Chi ha detto che tutto il tempo che passiamo in rete fra social network, Youtube e Instagram sia tempo perso? Kenneth Goldsmith è convinto del contrario. Così il docente di Poetica all'università della Pennsylvania dedica il corso di scrittura creativa al reale significato di una pratica che solo apparentemente è uno spreco di ore e minuti preziosi. E che invece, giura il professore, può generare prodotti artistici e vera letteraturaProcrastinatori indefessi è giunto il vostro tempo. O meglio la perdita di tempo in rete autorizzata. Prendete il vostro pc, sedetevi in aula, collegatevi e fatevi gli affari vostri per tre ore di fila. Si tratta di un corso universitario in piena regola che dal prossimo semestre un professore dell’Università della Pennsylvania ha deciso di dedicare agli studenti che amano Facebook, i video su Youtube, Instagram, le chat o il porno online.

Il corso, che si intitola, per la cronaca, Wasting time on the Internet, prevede un solo obbligo: distrazione, multi-tasking e navigare senza meta. Lo scopo? Dimostrare che anche dal tempo che in apparenza viene sprecato e dalla noia può nascere un prodotto artistico, una letteratura, la nostra. «Passiamo le nostre vite di fronte allo schermo, per lo più perdendo tempo: controllando ossessivamente i social network, guardando video di gattini, chattando e facendo shopping. Cosa succederebbe se queste attività - cliccare, mandare sms, aggiornare status e navigare a caso - fossero utilizzate come materiale grezzo per creare opere letterarie capaci di coinvolgere ed emozionare? Saremmo in grado di ricostruire la nostra autobiografia usando soltanto Facebook? Potremmo scrivere un grande racconto partendo dalla nostra timeline di Twitter? Potremmo rimodulare Internet come la più grande poesia mai scritta?» scrive il professore sul sito del Dipartimento d’inglese della facoltà, presentando il corso.
E insiste: «Agli studenti verrà richiesto di stare davanti a uno schermo per tre ore, avendo a che fare soltanto con chat room, bot, social network e mailing list». In calce, poi tutta una parte di letteratura critica, con tanto di lista bibliografica: Guy Debord, Mary Kelly Erving Goffman, Betty Friedan, Raymond Williams, John Cage, Georges Perec, Michel de Certeau, Henri Lefevbre, Trin Minh-ha, Stuart Hall, Sianne Ngai, Siegfried Kracauer e molti altri. Insomma, il consiglio è quello di smetterla di avere l’impressione fastidiosa di essere inattivi, sconfiggere il senso di colpa, pubblico e privato, e trovare la chiave per creare un prodotto artistico surreale. Non proprio un gioco da ragazzi. Il docente di Poetica spera di eliminare così lo stigma che da sempre viene appioppato a Internet: un luogo dove perder ore e ore senza far nulla, che coincide con una funzione negativa di inutilità e futilità della rete. Tanto più che in generale, come lui sostiene, oggi stiamo scrivendo e leggendo più che mai nella storia: che poi lo si faccia in chat, con un tweet o un post su un blog invece che attraverso un romanzo o un quotidiano non avrebbe molta importanza.





