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Essere Charlie Kaufman

Creato il 11 settembre 2012 da Cannibal Kid
Condividi Essere Charlie Kaufman Synecdoche, New York (USA 2008) Regia: Charlie Kaufman Cast: Philip Seymour Hoffman, Catherine Keener, Samantha Morton, Tom Noonan, Michelle Williams, Hope Davis, Jennifer Jason Leigh, Sadie Goldstein, Emily Watson, Daniel London Genere: labirinto mentale Se ti piace guarda anche: Essere John Malkovich, Il ladro di orchidee, Se mi lasci ti cancello, Human Nature, Confessioni di una mente pericolosa
La mente di John Malkovich di Essere John Malkovich, gli innamorati di Eternal Sunshine of the Spotless Mind, i gemelli di Adaptation. Alla fine tutto riconduce a una e una sola persona: Charlie Kaufman, l’autore delle sceneggiature delle pellicole con la regia griffata Michel Gondry (Eternal Sunshine) e Spike Jonze (le altre due). Adesso Kaufman esordisce dietro la macchina da presa. Adesso si fa per dire visto che il film è del 2008, ma non facciamoci troppi problemi a livello cronologico, considerando come il protagonista di Synecdoche, New York certo non se ne faccia. Il protagonista del film è Caden Cotard, un autore teatrale. Il protagonista del film è un immenso Philip Seymour Hoffman, l’attore che lo interpreta. Il protagonista del film è Tom Noonan, l’alter ego di Caden Cotard/Philip Seymour Hoffman. Il protagonista del film è Charlie Kaufman. Perché alla fine è questo che fa Kaufman, così come tutti gli autori egocentrici: parla sempre e solo di se stesso, delle sue ossessioni, del suo mondo. Come Woody Allen. Come Federico Fellini. Come Quentin Tarantino. In tal senso, Synecdoche è l’apoteosi della sua visione del mondo e, contrariamente a quanto dice il titolo ingannevole, in realtà non è ambientato a New York, bensì all’interno della mente di Kaufman.
Essere Charlie Kaufman La pellicola parte con un tono piuttosto realistico, almeno per i suoi standard e almeno per quello che può valere la parola “realistico” nel cinema di Kaufman, con scene di vita quotidiana del protagonista insieme alla moglie Catherine Keener e alla figlia. Tutto tranqui, tutto rego, fino a che un banale incidente di vita quotidiana porta Kaufman/Seymour Hoffman all’ospedale. Qui comincia un viaggio attraverso vari medici che lo spediscono da un’altra parte, verso un’altra diagnosi, verso un’altra cura, come nel terzo episodio del Caro diario di Nanni Moretti. La malattia del Kaufman/Seymour Hoffman è però più complessa di quanto la medicina possa spiegare in maniera razionale. La sua malattia è il genio. Philip Seymour Hoffman cioè il protagonista cioè Charlie Kaufman ottiene un cospicuo premio in denaro proprio per il suo genio e decide di spenderlo realizzando un’opera teatrale. Perché se la medicina non può, forse l’arte è in grado di spiegare la sua condizione mentale. E qual è, questa condizione? Charlie, cioè Philip, cioè il protagonista, cioè qualcuno dei suoi numerosi alter-ego, vive in una dimensione temporale tutta particolare, tutta sua, tutta kaufmaniananananannananannana, scusate si è incantato il disco e ne è uscito fuori un ritornello pop, na nanna nananà, na nanna nananà, Charlie Kaufman song, na nanna nananà, na nanna nananà, Charlie Kaufman, cecereccece cecereccece cè, Gusttavo Kaufman.
Essere Charlie Kaufman Synecdoche non è un film. Non è solo un film. Non è tanto un film. È un viaggio nella mente. Dentro la mente. È ciò che sarebbe dovuta essere la serie Awake, ad esempio, invece di trasformarsi nel solito ennesimo telefilm crime. È Inception senza gli effetti speciali e il tocco visivamente grandioso di Christopher Nolan. Se proprio vogliamo trovare un limite alla pellicola è che, a un livello cinematografico e di immaginario visivo, Charlie Kaufman esordiente totale dietro la macchina da presa è bravo ma ha ancora ampi margini di miglioramento prima di passare al livello di un Nolan o dei suoi amichetti Jonze e Gondry, che negli anni passati hanno avuto il compito di trasformare in immagini le sue parole, confuse e geniali. Se come regista Charlie Kaufman per ora è “solo” promettente, come sceneggiatore è un mostro, capace di mettere in scena tutto se stesso e pure il dramma che è la vita di ognuno. Perché nessuna persona al mondo è una comparsa. Tutti sono protagonisti.
Una Michelle Williams straordinariamente brava, persino per i suoi livelli solitamente straordinari.
Una come al solito pure lei grande Samantha Morton che, per una di quelle trovate genialate kaufmanianate, vive dentro una casa incendiata.
Una Catherine Keener artista celebrata dai circoli radical-chic berlinesi.
Philip Seymour Hoffman. Uno nessuno e centomila. I personaggi che lo interpretano a teatro in un’opera che non ha un inizio né una fine, né l’intenzione di andare mai per davvero in scena. Perché il palcoscenico è la vita stessa. Con questo film-labirinto-sudoku, Charlie Kaufman è riuscito a mettere in scena non un momento della vita, bensì tutta la vita. La vita di tutti. Senza nemmeno farci uscire dalla sua mente. Cecereccece cecereccece cè, Gusttavo Kaufman. (voto 8+/10)
(Il film, evidentemente considerato troppo complesso e geniale per il pubblico italiano, da noi non è mai uscito. Lo trovate in rete sottotitolato, nei soliti posti.)

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