Magazine Diario personale

Una storia d’amore d’altri tempi

Da Romina @CodicediHodgkin

Giuseppe e Liliana si sposarono il 23 gennaio 1944. 68 anni fa.

Liliana era poco più di una bambina quando scoppiò la guerra e la sua vita a Cagliari venne sconvolta dal suono delle sirene e dai bombardamenti.

Giuseppe non aveva neanche vent’anni quando una guerra odiosa e insensata lo volle soldato e lo portò via dal suo paesello sul lago di Bolsena, costringendolo a passare i successivi quattro anni a cercare di non farsi ammazzare.

Per lui, le cose iniziarono ad andare meglio nel 1943, quando un gruppo di soldati americani trovò un giovanotto intento a risuolarsi gli scarponi distrutti ritagliando lo pneumatico di un piccolo velivolo. I soldati americani presero in simpatia il giovane italiano dagli occhi grigi e lo portarono con sé. Questo garantì a Giuseppe qualche settimana di relativa tranquillità e pasti garantiti, senza contare che tra gli americani c’era un vero calzolaio che, avendo saputo che Giuseppe si era risuolato le scarpe con materiale di fortuna, decise di insegnargli il mestiere.

La guerra, tuttavia, andava avanti e Giuseppe fu costretto a lasciare i soldati americani. Il vortice della guerra lo portò a Cagliari.

Il primo incontro non sembrò iniziare sotto i migliori auspici, ma sicuramente fu un vero – per quanto maldestro – colpo di fulmine. Liliana, contravvenendo alle rigide regole imposte da suo padre, era affacciata alla finestra del primo piano. Giuseppe camminava per le vie di Cagliari con due suoi compagni soldati e notò immediatamente quella diciassettenne minuscola e scura. Non sapendo come attirare la sua attenzione, non trovò di meglio da fare che lanciarle una delle noccioline che lui e i suoi amici avevano comprato. Il caso volle che calibrasse male il tiro e colpisse Liliana al petto. La giovane, permalosa e fumina, scagliò un paio di insulti contro quel soldato maleducato e rientrò in casa prima che suo padre si chiedesse con chi stava parlando. Maleducato, sì, quel soldato, ma anche molto bello con tutti quei riccioli neri. E poi, maleducato, via, non era stato poi così scortese.

Decisa a incontrare di nuovo il bel soldato, Liliana iniziò a recarsi ogni giorno alla fontana per lavare i panni, scortata da uno o più dei suoi undici fratelli. Si incontrarono di nuovo e dopo alcuni mesi, il 23 gennaio 1944, appunto, si sposarono. Dopo un anno decisero di tornare al paesino sul lago di Bolsena dove Giuseppe era cresciuto e dove – a suon di sacrifici e passione – realizzò il desiderio di diventare fotografo e avere uno studio tutto suo. E vissero per sempre felici e contenti.

Forse non sempre felici e contenti, d’accordo, ma sicuramente sempre insieme. Insieme. Sempre. Per soli 66 anni, in realtà, non 68 perché quasi due anni fa Giuseppe si è addormentato sotto il peso dei suoi novant’anni. 66 anni e non 68, ma vale la pena di continuare a contare gli anniversari perché la morte non è un limite per l’amore. Dicono che quando una coppia sta insieme per molti anni, quello che provano l’uno per l’altra non è più amore. E’affetto, rispetto. Un sentimento figlio dell’abitudine e della paura della solitudine. Io non ci credo. Sono convinta l’amore abbia tante sfumature quante sono le età della vita. Cambia forma, ma è sempre amore. Nel 2006, quando Liliana venne ricoverata per un femore rotto, Giuseppe si ritrovò – il 13 di agosto – a festeggiare il suo ottantacinquesimo compleanno lontano dalla sua Liliana. Per lui non era facile andarla a trovare. Non camminava quasi più e la frattura alla schiena che si era procurato da ragazzino lo tormentava, rendendogli impensabile di affrontare il tragitto in macchina fino alla clinica dove era ricoverata la moglie. Lui le telefonò per farle gli auguri. La figlia e la nipote, spiarono la telefonata da dietro la porta. “Chi lo avrebbe mai detto, Liliana, che dopo tutti questi anni avremmo passato un compleanno lontani…”. La figlia e la nipote, commosse e con il cuore gonfio dell’amore di Giuseppe e Liliana, decisero che no, un compleanno separati non era ammissibile. Convinsero Giuseppe a prendere qualche antidolorifico in più e andare dalla sua Liliana. La sofferenza che gli procurava l’idea di rimanere lontano da sua moglie in un giorno così speciale, evidentemente fu più forte dell’idea dei dolori fisici che la trasferta gli avrebbe procurato. Quando Giuseppe, a bordo della sua sedia a rotelle, entrò nella stanza d’ospedale di sua moglie, lei quasi non riuscì a credere ai propri occhi. Il suo giovane soldato era lì, con un palloncino a forma di fiore e una scatola di cioccolatini. Lei per prima cosa disse che se avesse saputo del suo arrivo si sarebbe pettinata meglio. Poi si abbracciarono e si baciarono e si tennero per mano per un’ora, finché non arrivò il momento per Giuseppe di tornare a casa perché le ossa gli facevano troppo male. Per tre giorni non riuscì ad alzarsi dal letto a causa dello sforzo, ma aveva trascorso il suo ottantacinquesimo compleanno con la donna che aveva auto accanto per la maggior parte della sua vita, e questo gli bastava.

Giuseppe e Liliana si sono sempre amati e in oltre sei decenni insieme, ne hanno passata di ogni. Hanno affrontato le difficoltà del dopoguerra, hanno cresciuto tre figli che gli hanno dato sette nipoti e tre pronipoti. Hanno affrontato le difficoltà del quotidiano, i dolori dell’età, la malattia della giovane nipote e la morte di una figlia di cinquant’anni. Insieme, agendo non come singoli individui, non come una coppia ma come un’unica entità. Si sono amati, supportati, sopportati, compensati. Da una parte l’iperattiva e borbottona Liliana, dall’altra l’ironico e granitico Giuseppe. Sempre insieme, finché la morte, con la sua ridicola prosopopea si è illusa di averli separati.

Questa è la storia di mio nonno e mia nonna. Io, purtroppo, in casa non sono esattamente stata cresciuta in un ambiente familiare stabile e sereno. E’per questo che non ho una visione particolarmente edulcorata della vita di coppia. Ma ho potuto vivere l’esempio nonno e nonna, e tutto quello che so sull’amore e sulla possibilità che possa veramente durare al lungo senza perdere di valore, lo devo a loro.

Poche persone hanno la possibilità di trovare la persona che ameranno senza condizioni per anni. E ancora meno persone hanno la possibilità di trascorrerci insieme tutti questi anni. Eppure può capitare, e io l’ho visto.

Grazie nonna. Rimetti in sesto le tue ossa fratturate e rimettiti in piedi, perché ho bisogno ancora di te. Nonno, io…nonno, sapessi quanto mi manchi e quante volte mi stringo forte al petto il tuo cappello quando ho la sensazione che le cose per me si facciano troppo difficili. Non ho neanche bisogno delle tue foto perché il ricordo di te non è sbiadito. Ricordo ogni dettaglio di te. E ti amo ancora tanto.

Buon anniversario, ragazzi.


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