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Video. De Magistris ai governatori del Nord: “Fate i professori ma dovete star zitti”

Creato il 10 giugno 2015 da Vesuviolive

luigi de magistris contro i governatori del Nord

Di ritorno dal viaggio a New York, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris parla di imprenditori americani che vorrebbero investire nella città partenopea, di napoletanità nella Grande Mela e anche di immigrazione.

Circa i primi due temi, Luigi De Magistris afferma di avere, con un po’ di sorpresa, conosciuto soggetti interessati a costruire delle realtà imprenditoriali a Napoli, la quale, seppure spesso snobbata ingiustamente in Italia insieme al resto del Mezzogiorno, è una calamita molto forte oltre i confini nazionali, dove si può trovare un pezzo di Vesuvio un po’ in ogni angolo, specialmente negli Stati Uniti, destinazione di molti emigranti dalle terre del nostro Sud una volta fatta l’Unità d’Italia.

Per quanto riguarda l’immigrazione ha fatto riferimento alle parole di ribellione dei governatori delle regioni del Nord, in particolare quelle di Roberto Maroni (Lombardia), Luca Zaia (Veneto) e Giovanni Toti (Liguria), che secondo il sindaco napoletano non fanno altro che esasperare gli animi e seminare odio e razzismo, il tutto per farsi campagna elettorale. Negli anni scorsi, quando la Lega Nord era al Governo e lo stesso Maroni era Ministro dell’Interno, nulla è stato fatto per contenere e meglio gestire i flussi migratori, anzi al contrario, nel 2005 a Dublino il Governo Berlusconi, di cui faceva parte la Lega, ha firmato il regolamento (Regolamento Dublino II) secondo cui gli immigrati giunti in una nazione dell’Unione Europea non possono lasciarla, finché non sia stata esaminata la domanda di asilo. Poiché i disperati non possono che giungere in Italia o in Grecia, al massimo in Spagna, ne deriva che sono bloccati per lo più in Italia, data la vicinanza della Sicilia che da sola accoglie più migranti delle regioni Lombardia, Liguria e Veneto messe insieme. Mentre i siciliani accolgono e aiutano altrove si lamentano, eppure le conseguenze di tale politica europea avallata da una certa Italia a trazione padana le hanno sulle spalle in primis le regioni meridionali, abituate d’altra parte a millenni di scambi, tolleranza e amicizia con ogni cultura del Mediterraneo e del mondo in generale.


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