Magazine Diario personale

Vaffanculo.

Da V

Mi sono spesso chiesta cosa spinga le persone a sceglierne altre,ad etichettarle come ‘speciali’ e a tenersele accanto. A qualunque costo.
Perchè dire “Vaffanculo” è molto più semplice che dire “Parliamone”,perchè le parole hanno un costo e quasi mai è commisurato alle nostre possibilità emotive.
Vaffanculo è una sola parola. Una. Netta. Non si torna indietro e nemmeno si vuole. Io ne ho detti tanti,senza mai pentirmene. Per me parlare ha un prezzo esorbitante:se ti regalo un pezzo di me e tu ti ne vai,come faccio? Ti darò tutto quello che vuoi,ma non le mie parole. Mie mie mie.

Il problema nasce quando la mia lingua sta per articolare l’insulto,ma la mia testa la ferma.È li che capisco di essere fottuta. Si,perchè l’affetto è una fregatura,ti mette in una posizione di svantaggio.
L’affetto brama affetto.
Ti puoi allenare quanto vuoi a fare la stronza,ma ci sarà sempre qualcuno più allenato di te. E ti batterà. Sta pur certo che quella persona avrà tutto il bene di cui sei capace.

Il duplice significato di affetto non è casuale: sentimento,contagio. C’è differenza?

“Mamma,mamma guarda come sono brava!Mamma guardami,guardami!”,ma la sua attenzione è sempre rivolta altrove. Migliorerai,migliorerai ancora e ancora sino a quando non vedrai quello sguardo di approvazione nei suoi occhi. Una bambina in cerca di attenzioni,ecco cosa diventa chi si concede il lusso di voler bene a qualcuno.

Il “Vaffanculo” ogni tanto riaffiora,ma si posa sulle labbra.Non diviene suono.
Non vedi l’errore.
Non vedi il difetto.
Non vedi le motivazioni.
E comunque resti li. E continui a volerle bene,a quella fottuta persona.

V.


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