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Viaggio in Paradiso

Creato il 31 maggio 2012 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma

Viaggio in Paradiso

Anno: 2011

Distribuzione: Eagle Pictures 

Durata: 95′

Genere: Azione/Drammatico

Nazionalità: USA

Regia:  Adrian Grunberg

Una fuga all’ultimo respiro detta l’incipit del nuovo film di Mel Gibson, e per molti la cosa non è inaspettata. Vacanze in Paradiso (How I Spent My Summer Vacation), opera diretta da Adrian Grunberg, vede il bello e bravo Mel in prima linea. Non solo ne è il personaggio principale, ma anche il produttore, oltre ad aver partecipato alla scrittura della sceneggiatura .

Nei panni di Driver, un fuorilegge americano, Gibson scappa alle forze dell’ordine statunitensi e, tentando la fortuna, s’infiltra nel territorio messicano, ma la mossa gli varrà un periodo di prigionia in un carcere del tutto insolito.

Viaggio in Paradiso

Internato ne “El Pueblito” di Tijuana, Driver si scontra con le leggi e la corruzione incallita del carcere, il cui ambiente degradato, estremamente malfamato e sotto il comando del Boss Javi, stimola al massimo il suo istinto deviato di sopravvivenza, inducendolo ad assumere un comportamento che gli permetterà, pian piano, di acquistare potere e di mettersi in vista per attuare i suoi piani di evasione. Trova un prezioso alleato in un ragazzino di 10 anni, che, nonostante la giovane età, conosce bene le dinamiche del posto e possiede anche il giusto spirito per potervi rimanere dentro a lungo; Javi e la sua combriccola di malavitosi, gli assicurano protezione e un’esistenza più agiata, in quanto, per via del suo gruppo sanguigno, è il prescelto per donare il suo fegato al Boss.

Scene d’azione e di spicciola ironia accompagnano la trama che vanta una sceneggiatura di primo piano. La storia, infatti, concentra l’attenzione su questo luogo storico, El Pueblito, un carcere che fino a 10 anni fa deteneva il primato per lo stato d’illegalità (stupefacenti, spaccio, armi, oggetti rubati e quant’altro). Più che di un carcere si trattava di un luogo in cui venivano rinchiusi i criminali del posto e in cui regnava indisturbata la legge del più forte. Un territorio degradato, composto da baracche, sporcizia, sovraffollamento umano, disordine e tanta immoralità, in cui chi possedeva i soldi per invocare la protezione dei più forti poteva anche assicurarsi una vita limitatamente decente e sicura, mentre per gli altri era il caso a decidere le sorti.

Viaggio in Paradiso

Il luogo è stato ricreato con molta accuratezza e precisione, cercando di riprodurre sia la situazione di disagio vissuta all’interno, ma anche il tentativo umano di costruire e inventarsi uno scopo per poter sopravvivere in condizioni estreme. Oltre alla scenografia d’impatto, è  fondamentale l’eterogeneità linguistica del posto, che, sicuramente, nella fase di doppiaggio sarà difficile mantenere. La popolazione di El Pueblito è per la maggioranza ispanofonica, ma non mancano quei pochi personaggi, cruciali per il film, in grado di parlare un buon inglese, seppur contaminato dalla sonorità latina. Accanto a loro, si situa il ragazzo di dieci anni, che a livello linguistico rappresenta la via di mezzo e, quindi, la perfetta fusione dello spirito del posto. Astuto, attento, intelligente e in grado di parlare un inglese da madre lingua, introduce a Gibson le personalità di spicco del carcere e gli descrive dettagliatamente la situazione, ma anche il suo doppio gioco.

Avvincente, ma un po’ scontato sotto alcuni punti di vista, Vacanze in Paradiso è senza dubbio degno di essere visto.

Caterina Mirijello

Viaggio in Paradiso
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