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Creato il 19 luglio 2013 da Ronin
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Sono sicuro che tutti comprenderanno il fascino di una casa con 11 buchi rettangolari nei muri, ma dopo 3 anni anche noi abbiamo pensato che sì, va bene lo stile spartano, ma in montagna l'aria è fresca, entrano le bestie, il governo è ladro (e anche i ladri sono ladri), e quindi qualche finestra ci avrebbe fatto comodo.

Dopo aver smontato gli ultimi moncherini che restavano di quelle precedenti ed esserci fatti truffare da un falegname che prometteva di riportarcele agli antichi fasti (senza riuscirci), abbiamo valutato se costruirle noi stessi grazie alle competenze acquisite con le imposte. Abbiamo desistito sia perché le abbiamo guardate bene, quelle imposte costruite da noi, ma anche perché ci siamo resi conto che assemblare delle finestre è qualcosa di molto diverso: gli scuri possono avere delle imperfezioni, le finestre no. Ogni taglio sbagliato, ogni incastro non perfetto, significa spifferi e gelo, e vanificare tutto il lavoro fatto nel tetto per isolare dal freddo.

Ci siamo quindi rivolti a un professionista, un mastro falegname onesto e capace (che al giorno d'oggi non è poco), così da avere un prodotto di qualità che durasse nel tempo.

Ci siamo accordati per eseguire noi alcuni lavori secondari, che avrebbero fatto lievitare il costo senza vero valore aggiunto, ad esempio il trattamento e la verniciatura e il montaggio delle finestre. In questo modo siamo riusciti a tenere il prezzo relativamente basso senza rinunciare a un buon prodotto e abbiamo potuto mantenere almeno parzialmente il nostro stile "fai-da-te", senza prendere il pacchetto completo (altrimenti poi che gusto c'è?).

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Due parole sulle scelte "tecniche", condivise con il falegname. Le finestre sono in legno di pino, che ha un buon rapporto qualità/prezzo: un po' meno economico e morbido dell'abete (in assoluto il legno più cheap, che abbiamo utilizzato per i pavimenti), ma non pregiato e costoso come, ad esempio, la quercia. Da quel che ci è stato dato di capire si usa sempre quel materiale per costruire le finestre, quindi ci siamo adattati.

Per ragioni di efficienza abbiamo anche accettato di buon grado che le finestre fossero costruite con la struttura di quelle moderne, cioè abbastanza spesse, con telai robusti e la battuta finestra-telaio a più livelli di incastro per minimizzare gli spifferi (non so che termine tecnico usare, comunque penso che dalle foto si capisca cosa intendo). La ragione è molto semplice: cercare di fare delle finestre uguali alle vecchie, più semplici e più leggere, sarebbe paradossalmente costato molto di più, perché il falegname avrebbe dovuto seguire un processo diverso da quello utilizzato per le altre decine di finestre che costruisce ogni anno, facendo lievitare il numero di ore necessarie e quindi il costo. I doppi vetri sono stati scelti sia per la ragione appena spiegata che per limitare ulteriormente la dispersione di calore e aiutare il riscaldamento della casa in inverno. Infine, la scelta di farle mono anta invece che doppie (di certo più belle e più "tradizionali") è stata dettata dalla necessità di aumentare la luminosità dei locali, visto che le sagome nei muri sono molto alte e strette (come si usava un tempo) e la doppia anta avrebbe ridotto la superficie di vetro complessiva. Un compromesso con l'estetica che abbiamo accettato di buon grado.

Per prima cosa il falegname ci ha consegnato le 7 strutture di legno, ancora senza vetri, per trattarle e colorarle come preferivamo. Abbiamo dato una mano di antitarlo, due di impregnante e una di trasparente. L'impregnante è stato scelto color pino-larice teak, una tinta che a nostro avviso valorizzava il legno senza scurirlo troppo. La vernice trasparente serve invece per rendere lucido e idrorepellente il legno e ridurre lo sporco assorbito.

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Una volta trattate le finestre le abbiamo riportate all'artigiano, che ha montato i cardini e i vetri e ce le ha restituite. Le maniglie ce le ha fornite a parte per montarle alla fine di tutto ed evitare che si rovinassero nei lavori.

Una volta portate in loco è iniziato il lavoro di montaggio, alla fin fine relativamente veloce. Abbiamo montato ogni telaio avvitando quattro tasselli, due per lato, nelle spalle del muro (ovviamente bucando prima il legno con il trapano per evitare di creparlo).

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In questo modo le finestre erano fisse e stabili, ma mancava il "contorno" che le facesse diventare un tutt'uno con la parete. Per fare questo abbiamo semplicemente steso l'intonaco sulle spalle adiacenti, che quando avevamo intonacato avevamo lasciato volutamente scoperte, andando a congiungerlo sul telaio. Così come abbiamo fatto per i muri, anche in questo caso abbiamo steso uno strato di intonaco grezzo in malta e per poi pennellarlo con un grassello più fine per ridurne le asperità.

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Nei casi in cui il muro circostante non era intonacato ma in pietra (solo una finestra in camera, in realtà) abbiamo riempito solo la fessura fra il telaio e l'inizio del muro, lasciando le spalle stuccate a pietra.

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A questo punto i due lati verticali erano a posto, mancavano i due lati corti in basso e in alto. In alto il problema non è rilevante perché la finestra termina a contatto con l'architrave di legno, quindi l'unico lavoro consiste nel tappare la fessura con un po' di stucco/silicone da legno. In basso invece andava costruito un appoggio come si deve.

Per i davanzali abbiamo scelto di usare il cotto recuperato dai vecchi pavimenti della casa. Era stato valutato anche il legno, in linea con il parquet del pavimento, ma il tutto sarebbe risultato probabilmente troppo pesante e monocolore (inoltre un davanzale di legno non è particolarmente pratico). Abbiamo considerato anche la pietra serena, ma andava comprata/recuperata, e non ci convinceva l'abbinamento con il resto dei materiali.
Alla fine, avendo una notevole quantità di cotto disponibile (in aggiunta ai metri quadri che ci serviranno per i pavimenti al piano di sotto), abbiamo deciso di usare quello.

Credo sia stata una buona idea, perché il rosso mattone ben si sposa con il legno e l'intonaco bianco circostanti. Le fughe sono state fatte con lo stesso colore beige/panna delle stuccature, per ulteriore omogeneità. In tutte le finestre siamo dovuti praticamente partire da zero perché il vecchio davanzale era polverizzato. Abbiamo quindi fatto una colata per arrivare al giusto livello di partenza, facendo in modo che le mattonelle di cotto arrivassero a filo con il telaio, chiudendo la fessura ma senza andare più sopra.

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Il colore spento e macchiato che si vede palesa giusto l'ultimo lavoro lasciato indietro, cioè la pulizia del nostro vecchio cotto per farlo tornare, per quanto possibile, a una tonalità dignitosa. Per farlo useremo la soda caustica, un acido molto invasivo ma in grado di rimuovere lo sporco assorbito per decenni. Dopo averle pulite le mattonelle andranno trattate con una vernice trasparente simil-cera per renderle meno porose.

L'unica scelta che mi lascia perplesso (in quanto fatta dai miei soci) è quella di far sporgere le mattonelle di cotto per circa un dito fuori dal livello del muro: non ne vedo il valore aggiunto e credo sia poco pratico perché bisognerà fare costantemente attenzione ad appoggiarsi e sedersi per non rischiare di rompere o sbeccare il cotto (cosa peraltro già successa). Ma siamo 4 teste e bisogna fare dei compromessi e accettare anche qualche decisione che non convince del tutto: è inevitabile giusto? :-)

Per concludere (o forse l'abbiamo fatto prima, chi cazzo si ricorda) abbiamo cartavetrato gli architravi in legno con la smerigliatrice. La qualità dei nostri architravi passa dallo splendido monoblocco di rovere, come quello sopra la porta d'ingresso, all'accozzaglia di assi/assette/listelli incastrati storti per reggere malamente il muro sovrastante. In realtà questa eterogeneità fa parte dell'atmosfera e dello stile di bucolica decadenza, e ce ne siamo fatti una ragione. Ma per limitare lo sporco abbiamo comunque cartavetrato tutto e riempito le fessure rimaste con vinavil misto a segatura, così da ottenere un surrogato di stucco dello stesso colore del legno.

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Ecco una piccola gallery del lavoro finito. A mia discolpa devo dire che fotografare le finestre non è semplice, a causa della luce che proviene da fuori. E' vero, avrei potuto risolvere chiudendo gli scuri come ho fatto (per caso) nella seconda foto, ma... non ci ho pensato. Shame on me.

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Finora ho parlato delle finestre del primo piano perché ci siamo inizialmente concentrati su quelle (scrivo a luglio 2013 ma i lavori sono stati fatti nell'autunno 2012. Lo so, sono indietro. Grazie). Ora che il primo piano è praticamente concluso (e nei prossimi due post vedrete il risultato), stiamo montando le finestre del piano di sotto. Non mi ripeto perché l'iter è identico a quello illustrato sopra (tranne per la diversa stagione, visibile dall'abbigliamento, che ha reso decisamente più piacevoli le giornate).

Ah, una menzione d'onore va fatta anche al falegname "non-professionista-ma-professionale" che ha costruito le tre finestrelle dei soppalchi (quella sopra l'entrata che si vede nella foto n fondo, quella del soppalco grande che porta sul tetto e il loculo della camera da letto). Per risparmiare un po' di soldi avevamo infatti deciso di limitare il ricorso al falegname alle finestre più grandi, costruendo in proprio le 3 piccole (che sia per le dimensioni che per la posizione erano meno critiche a livello di tenuta del freddo). Il risultato ha superato le aspettative, al punto che credo nessuno sarebbe in grado di distinguere le due "mani" diverse. Quindi ringraziamo sentitamente Rocco per averci aiutato con la sua manualità certosina in un lavoro molto delicato, che da soli ci avrebbe probabilmente messo in difficoltà.

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Funny story: montando la finestra piccola del salone (piano terra), ci siamo resi conto che l'architrave esterno sembrava un po' marcio. L'abbiamo smontato ed era così.

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Abbiamo quindi convenuto che sostituirlo non poteva che migliorare la solidità di quella finestra e, con il lavoro più rapido della storia, l'abbiamo cambiato. Direi che così va meglio.

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Bonus track: la finestra sopra l'entrata è un po' diversa dalle altre. Abbiamo deciso di tenere il davanzale fatto di pietre perché alcune erano molto belle, e anche perché essendo solo un vetro murato (in poche parole, non si apre), per di più sul "vuoto" (perché il soppalco non arriva fino a quella parete), non ci si appoggerà mai nessuno! Inoltre, proprio per la sua posizione sarebbe stato impossibile chiudere un'imposta, quindi abbiamo ovviato montando un'inferriata. Non ricordo se era già nella casa quando l'abbiamo comprata o se l'abbiamo trovata da qualche parte, ma a mio parere fa la sua figura (anche se siamo un po' impazziti a montarla).

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p.s. Il (+1) è il loculo che illumina il soppalco della camera (purtroppo non ho foto). Chiamarlo finestra è eccessivo, ma gli vogliamo bene lo stesso.


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