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Vittorio Faroppa, la papera sacrificale

Creato il 10 novembre 2015 da Calcioromantico @CalcioRomantico

17 marzo 1912, la Francia vince allo Stadium di Torino contro la nazionale italiana. Un grave smacco, se si pensa che solo due anni prima i galletti avevano perso sonoramente all’Arena di Milano. Una sconfitta che per tutti gli osservatori ha un nome e un cognome, Vittorio Faroppa, portiere del Piemonte F.C.. Umberto Meazza sentenzia “El Vittorio stava in porta con piedi larghi e goffi, sembrava una papera”, non immaginando che quel termine rimarrà per sempre nel linguaggio calcistico a indicare gli svarioni dei portieri. La critica colpisce nel segno e Faroppa non vedrà più l’azzurro, neanche da lontano.
L’elezione del povero Vittorio a papera sacrificale nasconde, però, solo in parte il caos che domina in federazione, che si riflette inevitabilmente nella gestione della squadra azzurra e che ci spinge a riavvolgere il nastro di quell’Italia-Francia.

da La Stampa Sportiva

da La Stampa Sportiva

Il 1912 si preannuncia come un anno importante, perché la nazionale per la prima volta parteciperà a un torneo ufficiale: si recherà, infatti, a inizi estate a Stoccolma, per le Olimpiadi. La situazione in FIGC è, però, molto tesa. Nell’agosto del 1911, in una burrascosa riunione, si è deciso di riportare la sede da Milano a Torino e di affidare la presidenza al torinese Alfonso Ferrero di Ventimiglia. La commissione che si occupa (anche) della nazionale ha subito un rimpasto, il secondo in pochi mesi. Ora si chiama Commissione Arbitrale ed è composta dal milanese Camperio, dai torinesi Armano e Goodley, dai genovesi Pasteur, Calì e Mégard, dal vercellese Servetto. Sette dirigenti, cui vanno almeno aggiunti il presidente Ferrero di Ventimiglia e un altro milanese, quell’Umberto Meazza di cui sopra, che continua a svolgere il ruolo di preparatore atletico degli azzurri.
L’immagine di nove teste e altrettanti cappelli, che il 1° marzo 1912, a margine di una partita d’allenamento, discutono della formazione fa tenerezza.[1] Sul piatto ci sono almeno un paio di decisioni da prendere, ma la più sentita riguarda il portiere. De Simoni, della U.S. Milanese, ha difeso la porta azzurra in tutte e sei le partite finora disputate dalla nazionale, ma sta attraversando un periodo di scarsa forma. L’ha difesa anche in questa partitella in famiglia, ma sia lui che Pennano della Juventus non hanno convinto. Della crisi di De Simoni se ne sono accorti anche a Torino, il 18 febbraio, in occasione della sfida persa 6-2 dalla U.S. Milanese contro i granata. Dalle colonne de La Stampa (e della consorella La Stampa Sportiva) qualche giornalista ha allora buttato là l’idea di mandare in nazionale il piemontino Vittorio Faroppa, che -tra l’altro- è fratello di Luigi, consigliere federale. Il sospetto che La Stampa sia facendo eco di desiderata maturati all’interno della FIGC è, dunque, alto. Anche a Milano, sponda Gazzetta, deve esser accaduto qualcosa di simile. Qui il pupillo è Campelli dell’Inter.

Vittorio Faroppa

Vittorio Faroppa

Sono, comunque, in pochi a voler scommettere ancora su De Simoni e così per l’altra partita di allenamento, in programma il 3 marzo tra la nazionale e una selezione di stranieri del campionato, le teste pensanti della Commissione Arbitrale tirano fuori dal cappello il nome di Vittorio Faroppa. Al suo concorrente Campelli tocca, come contentino, la porta degli stranieri. La partita si svolge su un campo irregolare e non riesce a dare reali indicazioni sulle capacità dei singoli portieri. Questo permette alla componente torinese della FIGC di promuovere Faroppa titolare per l’incontro con la Francia. La prova di forza con i dissidenti interni milanesi sembra vinta. La Stampa Sportiva propone distensivamente di alternare i portieri negli incontri a seguire, per valutarli meglio, ma in realtà gongola.[2]

Finalmente arriva il giorno della partita. Vittorio Faroppa scende in campo nella sua città, con addosso gli occhi di tutti e non gliene va bene una. Immobile e goffo, vede quattro palloni finirgli alle spalle e, a detta persino del cronista de La Stampa, in almeno due casi la colpa è sua: l’1-2 è siglato con un “‘inatteso tiro” che termina in rete “senza che questi abbia neanche tentato di parare”; il gol del definitivo di 3-4 di Mesnier arriva su respinta, dopo che “Faroppa para a terra, ma debolmente”.
A rendere il tutto ancor peggiore è la grande prestazione del collega francese Chayrigués, che para una notevole quantità di tiri e, come si suol dire, nel finale salva il risultato.
Con nonchalance anche La Stampa Sportiva scarica alla grande il suo (ex) pupillo Faroppa e si limita a dire che “la sua buona volontà e la sua destrezza furono insufficienti alla bisogna”. Neanche una considerazione sul fatto che difendere i pali del Piemonte, cenerentola della Prima Categoria, e quelli della nazionale non è proprio la stessa cosa. E che emozione e pressione debbano aver giocato un ruolo importante lo si capisce la domenica dopo, quando Faroppa viene stranamente schierato mezzala nella partita di campionato contro l’Andrea Doria.

La cosa che, invece, capisce la FIGC di lì a qualche mese è che tante teste non possono mettersi d’accordo e allora per le Olimpiadi svedesi si affida al solo Vittorio Pozzo, che riveste il ruolo di segretario della FIGC, fa il giornalista ed è stato a Zurigo, in Inghilterra, a Parigi e in Germania. Scelta azzeccata: tutte le teste si accorderanno e daranno a lui la colpa della non buona prestazione olimpica. Ma, per fortuna della federazione, quest’altro Vittorio non verrà bruciato e verrà ripescato più in là con benaltri risultati.

federico

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[1] La prassi prevede che i convocati vengano divisi in due squadre: i Probabili rappresentano la squadra titolare, i Possibili un adeguato sparring partner e un bacino di riserva per i cambi. Non è, però, infrequente che i Probabili che non hanno convinto vengano poi sostituiti da giocatori che non inizialmente convocati. Per Faroppa andrà proprio così
[2] Visto che la Francia fa spostare dal 10 marzo al 17 marzo la partita con l’Italia, la nazionale disputa (su terreno bagnato) un ulteriore match di allenamento contro una rappresentativa di stranieri del campionato: Faroppa è in porta per la nazionale e prende due reti; Campelli, invece, non gioca. La decisione della Commissione Arbitrale comunque non cambia.

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