Wall Street: che seduta!

Da Pukos

Gli indici Usa chiudono in rosso, ma recuperando

Rimbalzi per Microsoft ed Intel, in calo Ibm, United Tech e Visa. Sul Nasdaq bene Biogen e soprattutto Nxp. In calo Mylan.

Una seduta davvero particolare per i listini americani partiti poco sotto la parità scendevano a rotta di collo per le prime due ore di contrattazione, rimanevano poi abbastanza stabili, finché nell’ultima ora di contrattazione, quando tutto lasciava pensare che potessero riprendere le vendite in concomitanza con il fine settimana, arrivavano invece forti ondate di acquisti che portavano gli indici a stelle e strisce a dimezzare e perdite.

La sensazione è che gli ordini di acquisto arrivassero dai “ritardatari” della vigilia e quindi fossero stati tenuti per la parte finale della seduta, ma naturalmente sono considerazioni … così … prive di riscontri, parzialmente avvalorate dal fatto che anche nel dopoborsa prima abbiamo avuto le vendite ed infine gli acquisti.

Ovviamente sulla seduta ha influito l’andamento del mercato valutario. Oltre quota 1,06 all’inizio delle contrattazioni in Europa, il cambio Eur/Usd è finito sotto quota 1,05 ed il declino sembra sia destinato a proseguire.

Oggi erano in programma un paio di dati macro interessanti e, come sta avvenendo ormai da un po’ di tempo, sono risultati contrastati, l’indice dei prezzi alla produzione è sorprendentemente calato per il quarto mese di fila mentre le attese erano per un aumento. E’ sceso anche l’indice Michigan che, come noto, misura la fiducia dei consumatori, anche in questo caso gli economisti si attendevano un aumento, siamo invece tornati sui livelli di cinque mesi fa. Scesi entrambi i sottoindici che lo compongono, ossia quello relativo alle aspettative e quello riguardante la situazione attuale.

Ma la giornata è stata caratterizzata dall’ennesimo crollo dei prezzi petroliferi, il WTI ha perso quasi cinque punti percentuali scendendo sotto la soglia dei 45 dollari per barile, non tanto differente la storia del Brent in calo del 4,2% e sotto quota 55 dollari.

Certamente il superdollaro incide sul prezzo dell’oro nero, ma non si può continuare ad ignorare il rallentamento dell’economia a livello planetario, nessuno ne parla, ma è un fattore determinante per quanto riguarda il prezzo del greggio.

Insomma, superdollaro e frenata (abbastanza brusca) della produzione industriale un po’ generalizzata spingono il prezzo del petrolio a livelli davvero imbarazzanti alimentando timori per le tante società americane che si sono indebitate buttandosi sullo shale.

Dow Jones (-0,82%) rimbalzano dopo il calo della vigilia Microsoft (+0,88%) ed Intel (+0,42%), rimane invece su quotazioni stellari Unitedhealth (+0,32%)

Soffre per il superdollaro Ibm (-2,34%), in forte calo United Tech (-2,06%) e deve consolidare le valutazioni raggiunte Visa (-1,69%).

S&P500 (-0,61%) cerca di invertire la rotta Oracle (+1,83%), si mantiene su livelli stratosferici Biogen (+1,40%) e terza seduta rialzista di fila per Bank of New York Mellon (+1,24%)

Ancora in fondo alla graduatoria Freeport McMoran (-3,97%), non riesce a frenare la discesa nemmeno Occidental Petroleum (-2,33%) e testa-coda di Morgan Stanley (-2,00%) dopo il gran balzo della vigilia.

Nasdaq (-0,44%) polverizza nuovamente il proprio record storico Nxp Semiconductors (+6,18%), recupera ancora Micron Tech (+2,50%) così come Applied Materials (+1,98%)

Dopo due balzi consecutivi arrivano le prese di profitto per Mylan (-4,08%), continua a scendere Priceline (-2,43%) e dura solo una seduta il rimbalzo di Mattel (-2,42%).

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro


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