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Vent’anni di Russia

Creato il 20 marzo 2012 da Geopoliticarivista @GeopoliticaR
Vent’anni di Russia

IN CORSO DI STAMPA

Geopolitica, vol. I, no. 1 (Primavera 2012)

VENT’ANNI DI RUSSIA

 
Nel dicembre 1991 gli Accordi di Belaveža e i Protocolli di Alma Ata sancivano lo scioglimento dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Il giorno 12, con la ratifica da parte del Consiglio Supremo, nasceva ufficialmente la Federazione Russa indipendente. A distanza di vent’anni da quegli eventi cruciali non solo per i destini d’una nazione, ma per il mondo intero ed i suoi equilibri geopolitici, “Geopolitica” ha scelto di dedicare il suo primissimo numero all’analisi di quelli che sono stati i primi tormentati due decenni di vita della Federazione Russa, quale lo stato attuale e quali le prospettive per il futuro. Proprio mentre Vladimir Putin si riappresta a reinsediarsi al Cremlino.
 

Sommario dei contenuti:

Editoriale

 
La Federazione Russa alla prova del multipolarismo

di Tiberio Graziani

La strutturazione del nuovo sistema multipolare è condizionata principalmente dalla capacità della Russia di svolgere un ruolo proattivo in due importanti quadranti del Pianeta. Essi sono l’Asia Centrale e il Mediterraneo. Mosca, al fine di adempiere efficacemente tale funzione, deve rafforzarsi sul fronte interno. Putin, da poco rieletto alla presidenza della Federazione, sarà obbligato ad affrontare contemporaneamente importanti sfide, in particolare quelle connesse alla pace sociale, ai processi di ammodernamento del sistema economico-produttivo nazionale e all’adeguamento dell’apparato di difesa.

Focus

 
Vent’anni senza l’URSS: risultati geopolitici, bellici e strategici per la Russia

di Vagif A. Gusejnov

Il ventennio post-sovietico non è stato favorevole alla Russia sul piano strategico e militare. Le riforme “democratiche” hanno portato all’espandersi della corruzione ed alla dipendenza dell’economia dal solo settore estrattivo. Mosca ha perso i suoi alleati esterni, spesso tramutatisi in avversari con l’ingresso nella NATO, ed ha visto l’instabilità diffondersi persino entro i suoi confini, nel Caucaso settentrionale. Le forze armate d’epoca sovietica si sono disfatte assieme all’URSS. Il nuovo corso inaugurato da Putin ha sanato o per lo meno contrastato molte delle tendenze negative, ma in ogni caso la Russia dovrà convivere con una situazione di inferiorità militare rispetto agli USA, alla NATO ed alla Cina. Perciò dovrà trovare mezzi non militari per assicurare la sua difesa.

 
La cooperazione tra la Russia e l’Unione Europea

di Aleksandr V. Gruško

La cooperazione russo-europea è ben avviata ed agisce tramite una serie d’accordi, meccanismi di consultazione e spazi di collaborazione, che vanno oltre i rapporti economico-commerciali, che pure sono il perno del rapporto. Uno stretto coordinamento a livello di politica estera è auspicabile per affrontare le nuove sfide ed il quadro geopolitico in evoluzione. Nel quadro delle relazioni russo-europee, grande importanza ha il rapporto privilegiato con l’Italia.

 
Il nuovo ordine mondiale ed il rapporto russo-europeo

Natalija A. Naročnickaja

L’articolo consiste nel testo dell’intervento pronunciato il 25 maggio 2011 a Berlino, durante la presentazione di un’opera del professore ambasciatore I. Maksimičev. Questa è l’epoca della globalizzazione, sostiene la dottoressa Naročnickaja, ma la sua dinamica non è necessariamente legata all’ideologia della globalizzazione, che ha negato il principio di sovranità nazionale imponendo una gerarchizzazione tra gli Stati. Sulla base del riconoscimento della pari dignità storica, culturale e statuale Russia e Europa possono rapprocciarsi. L’Europa senza la Russia non può essere un attore mondiale.

 
Intervista a Sergio Romano

Giacomo Guarini

Per consolidarsi come attore mondiale la Russia deve modernizzarsi economicamente. Senza tale modernizzazione, la stessa Unione Eurasiatica potrebbe non portare agli effetti desiderati da Putin. I rapporti con l’Unione Europea sono ostacolati dalla presenza della NATO e della sua attitudine anti-russa: l’UE dovrebbe avere una politica estera e di difesa autonoma, e si potrebbe creare un sistema di sicurezza collettiva paneuropeo, con l’inclusione della Russia. Il desiderio di non vedere rafforzarsi ulteriormente la posizione degli USA favorisce i buoni rapporti di Mosca con la Cina e la sua difesa della Siria e dell’Iran.

 
Investimenti destinazione Russia

Eleonora Ambrosi

Il tema dell’export riveste un ruolo cruciale per il nostro Paese, soprattutto in questo periodo di crisi. Quali sono i Paesi più promettenti? La Russia si trova all’interno di questo gruppo già da un po’ di tempo. Il consolidarsi della sua economia e della partnership con l’Italia la pongono di diritto fra i Paesi che offrono vere opportunità per i nostri investimenti. Non ci si riferisce solo alla grandi multinazionali, già presenti nel Paese, ma agli imprenditori in cerca di nuovi sbocchi per le loro attività e i loro prodotti. Oggetto dell’articolo è quindi una presentazione dell’evoluzione del mercato russo e una descrizione dell’attuale situazione economica, in grado di fornire ulteriori elementi a tutti coloro che intendano approcciarlo.

 
La Russia e l’integrazione post-sovietica: dalla CSI all’Unione Eurasiatica

Mahdi Darius Nazemroaya e Nailya Okda

Con la dissoluzione dell’URSS, nel 1991 nacque la Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) in un “divorzio civile”. Da allora il blocco occidentale si è esteso e ultimamente guarda allo spazio post-sovietico come a una nuova frontiera d’espansione. L’Asia centrale è stata oggetto di particolari mire ed interessi. Sin dall’inizio della CSI, il raggruppamento post-sovietico ha dovuto fronteggiare una certa ostilità e diverse organizzazioni regionali, incluse alcune nate dentro i forum della CSI e da sue iniziative regionali, sono emerse tutte per integrare la Federazione Russa, l’Asia Centrale e il resto dello spazio post-sovietico. L’Unione Eurasiatica può essere l’organizzazione in grado di realizzare la tanto a lungo ricercata integrazione regionale, ma giunge in un momento in cui la Russia sta affrontando crescenti sfide interne ed esterne.

 
Il ventennio post-URSS del Caucaso: la Russia in bilico

Marilisa Lorusso

Il ventennio che separa il 1991, anno dello scioglimento dell’URSS, dal 2011 appena conclusosi, ha avuto come protagonista il Caucaso. Protagonista triste di una cronaca di guerre e sfollamenti: due guerre cecene, una guerra ingusceto-ossetina, tre guerre secessioniste in Georgia, il conflitto in Nagorno-Karabach. Un triste primato di scontri che rende questa zona, per la prospettiva russa, anche ora che i conflitti aperti paiono sedati – o in alcuni casi passati a essere conflitti a bassa intensità o cessate-il-fuoco segnati da frequenti violazioni – la più turbolenta della Federazione, per quanto ricade all’interno dei suoi confini, e una di quelle con i vicini più problematici, per quanto riguarda il Caucaso meridionale. Un dedalo che pone quotidianamente sfide alla statualità russa in termini territoriali, di sicurezza, di legittimità interna e di posizionamento nell’arena internazionale.

 
Il divorzio tra Russia e Ucraina

Vladimir A. Dergačëv

L’Ucraina indipendente è contesa tra la Russia e gli USA, che vorrebbero entrambi inglobarla nel proprio sistema “imperiale”. Ciò si riflette nelle due opzioni che si pongono oggi a Kiev: aderire alla Zona di Libero Scambio proposta dall’Unione Europea, o all’Unione Doganale con Russia, Bielorussia e Kazakistan. L’Ucraina si trova a compiere la sua scelta in posizione di debolezza ed incertezza strategica. Una gestione corrotta della cosa pubblica sta de-industrializzando il paese. Gli oligarchi, timorosi per i propri capitali esportati all’estero, stentano a portare il paese verso la Russia – la scelta strategicamente più vantaggiosa – per timore di subire ritorsioni personali da parte dell’Occidente. In questo quadro d’incertezza sta inserendosi la Cina, che potrebbe riuscire ad instaurare un suo protettorato in Europa Orientale.

 
1991-2011: vent’anni di strategie in Asia Centrale

Marco Ferrentino

In questo articolo si fornisce una breve sintesi degli sviluppi politici che, nel ventennio post-sovietico, hanno interessato l’Asia Centrale. All’interno del primo capitolo, “Le politiche macroeconomiche dell’URSS e della Federazione Russa a confronto”, s’analizza il mutamento degli interessi e dei principali vettori dello sviluppo economico (e quindi delle strategie internazionali) che si è realizzato in Russia conseguentemente al passaggio da un’economia socialista ad un’economia di mercato, e alla ridefinizione dei confini. Nel secondo capitolo, “Le problematiche relative alla “transizione” nelle repubbliche dell’Asia Centrale”, si richiama l’attenzione del lettore sulle condizioni socio-politiche specifiche dell’area analizzata al momento dello scioglimento dell’Unione Sovietica. Infine, nel capitolo “Dalla centralità dell’Uzbekistan alla crescita della potenza kazaka”, l’intenzione è di illustrare le politiche attuate dai principali stati centro-asiatici, ed i loro risultati.

 
Stanno nascendo delle shatterbelts nel cuore dell’Eurasia?

Phil Kelly

Le “shatterbelts” sono regioni in competizione al loro interno, in cui è intrinseco un potenziale d’escalation verso il conflitto e persino la guerra aperta. Il loro schema è duplice, ossia ha due livelli – strategico e regionale – per cui la competizione è sia tra rivali strategici esterni, sia tra rivali regionali interni. La shatterbelt si forma quando Stati d’entrambi i livelli s’intrecciano verticalmente l’un l’altro, e le potenze strategiche s’allineano con alleati o clienti regionali. Oggi non ne esiste alcuna, ma si può intravvedere la formazione di quattro shatterbelts in un futuro prossimo, assumendo che gli Stati Uniti comincino a venir meno alle loro responsabilità egemoniche, e che uno sfidante (o più) s’affacci nello scenario globale – presumibilmente la Cina e/o la Russia. Se queste condizioni si verificassero, le shatterbelts che sorgerebbero sarebbero: la penisola coreana, Taiwan, il Pakistan, e gli Stati musulmani dell’Eurasia Centrale.

 
Intervista a S.E. Almaz N. Khamzayev

Luca Bionda e Konstantin Zavinovskij

Intervista a cura di Luca Bionda e Konstantin Zavinovskij, ricercatori associati all’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie. S.E. L’Ambasciatore tratta di: ruolo del Kazakistan nella comunità internazionale; rapporti con l’Italia e l’Unione Europea; Spazio Economico Comune con Russia e Bielorussia; disarmo nucleare; potenzialità del turismo in Kazakistan; problematiche ambientali; lotta al narcotraffico.

 
Kazakistan: opportunità d’investimento per le imprese italiane

Luca Bionda

Il Kazakistan è noto in Italia soprattutto come il paese in cui opera l’ENI nell’estrazione e logistica degl’idrocarburi, in particolare presso il grande giacimento caspico di Kašagan. Tuttavia, le opportunità economiche offerte alle imprese italiane dal paese centroasiatico non possono ridursi solo al petrolio ed al gas. Il Kazakistan è un paese poco conosciuto ma enorme, grande quanto l’intera Europa Occidentale. Possiede ingenti risorse minerarie, una forza lavoro qualificata ed un governo impegnato sulla strada della modernizzazione. Presto il Kazakistan non sarà più solo un fornitore di materie prime, ma risalirà la scala produttiva verso prodotti a maggiore valore aggiunto.

 
La direttrice “Pacifico” nella politica statunitense e la Russia

Armen G. Oganesjan

Gli USA stanno spostando il focus della propria politica estera verso l’Oceano Pacifico. Il pericolo è che nella regione si crei una mini-NATO, e che gli altri paesi siano perciò costretti a rafforzare i loro blocchi militari o crearne di nuovi. Washington trascura il fatto che la Russia non potrà rimanere inerte. Un maggior ruolo dei BRICS o un’Europa da Lisbona a Vladivostok potrebbero essere soluzioni alla destabilizzazione.

 
L’unione fa la forza: Russia e Cina assieme per costruire un mondo multipolare

Konstantin Zavinovskij

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica la Russia da potenza globale diventa una potenza regionale. Quindi in un mondo divenuto unipolare Mosca ha bisogno di cooperare con altre potenze regionali per poter far sentire la propria voce sull’arena internazionale. Nella storia della politica estera russa gli anni ’90 sono caratterizzati dal passaggio da una politica estera ‘occidentalista’ ad una ‘orientalista’ e infine a una politica equilibrata tra l’Europa e l’Asia. Nello stesso periodo la Russia unisce le proprie forze con la Cina per la costruzione di un mondo multipolare. In questo articolo si osserva come gli anni ’90 costituiscono la fase in cui viene costruita la politica multipolarista della Russia ed il rapporto con la Cina.

 
Un piede sul Mediterraneo. Le relazioni privilegiate di Russia e Siria nel passaggio dal bipolarismo al multipolarismo globale

Giovanni Andriolo

Terminata la Guerra Fredda, gli stretti rapporti tra Russia e Siria si sono attenuati per poco più di un decennio, fino a conoscere, nei primi anni del 2000, una nuova fioritura. In un mondo nel frattempo cambiato. Tuttavia, l’importanza strategica del piccolo grande Stato vicino orientale e le ambizioni della nuova Russia emergente non potevano non convergere verso un nuovo avvicinamento. Un avvicinamento che nel 2011 ha portato la Russia a proporsi, in sede ONU, come guida degli “emergenti” verso l’affermazione totale di un ordine globale di tipo multipolare. È indubbiamente l’inizio di una nuova era.

 
Le relazioni tra Federazione Russa e Asia Meridionale

Francesco Brunello Zanitti

A vent’anni dal sorgere della Federazione Russa quali sono stati gli sviluppi della politica estera di Mosca nelle aree meridionali e sudorientali del continente asiatico? Si tratta di un aspetto considerevole delle relazioni internazionali russe, data la volontà del paese di tornare a ricoprire un ruolo di primo piano a livello globale. Si possono analizzare diversi elementi: i solidi rapporti con l’India, eredi dell’epoca sovietica; la cooperazione nucleare con Bangladesh e Myanmar; il graduale consolidamento delle relazioni con il Pakistan; i legami economici tra Russia e ASEAN, contraddistinti però da persistenti difficoltà e sfide. L’area presa in considerazione diventerà nei prossimi anni un mercato strategico dal punto di vista energetico, un aspetto fondamentale per un paese esportatore di idrocarburi come la Russia.

 
Declino demografico russo: la soluzione è nella crescita

Alexandre Latsa

Il tema della demografia russa è stato affrontato molto spesso in questi ultimi anni e troppo spesso presentato sotto auspici negativi. In realtà la Russia è uscita da una situazione catastrofica in meno di 10 anni, dopo che i 20 anni che hanno seguito la caduta del muro hanno visto il Paese affrontare un tracollo demografico senza alcun precedente storico, con una caduta delle nascite ed un’esplosione della mortalità. Questo tracollo demografico sembra oggi essere del tutto sotto controllo. La natalità è risalita ad un tasso equivalente a quello della media dell’Unione Europea, e il tasso di mortalità è ormai in caduta libera, conformemente alla seconda parte del piano demografico lanciato dalle autorità russe nel 2005.

 
L’impatto delle politiche neoliberiste in Russia dopo il crollo dell’URSS

Eliseo Bertolasi

A vent’anni dal collasso dell’Unione Sovietica, al di là dei discorsi retorici sulla libertà, sulla democrazia e sulla validità del mercato, qual è l’effettiva situazione che si cela dietro tale evento? Cosa accadde realmente al popolo russo in quegli anni all’impatto con le politiche neoliberiste? Autorevoli analisi di tale cambiamento parlano di costi sociali di tremende proporzioni. L’idea che le libertà individuali siano garantite dalla libertà di mercato, rappresenta un aspetto fondamentale del pensiero neoliberista, fulcro dell’ideologia con la quale gli Stati Uniti non solo guardano, ma cercano di imporre (oggi palesemente anche con la forza) al resto del mondo.

 
Putin: atto terzo

Stefano Grazioli

Dopo i due mandati consecutivi tra il 2000 e il 2008 e l’intermezzo in cui Dmitrij Medvedev ha occupato negli ultimi quattro anni le stanze del Cremlino, Vladimir Putin torna alla presidenza della Russia. Con vecchie promesse da mantenere e nuove sfide da affrontare. Ha cominciato a manifestarsi un certo malcontento nella società russa che Putin non potrà ignorare. Dovrà lottare contro la corruzione e puntare alla modernizzazione economica del paese, affrancandone la crescita dalla dipendenza dagl’idrocarburi. In politica estera la priorità sarà l’integrazione nello spazio post-sovietico.

 
L’Orso russo sulla Scacchiera di Brzezinski

Alfredo Musto

Il paradigma geopolitico dello stratega di Washington come una delle chiavi di lettura della parabola russo-americana. Dal crollo sovietico al “Russorgimento”. La cesura storica della fine dell’URSS e l’emergere del “black hole” eurasiatico hanno incontrato, in questo ventennio, un’iniziativa statunitense ed un nuovo corso realista russo che confermano e smentiscono gli assunti brzezinskiani, incidendo sulla grande scacchiera e modificandone gli equilibri di potenza. Tra certezze e nodi irrisolti, geopolitica e geostrategia rinnovano una partita eurasiatica mai chiusa.

 
La Russia secondo il “modello delle civiltà”: Paese in bilico o civiltà originale?

Alessio Stilo

Il presente studio intende proporre una analisi della Russia alla luce del “modello delle civiltà” enucleata da Samuel Huntington, seguendo un approccio multidisciplinare che consente di convalidare epistemologicamente taluni punti delle sue tesi e rigettarne altri. Il saggio, pur sorretto sul paradigma del “modello delle civiltà”, si avvale del supporto teorico delle più influenti dottrine teoriche e prassi geopolitiche russe. L’attenzione posta alla dimensione imperiale e all’influsso esercitato su tale vocazione dalla tradizione storica autocratica, insieme al ruolo dello spazio geografico e alle inclinazioni culturali eurasiatiche, è funzionale all’obiettivo di dimostrare l’originalità del modello russo e la sua irriducibilità a categorie politiche occidentali.

Orizzonti

 
La crisi strutturale nordamericana ed il nuovo sistema multicentrico

Marcelo Gullo

La crisi attraversata dagli USA è una crisi strutturale che risale agli anni ’80 quando, sulla base d’una divisione internazionale del lavoro architettata dall’élite politico-economica statunitense, cominciò la delocalizzazione industriale verso l’estero (secondo il malinteso principio per cui la sostituzione di fattori, e non la sovrapposizione, incrementa la potenza nazionale). Da allora si è creata, per la prima volta nella storia, una frattura tra l’interesse nazionale degli USA e l’interesse della sua alta borghesia. La crisi porta con sé la fine dell’ideologia neoliberale e dell’ordine finanziario fondato sulla centralità del dollaro, e probabilmente condurrà alla nascita d’un nuovo sistema internazionale multicentrico.

 
Afghanistan: i dubbi del dopo Bonn 2011

Michail A. Konarovskij

L’intervento della NATO in Afghanistan ha molti punti in comune con quello sovietico: dal sostegno al governo modernizzatore all’opposizione armata di guerriglieri islamisti, da una presenza militare quantitativamente analoga al tentativo di giocare la carta del dialogo in prossimità del ritiro. La grossa differenza sta nel clima esterno. Oggi la comunità internazionale è unita nel volere la stabilizzazione dell’Afghanistan, ed un aiuto importante giungerà dall’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva e dall’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai.

La “fine della storia” o un rinnovato paradigma di sviluppo?

Pavel Provincev

Il modello dominante di sviluppo, basato sul liberismo, mostra sempre più le sue pecche: esso deforma la personalità umana e distrugge l’ambiente naturale. La crisi finanziaria è la punta dell’iceberg d’una crisi dell’intero modello, che minaccia di sfociare in instabilità e grandi guerre. L’unica soluzione è cambiare paradigma di sviluppo, ponendo al centro di quello nuovo le tradizioni culturali e spirituali dei popoli, in una perfetta fusione di scienza e cultura.

Gli autori:

ELEONORA AMBROSI Laureata in Scienze linguistiche (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), analista geopolitico per Expo 2015 (Camera di Commercio di Milano), ricercatrice associata all’IsAG
GIOVANNI ANDRIOLO Laureato in Relazioni internazionali e tutela dei diritti umani (Università degli Studi di Torino), ricercatore associato all’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG)
ELISEO BERTOLASI Laureato in Scienze antropologiche ed etnologiche e Lingue e letterature russa e araba, dottorando di ricerca in Antropologia culturale (Università di Milano Bicocca)
LUCA BIONDA Ricercatore associato dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG)
FRANCESCO BRUNELLO ZANITTI Laureato in Storia della società e della cultura contemporanea (Università degli Studi di Trieste), ricercatore associato all’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG), autore di Progetti di egemonia (2011)
VLADIMIR A. DERGAČËV Doktor nauk in Scienze geografiche, docente universitario, fondatore e direttore dell’Istituto di Geopolitica omonimo. Autore di oltre 40 libri e manuali sulla geopolitica
MARCO FERRENTINO Laureato in Storia dell’Europa Orientale, è stato docente d’Italiano all’Università Statale di Buchara (Uzbekistan) ed oggi insegna presso il Centro di Cultura Italiana di Mosca
TIBERIO GRAZIANI Direttore di “Geopolitica”, presidente dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG)
STEFANO GRAZIOLI Giornalista freelance collaboratore di testate italiane e straniere, autore di diversi libri sulla Russia contemporanea
ALEKSANDR V. GRUŠKO Vice-ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa con delega per le organizzazioni europee ed euro-atlantiche
GIACOMO GUARINI Ricercatore associato dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG)
MARCELO GULLO Docente di Strategia presso la Escuela Superiore de Guerra di Buenos Aires
VAGIF A. GUSEJNOV Maggior generale in congedo, direttore dell’Istituto di Valutazione e Analisi Strategica (Institut Strategičeskich Ozenok i Analiza, ISOA) e della rivista “Vestnik Analitiki”
PHIL KELLY Docente di Scienze politiche presso la Emporia State University (Kansas, USA)
ALMAZ N. KHAMZAYEV Ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica del Kazakistan presso la Repubblica Italiana, la Repubblica di Malta e la Serenissima Repubblica di San Marino
ALEXANDRE LATSA Editorialista dell’agenzia di stampa della Federazione Russa “RIA Novosti”
MARILISA LORUSSO Laureata in Russo (Università Ca’ Foscari di Venezia) e Scienze diplomatiche e internazionali (Università degli Studi di Genova), dottoressa di ricerca in Democrazia e diritti umani (Università degli Studi di Genova). Ha collaborato col Ministero degli Affari Esteri come esperta della regione caucasica
ALFREDO MUSTO Ricercatore associato dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG)
NATALIJA A. NAROČNICKAJA Presidentessa del Institut de la Démocratie et de la Coopération di Parigi, storica e diplomatica russa
MAHDI DARIUS NAZEMROAYA Ricercatore associato al Centre for Research on Globalization (CRG), fondatore della University of Ottawa Archaeological Society (uOAS), membro del Comitato Scientifico di “Geopolitica”
ARMEN G. OGANESJAN Direttore di “Meždunarodnaja Žizn’”, rivista del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa
NAILYA OKDA Professoressa presso la School of International Development and International Studies della University of Ottawa
PAVEL PROVINCEV Direttore della Fondazione Russa per lo Sviluppo dell’Alta Tecnologia
SERGIO ROMANO Storico, diplomatico, editorialista de “Il Corriere della Sera” e “Panorama”
ALESSIO STILO Laureato magistrale in Relazioni Internazionali
KONSTANTIN ZAVINOVSKIJ Ricercatore associato dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG)


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