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Woody Guthrie e la spiritualità

Creato il 16 dicembre 2013 da Bluesmusic

Questo scritto si propone di analizzare il rapporto stretto di Guthrie con la spiritualità sia attraverso il suo rapporto con la “wilderness” – la natura selvaggia e incontaminata, sia attraverso gli spirituals a cui Guthrie si è ispirato per cantare con “mercy”, ovvero pietà e misericordia, la sua denuncia a favore degli “ultimi”.

L’elezione di Barack Obama a Presidente degli States, ha forse permesso al mondo di vedere un’altra America, un’America lontana dagli stereotipi, un’America di cui si vedono spesso immagini distorte attraverso la televisione e il cinema, un’America “minore”, o meglio, un’altra America di cui si parla poco, un’America che sicuramente vale la pena di conoscere più a fondo. E’ l’America che cantava Woody Guthrie, un’America figlia di Henry David Thoreau, Mark Twain, Jack London, Walt Withman e John Steinbeck. Un’America diventata per molti un luogo mitico grazie allo spirito o meglio, alla spiritualità che da sempre lega la sua gente alla wilderness, alla natura selvaggia. Uno spirito che risiede ancora oggi nei suoi grandi parchi nazionali, nelle campagne infinite del mid-west, nella tragica storia dei Native American, nella potenza dei suoi fiumi, nella straordinaria bellezza dei suoi canyon e nell’immensità maestosa dei suoi oceani. Quest’America, con la forza della sua natura, selvaggia e incontaminata, esercitò su Woody Guthrie un grande fascino ed emozioni indimenticabili. Una terra che, nonostante tutto, è ancora, come cantava Woody Guthrie in This land is your land, una canzone tratta da un antico spiritual, una terra che è ancora pronta a offrirti una possibilità. Queste le parole che Guthrie cantava in This land is your land, una canzone che altro non è, se non un formidabile inno spirituale al grande miracolo della creazione. E c’è una frase in quella canzone che spiega tutto meglio di mille parole.
Eccola:
“Mentre camminavo lungo quell’intreccio di strade,
guardai quei cieli infiniti sopra di me,
guardai quella valle dorata sotto di me
questa terra è stata creata per te e per me”.

Un’America quella raccontata da Guthrie, dunque, che prende forma nella descrizione della natura selvaggia, e che trova forse, il suo compimento più completo, nelle canzoni della “Columbia River Collection”, le ballads che Guthrie dedicò alla costruzione delle grandi dighe sul portentoso corso d’acqua che partendo dal Canada arriva sino alle coste del Pacifico, e in cui Woody, raggiunse due magnifici risultati: quello di esaltare la meravigliosa natura americana e quello di trasmettere il messaggio di speranza contenuto nel New Deal di Roosvelt. Parole e canzoni usate per combattere la disperazione che la crisi del 1929 portò in tutta l’America. Ecco quindi che, in questi tempi bui e per certi versi simili a quelli vissuti da Woody, le sue canzoni e i suoi scritti diventano straordinariamente attuali. Il suo modo di raccontare l’altra America è ancora oggi ineguagliabile. La sua capacità di entrare in contatto con il mondo che descriveva era, ed è, assolutamente unica. Guthrie guardava la sua America dritta negli occhi con Mercy – con pietà, pietà e misericordia…Woody Guthrie era una persona profondamente religiosa, seppur non in maniera convenzionale. Woody avrebbe fatto sua, forse, quella famosa frase che recita: “La religione è per quelli che hanno paura di andare all’inferno, la spiritualità è per quelli che all’inferno ci sono già stati…”. E Woody conosceva benissimo la Bibbia e i Vangeli. E conosceva benissimo anche l’inferno. Quello degli oppressi, degli sfruttati, degli umiliati, degli “ultimi” della terra.
E sono tante le canzoni di Guthrie ispirate a celebri spirituals afroamericani, a partire da “This train is bound for glory – questo treno viaggia verso la gloria” che diede persino il titolo alla sua autobiografia. E nella musica spirituale americana c’è un treno che porta in Paradiso. Non occorre biglietto e non ci sono posti di prima classe. I treni di cui canta Guthrie erano i famosi treni merci che viaggiavano da una parte all’altra degli States. Erano quei treni lenti e ciondolanti quelli preferiti dagli hobos e dai bluesmen. Erano quelli i treni più facili da prendersi in corsa. Se avevi una chitarra a tracolla e una pesante sacca da viaggio, quelli erano i treni che si afferravano al volo con meno fatica. E il treno nello spiritual è spesso una metafora della vita. Ed ecco allora che Guthrie ci canta che sul “suo” treno per la gloria, sul “suo” treno per il Paradiso non ci sarà posto né per i cialtroni né per gli imbroglioni.
E Dio solo sa quanto ce n’erano in giro di cialtroni e imbroglioni ai tempi di Guthrie e quanti putroppo ce ne sono in giro, ancora oggi.
Quando Woody scrisse la bellissima “Jesus Christ”, lo fece guardando l’umanità che lo circondava con una misericordia e una pietà, profondissime. Lo stesso Woody disse a proposito del brano: “Scrissi questa canzone nell’inverno del 1940, mentre guardavo fuori dalla finestra di una pensione di New York. Guardai come vivevano i poveri, e poi guardai come vivevano i ricchi: i poveri erano disperati, giù di morale, infreddoliti e affamati, mentre i ricchi stavano lì a bere allegramente whiskey spendendo soldi a palate con donne di malaffare e il gioco d’azzardo. E mi è venuto da pensare a quello che diceva Gesù, e a come sarebbe stato se Gesù fosse venuto di nuovo su questa terra a predicare quello che era solito predicare. Beh, l’avrebbero fatto fuori un’altra volta”.
Anche da questa breve spiegazione viene fuori il grande talento di Guthrie nel raccontarci l’altra America con, e lo ripeto, con MERCY – con pietà, pietà e misericordia…E quante volte abbiamo sentito negli spirituals questa parola; MERCY. E in questi tempi cupi in cui la solidarietà sembra davvero un valore appartenente al passato; in questi tempi senza luce in cui ci sono ancora uomini che negano ad altri uomini pace, uguaglianza e libertà una piccola parola come MERCY può sembrare persino inutile, eppure anche una piccola parola come MERCY – PIETA’ – MISERICORDIA può davvero diventare un grido perentorio che chiede giustizia. Per tutti. Da questa e dall’altra parte del Paradiso.

 


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