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Wholock: il crossover no, non lo avevo considerato!

Creato il 08 settembre 2015 da Cinetvrecensioni

Un crossover tra Doctor Who e Sherlock può essere descritto solo come una creatura mitologica: alcuni assicurano che potrebbe esistere, anche se non l’hanno mai visto e forse non lo vedranno mai; altri non ci credono, ne hanno paura o, semplicemente, pensano sia un’assurdità inventata da dei paranoici con il complesso di Dio.

Le due, possiamo dirlo, maggiori serie tv della BBC sono così diverse tra loro che provare ad accomunarle è un’impresa titanica ma, una volta fatto, si riesce solo ad esclamare “wow, ma allora potrebbero star bene insieme!”. I punti in comune, infatti, sono più di quelli che sembrano. Proviamo ad elencarne alcuni:

  1. Steven Moffat: è lui il principale punto di congiunzione tra i due gioielli inglesi. Ha coideato e sceneggiato Sherlock, ma ha anche sceneggiato moltissimi episodi di Doctor Who e, checché ne dicano alcuni fans della serie fantascientifica, sono stati episodi grandiosi. Qualcuno lamenta l’eccessiva trama, gli eccessivi collegamenti venutisi a creare in DW, come qualcuno lamenta il troppo Out Of Character in Sherlock (soprattutto nella terza stagione). Tutte critiche giustissime ma anche contestabili. Personalmente sono d’accordo con le critiche mosse dai fans di Sherlock ma non con quelle mosse alle nuove stagioni di Doctor Who (in particolare, quelle all’Undicesimo Dottore). Fatto sta che Moffat può essere considerato come il padre di queste due opere d’arte.
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  2. I casi: e sì, entrambi i telefilm si basano su dei casi. Probabilmente questo punto era maggiormente sentito durante le prime stagioni di Doctor Who, quando la trama di sottofondo non era così predominante, quando ogni puntata affrontava una tematica diversa, ma, in fondo, succede ancora adesso, anche se tra mille cavilli e complicazioni.  C’è ancora qualcosa da risolvere, una soluzione da trovare, e la pace e l’armonia da ristabilire, che sia su Raxacoricofallapatorius o a Scotland Yard.
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  3. Mark Gatiss: no, non mi sono scordata di lui. Il punto in comune è forse più debole ma non possiamo scordarci che ha recitato in entrambi i telefilm. Come il cinico e contorto fratello di Sherlock, Mycroft, e come il delirante Professor Lazarus in Doctor Who. Ha fatto anche qualche piccola apparizione insieme all’Undicesimo Dottore e ne ha scritti diversi. Insomma, Mark Gatiss vuol dire qualità (oltre che, quasi sicuramente, delirio puro).
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  4. La coppia: se in Sherlock la coppia è composta dai famosissimi Holmes&Watson, creati dalla mente geniale di Arthur Conan Doyle, in DW è pieno di coppie. Il telefilm stesso è basato sulla dinamica di coppia, quella tra il Dottore e la sua compagna (o, perchè no, compagno). A volte la coppia può trasformarsi in trio o addirittura in un team, ma è una cosa che accade solo in occasioni super speciali, come ad esempio una catastrofe galattica che, ovviamente, ha la sua origine sulla Terra. Perché, si sa, siamo sfigati.
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  5. Il leader: in ogni storia che si rispetti, il personaggio principale deve avere una forte presa sugli altri personaggi (e ovviamente, sul pubblico) e, in entrambi casi, due imponenti figure dominano la scena. Sherlock Holmes (magistralmente interpretato da Benedict Cumberbatch, tanto da far sembrare che l’attore sia nato per questo ruolo) non è proprio un simpatico burlone ma sa come farsi amare (solo almeno da noi). Inoltre risolve indagini che nessuno al mondo sarebbe in grado di sciogliere e, in fondo in fondo, il dottor Watson lo ha ammorbidito. Ma solo un po’. Veniamo poi al Dottore, figura quasi impossibile da decifrare, a tratti oscuro, a tratti ingenuo, a tratti buono, è la star della serie. Tutti sono automaticamente affascinati da lui, non importa che faccia abbia. Potreste vederlo come Tom Baker, come Paul McGann o come David Tennant, ma avrà sempre lo stesso fascino. Inutile cercare di affrontare la profondità di questo personaggio, le sue mille sfumature (altro che 50!) sono così ben fatte e così magistralmente trasportate sullo schermo da farci sognare ogni volta.
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  6. Il luogo dove avviene la magia: i nostri eroi hanno bisogno di un posto dove riflettere, dove trovare soluzioni, ma anche un posto che sia loro di conforto, la loro casa. Per la coppia investigativa più cool del momento è ovviamente il 221B di Baker Street. Qui i due indagano, osservano prove, riflettono e spesso litigano per i più svariati motivi. Ma qui è anche dove si rilassano, scrivono, compongono e suonano, lasciandosi alle spalle morte e assassini. Neanche a dirlo, anche il Dottore ha il suo luogo speciale, che sappiamo tutti essere il suo TARDIS. Nonostante la lunga sigla intenda Time And Relative Dimension In Space, la realtà è molto più semplice, ossia una casa ma anche uno strumento per svelare misteri, perché il TARDIS, spesso, è più sveglio del Dottore stesso.
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È sorprendente la quantità di cose che questi due show hanno in comune e ce ne sarebbero tantissime altre da affrontare, ma siamo qui anche per capire se un crossover sarebbe fattibile oppure no. Il punto da capire è: sarebbe giusto contaminare una perfetta serie crime, con praticamente nessuna lacuna nella trama e con personaggi così reali, con un toccò di fantascienza? A mio parere no, non sarebbe giusto. Ma allora mi chiedo, sarebbe invece giusto andare a dare un po’ di fastidio allo scorbutico Arthur Conan Doyle? Eccome se sarebbe giusto! Una puntata come quella di Shakespeare sarebbe un modo per far entrare in contatto i due mondi che amiamo tanto. Okay, non avremo Cumberbatch e Freeman insieme a Capaldi che insieme salvano il mondo da una super minaccia aliena mascherata da efferato assassino, ma almeno avremo una collaborazione tra uno dei migliori scrittori di gialli mai esistito ed uno dei Dottori più dark mai creato. Penso sarebbe una bella vittoria.

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