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Diego Calaon, l’archeologo della laguna

Creato il 11 aprile 2013 da Tipitosti @cinziaficco1

“Abbiamo scavato d’inverno e faceva davvero freddo. Ma la maggiore difficoltà è stata l’acqua. Tutto ciò che si scava è sotto il livello della marea della laguna. Solo le pompe e un sistema fragilissimo di canalizzazioni interne allo scavo ci permettono di drenare le acque e scavare al di sotto del livello del mare senza essere inondati. Ma, ahimè, basta un piccolo black-out elettrico o un difetto nel sistema di pompaggio di qualche minuto e tutto viene sommerso. Molte volte abbiamo riscoperto il nostro scavo sotto un metro e mezzo di acqua, come una piccola Atlantide, riprendendo pazientemente il lavoro di pulizia e sistemazione, ogni volta”.

Così Diego Calaon, archeologo, nato ad Este (PD) nel ’74, descrive il progetto che lo ha tenuto impegnato nell’ultimo anno. Una fatica che lo ha ricompensato ed ha arricchito il Veneto. Con il suo impegno ha contribuire a riscrivere la storia della sua regione..

Di sé dice che ama “maneggiare” il terreno”, come fanno i suoi genitori. 

Diego Calaon, l’archeologo della laguna

“Sì. I miei hanno un’azienda vitivinicola presso Padova – afferma – sui Colli Euganei. In famiglia tutti hanno sempre dato una mano in campagna. Io, invece, da piccolo, se potevo, mi rifiutavo. Facevo lo schizzinoso e dicevo che mai nella mia vita avrei fatto fatto un lavoro in cui mi sarei sporcato. Oggi lo sanno bene i miei colleghi archeologi. In cantiere sono quello più sporco, quello coperto di fango dalla testa ai piedi. Trovo affascinante rimuovere il terreno con le mani per scoprire come i diversi strati si siano depositati uno sull’altro  nel tempo, E trovo emozionante piantarci il naso in cerca di indizi, che permettano una ricostruzione del passato. Ci si deve davvero sporcare, se si vogliono cogliere le deboli tracce piene di storia di uomini e donne che proprio in quel luogo, dove scavi, hanno camminato, lavorato, vissuto. Le miei origini agricole mi hanno sicuramente lasciato un forte legame con la stagionalità, con lo stare all’aperto e con la coscienza che il paesaggio e la terra che calpesti condizionano ciò che sei e cosa fai. Oggi, poi, forse i miei sono finalmente felici di vedermi, almeno un po’, sporco di terra.

Cosa prova quando scava?

Scavare è un gioco: è come risolvere un quiz poliziesco. Hai davanti a te strati, oggetti a prima vista insignificanti, ma che sono gli scarti di un passato pieno di eventi da ricostruire. Sono tracce di materialità involontarie, che raccontano del passato molto e spesso in  maniera molto profonda. Il problema sta nel capire cosa significano davvero quelle tracce. E questo è il gioco che ci piace.

Qual è stata la scoperta più sensazionale?

E’ questa la domanda che gli archeologi si sentono fare spesso e a volte è una domanda che mette in imbarazzo, poiché la sensazionalità della scoperta è qualcosa che deriva dalla somma di moltissimi giorni di lavoro di un’èquipe. Il tesoro nella grotta che si apre, spingendo una leva nascosta dalle liane, non esiste. Ma è ovvio che capire come funzionava un antico edificio di cui rimangono solo deboli tracce o riuscire a scavare in una fragile sepoltura, sono emozioni impagabili.

Parliamo dell’ultimo lavoro: gli scavi di Torcello.

Diego Calaon, l’archeologo della laguna
 Regione Veneto

Il progetto di Torcello mette insieme la Regione Veneto e l’Università Ca’ Foscari di Venezia in una serie di attività di promozione del patrimonio culturale costiero, tra cui quello archeologico, con l’obiettivo di renderlo condiviso. E’ un progetto Interreg Italia-Slovenia, denominato “Shared Culture”, che prevede fra l’altro una grande attività di formazione di giovani archeologi  e archeometri. Tanti i partner europei coinvolti: Università di Reading (UK), Università di Padova, ricercatori di Nottingham (UK), ricercatori inglesi e americani (Cambridge, Uk e Standford, USA). Il progetto ha avuto un finanziamento di circa centomila euro ed è stato avviato a novembre del 2011. Le attività di pre-scavo si sono fatte la scorsa estate. Abbiamo scavato da novembre 2012 a marzo 2013. Ora siamo tutti in laboratorio a lavare, siglare e studiare: Per l’autunno prossimo dobbiamo  pubblicare i dati di scavo.

Cosa si è scoperto?

Lo scavo ha permesso di ripercorre la storia dell’isola dall’età moderna fino ai suoi inizi, alla fine del mondo romano. Procedendo a ritroso nel tempo, abbiamo scavato gli orti e i campi usati tra il XVI e XVII secolo, ricavati sopra le aree dell’antica città. Zone precedentemente abitate sono state trasformate alla fine dell’età moderna in campi agricoli. Ciò pare corrispondere al definitivo spostamento della popolazione di Torcello, verso Venezia, Mazzorbo e Burano.

 Diceva che hanno scavato delle ragazze.

Diego Calaon, l’archeologo della laguna

L’équipe di lavoro è stata capitanata da archeologhe e  archeometre, che hanno condiviso con me questa esperienza.

Cosa significa per il Veneto questa scoperta? 

Questo scavo contribuisce a riscrivere la storia delle origini di Venezia. Per moltissimi anni si è raccontato il mito delle origini in un modo preciso. Ovvero di come le popolazioni esuli romane si sarebbero rifugiate nelle lagune, scappando da barbari distruttori. Questi scavi dimostrano, invece, una lunga storia di uso e di popolazione di tali lagune.

Come la Regione dovrebbe secondo lei valorizzare questi risultati? 

Questi scavi in laguna sono difficilmente musealizzabili, poiché tutto è sotto i livelli medi di marea. Costerebbe davvero troppo tenere le strutture archeologiche all’asciutto per poterle mostrare. Sarebbe anti-economico. La valorizzazione, però, dei risultati passa attraverso eventi di comunicazione, mostre e pubblicazioni: è quello che stiamo costruendo con la Regione. Ma forse la valorizzazione più completa dell’area sta nel dichiarare finalmente quest’ isola, oggi pressoché disabitata, sito archeologico. Questo posto è ricchissimo di reperti importanti,  ma, secondo una prassi davvero antiquata, non è un’area archeologica, perché non sufficientemente antica. Fortunatamente la sua tutela è legata al buonsenso della Soprintendenza e alle politiche virtuose di Regione, Comune e Provincia. Manca, però, un vero investimento sulla risorsa archeologica, ovvero sulla cultura del paesaggio antico. La difficoltà più grande viene ora. Bisogna cercare i fondi per continuare la ricerca.

Quanto si sente tosto?

Tosto? Vorrei esserlo forse di più. Un tipo? Quello lo sono di sicuro.

                                                                                                            Cinzia Ficco

                                                                                                                                                             Chi è Diego Calaon?

Archeologo da tredici anni. Laureato nel 2000, ha insegnato Archeologia Medievale all’Università di Venezia. Ha partecipato a molti scavi in Italia e all’estero (Montenegro, Siria) e, successivamente, ha iniziato a coordinare sul campo attività di ricerca e didattica. Ha continuato a scavare durante il dottorato di ricerca e dopo. Il tema della sua ricerca è stato “Venezia prima di Venezia”. Nel 2010 ha lasciato l’Università italiana e ripreso in mano la cazzuola. Poi ha avviato collaborazioni con due Università Inglesi (Cambridge e UCLAN) e con l’UNESCO e l’Aapravasi Ghat Trust Fund della Repubblica di Mauritius, occupandosi di Archeologia Coloniale, Slavery e Indentured Labourers. Parallelamente è iniziata una collaborazione come consulente per la Regione Veneto, nell’ambito di un progetto europeo. E’ tornato a scavare a Venezia, o meglio a Torcello.

 


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