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Un quadro di malefica politica

Creato il 18 gennaio 2011 da Maurizio Lorenzi

Un quadro di malefica politica

di Ennio Di Francesco

Come in un nuovo picassiano “Guernica” sembra si stiano dipingendo i tasselli aggiornati di una politica ormai “malefica”. Certo non è tutta così, ma quanto si legge e osserva suscita in tal senso sdegno e preoccupazione. Talora viene voglia di mollare tutto dinanzi agli spruzzi quotidiani di contraddizioni, gossip, insulti, ricatti, dossier incrociati tra “parlamentari” del popolo. Un presidente del consiglio certamente fornito di altri talenti che racconta barzellette, una con bestemmia finale, e scherza sulla più grande tragedia della storia: l’olocausto. Giustificazione sua e dei cortigiani: era una risata, in privato, e poi ne conosce altre mille! E contro s’ode il parlamentare che strepita evocando in teatrale linguaggio il nuovo reato penale di “stupro costituzionale”. Un senatore che nell’aula solenne ove si approvano le leggi della Repubblica bolla, attraverso il riferimento all’innocente kippah, la terza carica dello Stato di “tradimento” perché ha riconosciuto la tragedia epocale contro gli ebrei. Un altro senatore che, egli stesso con precedenti, proclama erga omnes l’eroicità di un mafioso morto, già condannato. Un altro che brandendo ipotetiche armi e il rozzo dito medio contro l’unità d’Italia scompone la sigla SPQR di millenaria civiltà in insulto maialesco; nel contempo si pasce di crasso nepotismo a cominciare dal figlio dal nomignolo ittico. Un superlongevo senatore a vita, di risaputa ironia, scaglia l’ultima dissacrante pennellata su Giorgio Ambrosoli assassinato mentre indagava sul mix onnicorruttivo mafia-finanza-politica del sindoniano Banco Ambrosiano: “era uno che se le cercava”. Ergo: responsabilità e sacrificio portano rogne, meglio lasciare correre! Anche Emilio Alessandrini, venne ucciso, scrissero i terroristi: “perché con la sua azione stava dando credibilità alle Istituzioni”.

C’è profonda differenza di messaggio? Forse è stata involontaria la gaffe romanesca del divo Giulio, ma non poteva pensarci? Sullo sfondo di questa malefica pittura politica c’è la gente comune, quella di tutti i giorni che deve fare i conti con dissesti ambientali, finanziari e sanitari, fabbriche che chiudono o finiscono all’estero, con minor valore dei salari, disoccupazione e precariato, rincari di energia e persino di acqua, insomma con la lacerante realtà del sopravvivere quotidiano. E’ la gente umile e sconosciuta che, pur mandando avanti il paese, deve nel frattempo apprendere di liquidazioni miliardarie ( da ultimo quella di 40 milioni di euro al banchiere Profumo ) di manager pubblici o privati che hanno speculato coi risparmi di tutti, e persino di avvisi giudiziari all’amministratore dello IOR per spiegare la scarsa trasparenza verso le norme europee antiriciclaggio.

Quante liti e farse in parlamento, ma quale armonica convergenza quando si deve cassare ogni timido emendamento che porti a pur minimi sacrifici per gli “eletti”! Eppure occorre resistere, impedire che si completi un nuovo tragico quadro: quello di Guernica ricorda l’avventura di chi per ideologie “superiori” appiccò, tra il populismo e la rassegnazione della gente, l’incendio che da Italia, Spagna, Germania si estese alla terra intera e bruciò 40 milioni di vite. Il 2 ottobre scorso è stata la giornata mondiale dedicata dall’ONU alla “non violenza nel mondo”. Quale assordante silenzio per questo!

Tiziano Terzani dopo avere visto e descritto il miserevole crollo delle ideologie di ogni colore, invitando tutti a riflettere sul valore vero dell’uomo e della vita, salutava così i “grandi” della politica: “ una risata vi sommergerà”.

www.enniodifrancesco.it


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