrizioni che l’autore propone. Ha dato un nome a ogni dettaglio, dai mesi dell’anno alle varie parti della giornata, ai venti, alle malattie imperanti ai diversi dei etc..un mondo complesso, i cui ingranaggi si muovono alla perfezione senza incepparsi. Lo stile è limpido e lineare, il ritmo sostenuto ma non precipitoso, si legge velocemente e nonostante il mio iniziale smarrimento, una volta che l’immaginazione riesce a prendere il passo con gli occhi che scorrono le parole, il mondo che si dispiega davanti è incredibile.Uno stile a tratti rude schietto, così come dev’essere la vita di coloro che scelgono la strada come maestra.  Ho decisamente preferito le parti in cui si narrava dell’infanzia di locke e del suo addestramento con Padre Catena. Un altro dei personaggi che ho amato di più. E che incarna questa schiettezza. Grande storia, ottimi personaggi.. Ma non sarebbe lo stesso libro meraviglioso se fosse stato scritto da un altro autore, ne sono sicura. Lo stile di Scott Lynch è qualcosa di memorabile, davvero! Non è un libro per chi si scandalizza per un po’ (ehm, un bel po’! :D) di parolacce.. ma davvero, non l’ho sentito un libro volgare o con parolacce ‘gratuite’. In qualche modo, queste fanno parte della storia in maniera incredibile.. Le sento giustificate, insomma! Mi è capitato di storcere il naso in qualche libro per un uso gratuito e sconsiderato di volgarità.. Però davvero, ci stanno troppo bene! La realtà di Camorr in questo modo è esaltata in tutto il suo splendore.  **Parentesi sull’ambientazione: M-E-RA-V-I-G-L-I-O-S-A. Scott Lynch descrive la città così bene che mi sembrava di essere lì, di sentirne gli odori, i rumori e vedere con i miei occhi tutte le numerosissime imperfezioni. Un libro due pareri (o tre ^^) #2 E poi il modo in cui descrive ogni dettaglio, facendo delle piccole introduzioni quando necessario.. E’ amore, davvero! Scott Lynch è doppiamente benedetto: ha fantasia e sa scrivere. GO for it, Scott!!  (Si è capito che ho adorato il libro?!)
*citazioni*
“Rubo soltanto perché la mia povera cara famiglia ha bisogno di soldi per vivere!” “Bugiardo!” “Rubo soltanto perché questo mondo malvagio non mi permette di trovare un lavoro onesto!” “Bugiardo!” “Rubo soltanto perché devo mantenere quel povero pigrone del mio fratello gemello, la cui indolenza ha spezzato il cuore di nostra madre!” “Bugiardo!” “Rubo soltanto perché sono rimasto temporaneamente vittima di cattive compagnie” “Bugiardo!” “Rubo soltanto perché mi ci diverto un casino!” “Bastardo!”
“A Camorr si dice che la differenza tra commenrcio onesto e disonesto è che, quando un affarista rovina qualcuno, non ha la cortesia di tagliarli la gola per concludere l’affare”
“«È lui il doktore. Io, la gente, son bravo solo a romperla; mica la rimetto insieme» si scusò Jean.
«No, mi sono ammalato dopo una battaglia.Qualcosa di più della solita cacarella e dei piedi indolenziti.Una febbre logorante. Non riuscivo a marciare e sembrava che stesi morendo, così mi hanno lasciato indietro…Me e molti altri.Affidati alle cure di certi sacerdoti itineranti di Perelandro»«ma non sei morto».«Sei in gamba, a dedurlo da prove tanto esili, dopo aver vissuto con me solo per gli ultimi tre anni»
«Quando non sai tutto quello che potresti sapere, è il momento buono per chiudere quella fottuta grancassa ed essere educato.» «Perché, Locke Lamora, un giorno pranzerai con i baroni, conti e duchi. Pranzerai con mercanti, ammiragli, generali e signore d’ogni sorta! E quando avverrà…»Catena mise due dita sotto al mento di Locke sollevandogli il capo, per guardarlo negli occhi. «Quando avverrà, quei poveri idioti non avranno la più vaga idea di pranzare, in realtà, con un ladro.»
“Capisci come i nostri atti, che dall’esterno potrebbero sembrare puramente crudeli e ladreschi, sono in realtà in un certo senso opportuni, se li guardi nel modo giusto?” Come ti chiami, ragazzo?» «Lamora.» «I tuoi genitori devono esser stati ben tirchi, a non darti altro che un cognome. Come altro ti hanno chiamato?» Il piccolo parve meditarci su molto intensamente. «Mi chiamo Locke, come mio padre.»
Se avesse uno squarcio sanguinante in gola e un doktore stesse cercando di ricucirlo, Lamora ruberebbe ago e filo e morirebbe ridendo. Ruba… troppo.» «Ruba troppo», ripeté il sacerdote Senzocchi. «Ruba troppo. Fra tutte le lagnanze, non avrei mai pensato di sentir questa da uno che 
«È una pena, a volte, questo fingere d'esser poveri.» Locke si guardava intorno sognante,
«Hai ragione come sempre, Jean. La cupidigia prima dell'immaginazione.
«A volte penso che tutta quanta la città è stata messa qui soltanto perché gli dei devono adorare il crimine. I borsaioli rapinano la gente comune, i mercanti rapinano chiunque riescano a infinocchiare, Capa Barsavi rapina i rapinatori e la gente comune, la piccola nobiltà rapina quasi tutti e il Duca Nicovante ogni tanto se ne scappa col suo esercito e rapina Tal Verrar o Jerem fino alle mutande, per non parlare di quello che fa ai suoi nobili e alla sua gente comune.» «Perciò noi saremmo i rapinatori dei rapinatori, che fingono di essere rapinatori che lavorano per un rapinatore di altri rapinatori», commentò Cimice.
«Pensate a quello che facciamo come, ah, una sorta di tassa segreta sui nobili con più denaro che prudenza.
«Guardie ubriache e barcollanti in pieno giorno, e guarda che cosa succede nel dannato distretto dei Templi mentre loro stanno a cazzeggiare…»
Don Lorenzo e «Mastro Eccari» si scambiarono ancora un po' di convenevoli; infine Galdo si lasciò infilzare dalla versione più educata possibile di un «Grazie, ma togliti dai coglioni».
«Dieci per il barile. E un altro per dimenticare tutta questa storia, eh?» «Santo demonio, la mia memoria dev'essere defunta, non mi ricordo per cosa mi state pagando.» «Brav'uomo.»
Be', diciamo che mi sono invitato a entrare, son saltato dentro uno e gli ho detto che se mi lasciava star lì e mi consegnava dopo Falsaluce ci sarebbero stati otto soloni per lui.» «Otto?» Calo si grattò il mento. «Quel bastardo sfacciato me ne ha appena chiesti dieci e ne ha avuti undici.» «Ah, be', non importa.» Cimice tossì. «Mi annoiavo a star seduto nel barile, così gli ho sfilato il borsellino. C'era dentro l'equivalente di due soloni in monetine di rame. Una parte l'abbiamo recuperata.» «Stavo per compatirti per aver passato mezza giornata in un barile, ma questa è stata una bella stupidaggine», disse Galdo. «Oh, avanti!» Cimice sembrava sinceramente ferito. «Lui crede che io sia stato nel barile per tutto il tempo, perché dovrebbe sospettare di me? E tu gli hai appena dato un mucchio di soldi, quindi perché dovrebbe sospettare di te? È perfetto! Locke lo apprezzerebbe.» «Cimice, Locke è nostro fratello e il nostro amore per lui non ha confini», replicò Calo. «Ma le tre parole più letali nella lingua Therin sono 'Locke lo apprezzerebbe'». «Uguagliate soltanto da 'Locke mi ha insegnato un nuovo trucco'», aggiunse Galdo. «L'unica persona che la passa liscia coi giochi di Locke Lamora…» «… è Locke…» «… poiché noi pensiamo che gli dei lo stiano conservando per una morte davvero grande. Una roba con coltelli e ferri roventi…» «… e cinquantamila spettatori acclamanti.» I fratelli si schiarirono la gola all'unisono.
«È stato un incidente», disse Locke infine. «Sono stati entrambi incidenti.» «Scusa? Devo averti sentito male.» Gli occhi di padre Catena si strinsero nel debole bagliore rosso della minuscola lampada di ceramica di Locke. «Giurerei che hai appena detto: 'Buttami dal parapetto, sono un piccolo casinista inutile e sono pronto a morire in questo stesso istante'.»
Locke tornò a osservare i ballerini con le funi, sentendo con loro una strana affinità. Non erano i soli ad avere un'ampia occasione di incasinare una delicata pubblica messa in scena, quella mattina.
Se il Don ne fosse stato al corrente, di lì a un paio di secondi Conté avrebbe tentato di inchiodarlo al tavolo con i suoi stiletti. E Jean avrebbe tirato fuori le asce che aveva nascosto sotto la parte posteriore della casacca, e sotto il tendone di seta tutto il gruppetto si sarebbe trovato molto, molto a disagio: un piano saltato non era mai una cosa simpatica.
«Che c'è? Arrabbiato? Diamine, sì, è logico… Arrabbiato di aver incasinato tutto. Di non essere in gamba quanto pensi. Arrabbiato che gli dei abbiano dato a tanta altra gente lo stesso tipo di cervello che hanno dato a Locke Lamora. Che porcata, eh?»
«Che tipo di coltello è questo?» Locke sollevò un utensile arrotondato per imburrare, mostrandolo a Catena. «È tutto sbagliato. Non si può uccidere nessuno, con questo.» «Be', non molto facilmente, te lo garantisco, ragazzo mio.» Catena guidò Locke nella collocazione del coltello da burro e di piattini e scodelle assortiti. «Ma, quando l'alta società si riunisce a cena, è scortese far fuori la gente con qualcosa che non sia veleno. Quell'affare serve a raccogliere il burro, non ad affettare trachee.»
«Uno degli affaroni speciali del tuo vecchio padrone. Dotata, ragazzo mio, dotata, come siete voi, di un talento preternaturale per irritare gli altri.» «È di noi che sta parlando», affermò Calo. «Ben presto sarai compreso anche tu», sorrise Galdo. «Silenzio, imbecilli.» Catena versò uno schizzo di vinomercurio nel bicchiere di Locke, e glielo restituì.
Che cosa dannatamente stupida, sconsiderata, idiota e ridicola! Non ho parole per esprimere la mia ammirazione.»
«Se metti il cervello di Durant in un ditale pieno d'acqua, sembrerà una nave sperduta in mezzo al mare», commentò Jean. In una battaglia leale, quasi certamente l'uomo del Don avrebbe dipinto i muri col sangue di Calo e Locke, dunque era ragionevole che quella battaglia fosse la più sleale possibile.
«Per il bene della mia educazione morale, immagino.» «No, stavolta sto davvero facendo solo il bastardo scansafatiche», rispose Locke.
«Per amor mio… Be', assecondalo e basta. Fallo contento, hai capito?» «Nessun garrista che ami la vita ha mai provato a fare altrimenti. Credi che io sia il tipo da arrivare, in un giorno come questo, e strattonargli i calzoni di proposito? Se tuo padre dice 'Abbaia come un cane', io chiedo: 'Di che razza, Vostro Onore?'»
Cominciamo a traballare, d'accordo? dissero le ginocchia di Locke, ma a quella offerta seguì una controproposta da parte del suo buonsenso: restare semplicemente immobili e non fare nulla, come uno che cammina nell'acqua e vede un'alta pinna nera venirgli dritto incontro.
Ed ecco perché, quando ti trovi faccia a faccia con uno di loro, ti inchini fino a grattar la terra e badi bene a dire 'Signore' e 'Signora'.» …  «Bell'uccello, stronzo», disse Locke. Il Mago dell'Alleanza lo fissò con freddezza, perplesso.
«Scusami», disse Jean. «Spero di non averti fatto troppo male.» «Non occorre che ti scusi», borbottò Locke. «Me lo meritavo davvero, credo.» «La minaccia di uno stomaco vuoto fa presto a riaccendere la saggezza.» Catena sogghignò. «Le avversità sono capricciose, Locke. Non si sa mai quale particolare qualità in te o in un altro ti permetterà di superarle. Per esempio, alzate la mano se per caso il vostro cognome è Sanza.» Calo e Galdo obbedirono, un po' esitanti. «Tutti quelli che si chiamano Sanza possono unirsi al nostro nuovo fratello a cena, stasera», dichiarò Catena. «Mi piace un sacco essere usato come esempio!» disse Galdo.
Sparale bene, le tue stronzate, pensò, sparale molto bene.
«Perché il Re Grigio avrebbe ucciso Nazca?» «Per ottenere l'attenzione del Capa.» Locke sospirò. «Per spaventarlo, cosa che di certo non gli è riuscita, o per farlo incazzare al di là di ogni umano limite, cosa che gli è riuscita.»

Potremmo comprare titoli a Lashain; facciamo conte Cimice e ci sistemiamo come suoi domestici.» «O facciamo conti noi stessi e sistemiamo Cimice come nostro domestico», lo corresse Calo. «Lo facciamo correre avanti e indietro. Sarebbe ottimo per la sua educazione morale.»
«Disonesto Tutore», disse Locke alla stanza vuota. «Se ti ho fatto incazzare per qualche ragione, non c'è bisogno di farla tanto complicata per castigarmi. E se non ti ho fatto incazzare, be', prego che tu continui a trovarmi divertente.»
«Ho bisogno di te», disse il Falconiere. «Ma ti voglio mansueto e grato della mia sopportazione. I tuoi amici sono un'altra faccenda. Vuoi che faccia questo a Cimice, mentre tu guardi? O che lo faccia ai Sanza?» «No… ti prego, no», gridò Locke, rattrappito dallo strazio, le mani premute sulla sinistra del petto. Si ritrovò a strapparsi la tunica, pazzo di dolore come un animale. «Loro no!»
«Pare che la pozioncina di Jessaline abbia riportato su tutti i miei pasti degli ultimi cinque anni», disse Locke. «Non mi resta altro da sputare se non l'anima nuda e cruda. Accertati che non stia navigando in uno di quelli, prima di buttarli via, eh?» Le mani gli tremavano mentre sbriciolava nella brocca la corteccia secca di pino di Somnay; non se la sentiva di perder tempo con un'infusione come si deve. «Mi pare di vederla», disse Jean. «Ed è un brutto affarino storto; stai meglio senza, lasciamo che si perda in mare.»
«Ma non sei morto.» «Sei in gamba, a dedurlo da prove tanto esili, dopo aver vissuto con me solo per gli ultimi tre anni.»
«Giustificato», gorgogliò Cimice. Il sangue gli scorreva dagli angoli della bocca. «Sono… non un secondo? Non… apprendista? Un vero Bastardo Galantuomo?» «Non sei mai stato un secondo, Cimice. Non sei mai stato un apprendista.» Locke singhiozzò.
«Vi prometto un'offerta di morte, fratelli», mormorò Locke dopo aver finito. «Vi prometto un'offerta che gli dei terranno in considerazione. Un'offerta che farà sembrare poveracci gli spettri di tutti i Duchi e i Capa di Camorr. Un'offerta in sangue, oro e fuoco. Lo giuro su Aza Guilla che ci unisce, e su Perelandro che ci ha dato rifugio, e sul Disonesto Tutore che posa il suo dito sulla bilancia quando le nostre anime sono pesate. Lo giuro a Catena, che ci ha tenuti al sicuro. Imploro il perdono per non essere riuscito a fare altrettanto.» Locke si costrinse ad alzarsi e rimettersi al lavoro.
«Vuoi vivere?» domandò Locke. L'assassino non disse nulla. «Era una domanda semplice, e non la ripeterò più. Vuoi vivere? «Io… sì», rispose l'uomo, a bassa voce. «Allora ho il piacere di negarti la tua preferenza.» Locke si inginocchiò accanto a lui, cercò sotto la propria camicia e tirò fuori un sacchetto di pelle che aveva appeso al collo con uno spago.
«Quando vedrai il Disonesto Tutore, digli che Locke Lamora è lento a imparare, ma impara bene. E, quando vedrai i miei amici, di' loro che ce ne sono altri come te, in arrivo.»
«Da' retta a Mastro Ibelius, Locke, e smettila di fare il muso.» Jean gli diede una pacca sulla spalla. «Prendila come un'occasione di esercitare la mente. Raccoglierò tutte le altre informazioni che posso, sarò il tuo braccio. Dammi un piano per fare lo sgambetto a quello stronzo, e io lo spedisco all'inferno. Per Calo, Galdo e Cimice.»
«Se ce la faccio a muovermi, credo che prenderò sette od otto corone e andrò giù in città domani, allora.» «Giù in città? Hai un piano?» «No, neanche l'ombra. Non ne ho la più stramaledetta idea. Ma non cominciano così tutti i miei progetti migliori? Troverò un'apertura, in qualche modo… E poi mi butterò a capofitto, immagino.»
A Camorr si dice che la differenza tra commercio onesto e disonesto è che, quando un affarista onesto rovina qualcuno, non ha la cortesia di tagliargli la gola per concludere l'affare.

Sette corone di ferro bianco, otto tirinni d'oro e qualche solone d'argento tintinnavano nel portamonete di Locke. Era completamente disarmato. Aveva soltanto una vaghissima idea di quello che avrebbe fatto o detto se il suo incertissimo piano fosse andato storto. «Disonesto Tutore, entrerò in questa casa di credito e ne uscirò con quanto mi occorre. Gradirei il tuo aiuto. E, se non me lo darai, va' pure al diavolo. Uscirò con quello che mi serve, comunque.»
«Ne hai di faccia tosta, a fare la parte di un sacerdote di Aza Guilla», osservò l'altra. «Chiedo scusa? Voi stavate per uccidere un sacerdote di Aza Guilla.» «Sì, be', pare che tu ci abbia salvato da quel particolare sacrilegio, no?» «Molto opportuno», disse l'altra sorella. «Non mi sarei mai sognata che fosse così facile.»
«Stai sanguinando parecchio, Tannen. Non sopravvivrai a questa notte, bastardo fottuto.» «Bastardo Galantuomo, vuoi dire. È possibile che sia vero. Ma sai una cosa? Calo e Galdo Sanza stanno ridendo di te, troia.»
«Sono la cautela fatta persona.» «Ohibò, se così stanno le cose, mi auguro di non incontrare mai l'avventatezza fatta persona.» «Ibelius, lascialo in pace», gemette Jean. «Lo stai assillando senza prima aver avuto la decenza di sposarlo.»
«Questi doktori sono una comodità, ma credo che la prossima volta dovremmo pagare un sovrappiù per la versione silenziosa, Jean».
«Disonesto Tutore», sussurrò Locke. «Lo farò, ma l'unica cosa che ti chiedo, l'unica fottuta cosa, è che quando sarà finito mi farai dimenticare. Mi ruberai questo ricordo dalla testa. E, finché avrò respiro, non salirò a più di un metro da terra. Sia lode a te.»
«I Bastardi Galantuomini non si abbandonano tra loro, e non fuggiamo quando abbiamo una vendetta da compiere.»
«Fine del discorso, Jean; sei ridotto troppo male per essere d'aiuto. Io sono sano, sono arrabbiato e sono ovviamente pazzo. Potrebbe succedere qualunque cosa. Ma devo andare, ora.» Locke strinse la mano a Jean, andò alla porta, si voltò. «Taglia la lingua a questo fottuto bastardo.» «Hai promesso», strillò il Falconiere. «Hai promesso!» «Non ti ho promesso un cazzo. Ai miei amici morti, invece… A loro ho fatto certe promesse.»
«Ma avreste potuto accontentarvi del semplice furto», disse Locke. «Avrei dato tutto per tenere in vita Calo, Galdo e Cimice. Avrei dato tutto, se voi me l'aveste presentata così.»
«Quale ladro non combatte per tenere quello che ha?» «Uno che ha qualcosa di meglio», rispose Locke. «A noi interessava di più rubare che tenere; se tenere fosse stato tanto bello, avremmo trovato qualche maniera di usarla, tutta quella fottuta
«Sicché questa è la vendetta», bisbigliò Locke. «Già», sussurrò Jean. Dopo qualche istante, nuove lacrime bagnarono gli occhi di Locke, che li chiuse e scosse la testa. «È una merda.»
«Un giorno, Locke Lamora, combinerai un casino così superbo, così ambizioso, così travolgente che il cielo si illuminerà, le lune gireranno e gli dei stessi cacheranno comete con gioia. E spero solo di essere ancora in circolazione per vederlo.» «Oh, per piacere. Non succederà mai», dichiarò Locke.
«Jean, tu sei un amico migliore di quanto avrei mai potuto immaginare prima di conoscerti; ti devo la vita tante di quelle volte che ho perso il conto. Preferirei morire io, piuttosto che perderti. E non soltanto perché sei tutto ciò che mi resta.»
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