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Yang Li, dalla Cina con... discrezione

Creato il 21 ottobre 2012 da Hermes
Quest'estate è stata, per vari motivi, abbastanza deprimente. Un giorno, per sconfiggere quel tremendo misto di noia e tristezza, ho preso l'ipad e sono andato a curiosare tra i nuovi arrivi per l'inverno di un po' di negozi online. Mi sono fermato sul sempre ben fornito LNCC, negozio londinese molto attivo sul web, ricchissimo di nuovi designer.
Quello che ha catturato la mia attenzione è stata una semplice tshirt, però dal taglio boxy, come va di moda quest'inverno, di lana, a un primo sguardo. Probabilmente sarei  passato avanti se non avessi visto il prezzo di quella bella maglietta: sui 700 euro e passa. Piccolo scompenso cardiaco: ho controllato il prezzo per assicurarmi che non fosse 70 la prima volta, la seconda per vedere se fosse in euro o dollari australiani, o improbabili renminbi cinesi. Appurato che quelli erano proprio euro, ho provato a capirne di più.
Il sito spiegava come fosse stata fatta a mano (che poi chissà che significa), da un tessuto double face di lana e cashmere etc etc. Effettivamente era molto bella e fatta bene, piena di dettagliucci interessanti.
Mi aveva preoccupato che non dessero info di dove fosse stata fatta. Di solito questo significa "Made in un-paese-povero-dell'-Asia", e invece no, sulle foto si vedeva ben bene l'etichetta, che esibiva fiera un "Made in Italy".
Yang Li, dalla Cina con... discrezione notare la costruzione particolare davanti-dietro 
Comunque, 776 euro rimanevano davvero troppi.
Così mi sono interessato a questo stilista cinese, nell'ottica di una trilogia di post sullo sviluppo modaiolo della Cina.
 In verità Yang, neanche trentenne, di cinese ha poco: poco nei capi, poco nella formazione. Cresciuto per del tempo in Australia, esce nel 2010 dalla Central Saint Martins, tempio della moda a Londra, ma decide di stabilirsi a Parigi.
Quest'inverno ha presentato la sua seconda collezione.
 A chi gli fa notare come i suoi vestiti poco indichino da dove viene, risponde serafico: "Di sicuro non ci sono ovvi riferimenti alla Cina nel mio lavoro, ma sono nato a Pechino e sono asiatico, quindi non si perde mai l'identità.
Semplicemente non è necessariamente rappresentata con riferimenti nel design del mio lavoro. Ciò detto, essere uno stilista cinese in questo momento storico è interessante. In America gli stilisti cinesi non sono una novità, ma in Europa sì. Chi gioca bene le sue carte avrà successo, ma io non voglio giocarmi la carta del cinese. Io non posso ignorare come mi chiami, ma il mio successo dovrebbe venire da dove lavoro, non da dove sono nato."
Come a dire che vorrebbe evitare una sovraesposizione solo perchè cinese (inutile negarlo, anche io sono stato incuriosito dalle sue origini), e al contempo non vuole cadere nel clichè classico della Cina, di spalle a pagoda e ricami di dragoni, che invece  attraggono molti stilisti europei.
Anche il modo in cui si è avvicinato alla moda è decisamente poco romantico: giocava a basket, e così, osservando il mondo dello sport, si accorse di quanto i vestiti possano rappresentare una personalità. Grazie a questo, e forse all'altezza scarsa, ha deviato dal mondo dello sport per finire in quello, antitetico, della moda.
Li dispensa altri giudizi pragmatici e schietti su tutto quello che è moda: dei giovani designer di cui pullula Londra dice che hanno forte identità ma spesso prodotti immettibili, e dice: "It is sad to make clothes that no one can wear. I wanted to focus on quality..."
Poco sognatore anche sul compito degli stilisti, che per lui è remixare, come DJ, al momento giusto forme già esistenti.
Non a caso, durante l'apprendistato, ha lasciato il poco stimolante Gareth Pugh ed ha lavorato da Raf Simons, "creative Kitchen", lo definisce lui. Uno stilista che riesce a prendere silhouettes femminili d'altri tempi e farle tornare attuali e moderne.
Ed è proprio pensando a Simons che mi sono innamorato del design di Li. Curiosando tra le immagini su google, ho trovato una bellissima maglietta in lana, sempre un po' boxy, che mi ha ricordato l'ultima sfilata per Jil Sander, nella fattispecie il cappottone di lana bicolore (lo vedete qui). Tah dahn:
Yang Li, dalla Cina con... discrezioneOnline è rimasta solo la XL (il mio portafogli ringrazia).  
Nel sito si nota un' ispirazione Cèlinesque per gli ADV, una palette di colori ridotta al minimo, con qualche incursiona qua e là di sprazzi più accesi. I capi sono minimalisti, ma tagliati e costruiti con una precisione chirurgica, spesso double face. Dal sapore architettonico, pare di capire siano anche rifiniti a mano. Interessanti i tessuti, che sono spesso lane o cashmere.  L'attenzione dello stilista è data al womenswear, ma presenta insieme quei pochi pezzi maschili a cui mi interesso io.Per saperne di più potete curiosare sul suo sito, sbirciare i pezzi su www.ln-cc.com e questa è la mia fonte. Ho trovato anche un'intervista di Dazed Digital prima che fondasse il suo brand, ma niente di interessante.

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