La ‘povna oggi ha trascorso il 17 maggio anti-omofobia principalmente al buio, in aula video, coi Merry Men e gli sparuti altri Secondi, a parlare di Appennino. E, proprio per questo – prima di introdurre il film che racconta quello che loro hanno rivissuto lassù, tra le montagne – ha ricordato ai volti luminosi che le stavano davanti il senso di questa giornata.
E – mentre parlava con loro, e registrava i loro sguardi acuti e consapevoli (c’è bisogno di dire che, prima che lei potesse iniziare davvero a spiegarlo, ci aveva già pensato Weber, ad andarle incontro, portando al dibattito il senso della parola “omofobia”?) – la sua mente andava a un episodio dell’anno precedente, protagonisti i Maculati.
Era un venerdì di primavera, e la ‘povna era arrivata a scuola con anticipo, in tempo per il coro.
Mentre sale verso la sala professori, vede Rotondo e il suo Amico che la raggiungono di corsa:
“Prof., ‘povna, prof. ‘povna, che bellezza: solo lei ci può salvare”.
Lo scontato “che succede?” dà la stura a un racconto ansimato con partecipazione crescente.
“Per favore, professoressa, lo può spiegare lei al professore di disegno che dobbiamo andare a prendere spruzzino e straccio? Perché, vede, qui, su questa porta: hanno scritto il suo nome legandolo a una parola usata in senso brutto” – spiega concitato Rotondo, il dito indice a segnalare la faccia del suo Amico.
“Sì, perché di per sé dire ‘omosessuale’ non sarebbe un insulto” – aggiunge più pacato Amico (di, appunto) – ma, prima di tutto, qui è usato un dispregiativo evidente. E poi non credo che siano cose da scrivere così sopra pareti e muri”.
La ‘povna un po’ trattiene una risata a stento, un po’ si gonfia di orgoglio. Poi concede il sospirato permesso e si avvia verso un pomeriggio canoro.
Nel frattempo, riflette. Sul fatto che declinazioni più o meno da caserma della parola “omosessuale” si spendano non solo tra i ragazzi, ma, purtroppo (e in misura leggera e assai più sottile e insultante), anche tra la maggioranza assoluta dei colleghi. Proprio per questo, visto che sulla questione omofobia, discriminazione e pregiudizio prova a lavorarci tanto, in classe, è ben contenta che, dopo il caso dell’Onda, qualcosa dei suoi tentativi di dibattito sia rimasto per detto anche agli affettuosi Maculati.
Intanto, il tempo passa, e si arriva già all’anno seguente. La ‘povna e i Maculati sono saliti in Appennino, dove la maggioranza di loro perderà la strada e anche la bussola – inaugurando un percorso di intorcinamento cosmico che soltanto un finale faticoso di terz’anno (questo) sarà in grado, almeno in parte, di sanare.
Ma quella sera, nel dormitorio, sono ancora inconsapevoli; e si dedicano a dibattere con lèna gli argomenti suscitati dall’intenso pomeriggio: diritti negati, pregiudizi, forme svariate di discriminazione.
“Certo che i nazisti erano proprio tremendi” – argomenta con un certa semplicità il Labrador.
“E perché, invece, al giorno d’oggi?!” – lo incalza provocatoria la ‘povna. Che poi pronuncia a bella posta la parola “omofobia”.
“No, guardi, prof., a me va bene tutto” – replica lui con superficiale sicurezza – “basta che non capiti a mio figlio…”.
La ‘povna non fa in tempo ad aggiungere parole ai suoi occhi già fuori dalle orbite, perché l’Amico di Rotondo la precede sul traguardo.
“Ma che, ti sei bevuto il cervello?!”.
E poi, più secco, di fronte alle goffe giustificazioni del Labrador:
“Ma che mi importa se un mio futuro figlio amerà un uomo o una donna. Io voglio che sia felice!”.
Con questo post la ‘povna partecipa all’iniziativa di Mel, Fromboliere Entusiasta. E invita con forza ad aggiungersi alla lista chiunque passi di qui.