Magazine Diario personale

Vivere senza lavorare – Il ritorno

Da Mcnab75

pittore da strada

Esattamente un anno fa pubblicai un articolo molto discusso, spesso frainteso nonché ottimo per stanare un certo modo di pensare ultraconservatore, tipico di alcuni italiani. L’articolo era questo: Vivere senza lavorare.
Un’esperienza vera e certificata, non certo un caso d’accademia, messo lì solo per lanciare il discorso.
Poi è successo, che in questi mesi, sul treno, ho conosciuto Melchiorre. Lo vedo quando prendo i regionali sulla direttrice Lombardia-Piemonte, soprattutto sulle linee Milano-Torino e Milano-Novara. Non lo puoi non notare, il Melchiorre, con suo cavalletto pieghevole, la borsa piena di tele da disegno e pennelli, il marsupio consumato alla cintura. E poi è uno che attacca bottone con un niente, cosa che, nel mondo moderno, spaventa la gente, desiderosa soltanto di isolarsi dal mondo grazie a un paio di auricolari.
Il Melchiorre, detto alla milanese, con l’articolo davanti, si definisce un pittore itinerante. Lo è da circa vent’anni, ora che di anni ne avrà circa 55. Quelli del suo paese, dice, lo chiamano “lo strano”, o “il barbun”. Il barbone.

Impiegato in un’azienda di alimentari per qualche anno, il Melchiorre non ha resistito a lungo, irreggimentato in inflessibili orari di lavoro.
Otto ore al giorno, dal lunedì al venerdì, “le semper il stess”, come dicono dalle nostre parti. E’ sempre lo stesso.
Che poi, per carità, è la vita della gran parte delle persone cosiddette normali.
Sicché il Melchiorre un giorno si trova intestata la casa di un suo zio morto giovane, il che gli evita di dover continuare a pagare l’affitto, lui che non si è mai sposato e che se ne è andato dalla casa paterna da giovane.
L’occasione gli dà la spinta per fare una scelta di vita: molla il lavoro sicuro e si dedica a tempo pieno alla sua passione. Si mette a dipingere con serietà, da completo autodidatta.
Non lo conosco così bene da poterlo giudicare, tuttavia si vede subito che è uno che non mirava a fare i soldi o a diventare famoso. Infatti il tempo è passato, e il Melchiorre fa ancora su è giù tra Lombardia e Piemonte, a dipingere paesaggi.

Che poi lui lo ammette candidamente: i suoi acquarelli li vende per qualche euro, e con quei soldi arrotonda una sorta di pensione di invalidità perché è sordo a un orecchio (e che immagino sia una roba veramente minima). I suoi acquirenti sono soprattutto turisti: tedeschi sul Lago Maggiore e nel lecchese, Poi ogni tanto piazza qualche quadro in alcuni ristoranti e trattori tra Novara, Cuneo e nel torinese. Gli italiani, invece, quelli passano, guardano ma raramente comprano.
A suo dire tira su tra i 300 e i 350 euro al mese. Quando sta fuori per la notte, e ogni tanto capita, si appoggia a degli ostelli a buon prezzo che conosce da anni. Roba da 15 euro a notte.

Orta San Giulio, una delle location preferite di Melchiorre.

Orta San Giulio, una delle location preferite di Melchiorre.

Non una vita agiata, quella del Melchiorre, o almeno così la immagino.
Da scrittore immagino anche la sua casa, un vecchio rudere che a stento riesce a mantenere la fornitura di gas e di luce. Per il telefono credo che si arrangi col vecchio Nokia che gli ho visto ogni tanto in mano.
Non è un tipo istruito, il nostro pittore itinerante, ma è uno di quelli che ha una cultura fatta sulla strada. Conosce a menadito tutte le storie dei monumenti che dipinge. Inoltre, tra un viaggio e l’altro, legge molto. Ora non ricordo bene, ma gli ho visto senz’altro diversi Gialli Mondadori (di quelli vecchi, comprati un tanto al KG alle bancarelle delle pulci). Che non sarà la Cultura intesa dai radical chic, ma… a qualcuno importa?

Secondo il mondo normale, Melchiorre è il barbun, il barbone.
Non lavora, perché il suo andare avanti e indietro a dipingere non è un vero lavoro, immagino.
In posti più civili lo chiamerebbero un artista di strada, e magari avrebbe anche qualche sussidio in più. Ma questa è l’Italia, e per gli strambi in realtà c’è poco spazio e una limitata tolleranza.
Ma il Melchiorre se ne frega, e a me pare comunque felice.
Che altro chiedere dalla vita?

simple life

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