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Window shopping among new brands

Creato il 07 aprile 2012 da Hermes
Cari ragazzi,
Ieri sentivo fortemente il bisogno di andare a fare dello window shopping, e così ho bazzicato qua e là alla white gallery, uno dei pochi negozi (pardon, shops) a Roma con un'offerta che noi fashion blogger senza pudore potremmo definire buona.
Che delizia per i miei occhi, ma che sofferenza per il portafogli! Decisamente, troppe cifre con 3 zeri. Comunque, giusto per tentare di provocare anche in voi un attacco di sbavite acuta (mal comune mezzo gaudio, si sa), ho ritenuto doveroso (sì, "doveroso") un accurato report.
Cominciamo dall'entrata, dove troneggiava una linea di scarpe molto carine, colorate, semplici, in pelle stropicciatissima, sottile come un foglio. Toccandole, però, mi sono accorto che, più che pelle come carta, quelle sembravano fatte di carta e basta. Ed effettivamente erano di Tyvek. Ora, se voi disgraziati siete così out da non conoscere questo materiale, sappiate che è usato per impacchettare (non mi chiedete a quale fine) le case. Oppure, da comuni mortali, per le buste di posta aerea. Proprio quello, quello giallastro.
Prendete un po' di questo materiale iper-economico, coloratelo, dategli un look stropicciato per un essenziale effetto vintage (BASTA! IO ODIO IL VINTAGE!) e così avrete queste scarpe.
Le fa una piccola marca (pardon, maison) americana, Conspire to Inspire, che vanta un certo impegno etico. Effettivamente ogni anno i profitti della vendita di una linea di sneakers vengono devoluti a un'organizzazione benefica, come il Common Ground Relief, che si occupa di assistere le persone che sono state colpite da uragani nella zona del sud, sud-est degli USA, come a New Orleans.
Il fondatore, che si definisce un everyday folk (più o meno un "normale disgraziato", secondo la mia traduzione artistica, "persona di tutti i giorni" secondo il più anonimo google translator), dice di aver avuto l'idea di un' azienda "civicamente responsabile" dopo essere stato licenziato per la crisi nel 2009 (quando in Italia non era che un vago ricordo).
Inoltre il packaging è di materiale riciclato, il tyvek (che pure  è un materiale sintetico tipo polietanolo-qualcosa) è riciclabile e i collanti usati sono eco-friendly.
La linea forse non mi entusiasma, ma dovrei avere il coraggio di provarle ai piedi.
Window shopping among new brands
Window shopping among new brandsE questo è solo quello che ho visto all'ingresso. Potete immaginare quanto sarà lungo questo post (muhahahah!)...
Partiamo dalle cose su cui non mi soffermerò troppo: da Ralph Lauren (sì, hanno anche quello) tripudio etnico, come del resto pare sia di moda per questa stagione: belle le polo con ricami di una tigre indiana, di un dragone o pittura stile giapponese sul lato. Sbavosa, sì sbavosa, la polo rugby di Cucinelli a righe salvia e color jeans, che si mischiavano in un effetto delavè. Un po' tipo questa, ma 20.00 volte più pheega:
Window shopping among new brands
E le giacche da uomo? Mi sono divertito a vedere quali avessero asole apribili (per le quali è richiesto più lavoro) e quali no. Neil Barrett ne aveva una molto particolare: fatta come se le asole fossero aperte, quindi con i bottoni "liberi", ma in verità erano ben chiuse e cucite. Bellissima e geniale la giacca biker di Comme des Garçons gessata, regalata a 1200 euro:
Window shopping among new brands
Bella anche una giacca a doppiopetto morbidissima e totalmente destrutturata. Serica, credo fosse un misto di viscosa e cotone, taglio rilassato, asole sartoriali e anche loro "tranquille": erano come inclinate, quasi delle virgole. Il tessuto sembrava quasi tagliato a vivo, o comunque qua e là uscivano dei "mini-volant", dando ancora più naturalezza. Il brand, però, non ve lo svelo (muhahahahah) e prometto a breve un post ad hoc.
C'erano poi una felpa in seta finissima e sbrilluccicante di Paolo Pecora e le giacche di Giorgio Brato e Gold Bunny. In particolare di Gold Bunny un bellissimo k-way in pelle blu.
A proposito, vi racconta una curiosità: in questi giorni si parla molto di agnello Pasquale e della strage degli agnellini. Io non sono un animalista convinto. O meglio, amo gli animali, li tratto bene, ma non mangiarli? Proprio non ci riuscirei. Poi credo che il problema sia più che altro nell'allevamento intensivo e nei modi brutali in cui vengono ammazzati gli animali (e faccio il mio piccolo comprando uova allevate a terra e altre cretinate di poco conto): uccidere un animale per mangiare non mi sembra crudele, stiparli e farli soffrire per guadagnare sì.
Detto questo, l'aneddoto è che l'anno scorso mia madre, poco dopo Pasqua, mi ha comprato un coniglietto dorato (Gold Bunny, in inglese!) della Lindt per eliminare la depressione di quel giorno (scuola? Pene amorose? Non ricordo). Non sia mai che lo mangiassimo! Per colpa sua! (non mangio nè coniglio nè lepre!). Il coniglietto di cioccolata è durato quindi più di sei mesi, finchè un giorno non sono tornato a casa e non ne ho trovato che i resti... uno spesso orecchio un po' sciolto su un tovagliolino. Stranamente l'"animale", invecchiato in casa nostra quasi un anno, era ancora mangiabile. Anzi, chapeau alla Lindt!
Infine, molti pezzi della collezione estiva di Dior Homme, forse la più bella che ha sfilato per questa primavera estate, pardon Spring summer, parigina, essenziale, dai bei colori e con i suoi dettagli in pelle. Un po' deludente la camicia dal collo in pelle, molto piccolo e staccabile, spettacolari i pantaloni con le appliques in pelle all'altezza della cinta, di color latte o canna di fucile. Da orgasmo (scusate la volgarità) la camicia, sempre col collo rifinito in pelle (agnello, guarda caso). Il tessuto particolarissimo: sembra un lino, invece è cotone. Lo si può capire vagamente dalla foto, osservando bene verso la parte sulla stampella, alla vostra destra guardandola.
Questa particolarità rendeva ancora più sofisticato il colore, sempre ardesia/canna di fucile, che sembrava quasi cangiante, o applicato a mano. Notevole.
Altrettanto bello, ma difficile da portare, il gilet bianco candido con lembi di pelle a mo' di sciarpa. Stupenda, anche a detta di mio padre, la giacca, con revers sottili e in pelle nella parte del collo, e con i bottoni e le asole (anche quelle delle maniche, che però, ho controllato, erano sartoriali) coperti dal tessuto.
Rileggendo quello che ho scritto mi accorgo che è una porcata. Calderoli avrebbe saputo fare di meglio. Vabbè, tanto dopo c'è l'immagine. Non vorrei sembrare troppo intelligente come fascion bloggher, se scrivessi cose sensate.
Window shopping among new brands
Window shopping among new brands
Avessi avuto 2000 e passa euro dietro avrei fatto come un emiro arabo, o un serio fascion bloggher, mi sarei portato a casa tutta la collezione. Vabbè, sarà per la prossima ;)
Intanto, auguro a tutti voi buona Pasqua. Io scappo, ci si rivede martedì!

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