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Una rosa per Umberto Eco

Creato il 20 febbraio 2016 da Rivista Fralerighe @RivFralerighe

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In questo infausto inizio di 2016 ci ha lasciato anche il grande Umberto Eco, uno degli intellettuali italiani più celebri al mondo.
“Il nome della rosa” l’abbiamo letto tutti (o quasi): un romanzo potente ed originale, che ha restituito linfa vitale all’editoria italiana in un momento non facile.
Ma il Professor Eco non era solo questo….
Oltre ad essere romanziere di successo – autore di libri indimenticabili come “Il pendolo di Foucault” e “Baudolino” – si era dimostrato nel corso dei decenni personaggio poliedrico e sagace, capace di esplorare aspetti culturali diversi ed eterogenei, ma sempre con un’onestà intellettuale ed una capacità di analisi invidiabili.
Nato ad Alessandria il 5 gennaio del 1932, era cresciuto all’interno dell’Azione Cattolica, da dove se n’era andato sbattendo la porta dopo un’aspra polemica con Luigi Gedda. Successivamente, avrebbe rotto del tutto i ponti con la Chiesa Cattolica, proclamandosi orgogliosamente ateo o – se si preferisce – agnostico.
Saggista prolifico e romanziere un po’ per caso, filosofo e semiologo, linguista ed esperto di estetica medioevale, ha lasciato una traccia indelebile nel tessuto culturale italiano dell’ultimo mezzo secolo.
Nel 1988 aveva fondato il Dipartimento della Comunicazione dell’Università di San Marino. Dall’anno 2008 rivestiva la carica di professore emerito della Scuola Superiore di Studi Umanistici presso l’Università di Bologna.

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L’ultimo “colpo d’ala” era stata la fondazione – assieme a Elisabetta Sgarbi e ad altri esponenti del mondo letterario – della casa editrice “La nave di Teseo”, nata da una fronda interna alla Bompiani a seguito dell’acquisizione del gruppo Rizzoli da parte del colosso Mondadori. Una scelta audace, ma perfettamente in linea con le scelte di un’intera esistenza, vissuta sull’onda del desiderio d’indipendenza e di una curiosità intellettuale più unica che rara.

di Piergiorgio Vigliani



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