Magazine Diario personale

33 settimane di libri

Da Romina @CodicediHodgkin

Che io sia una drogata di libri è cosa nota. Potete immaginare l’overdose di lettura che sto vivendo dall’inizio della gravidanza ad oggi. D’altra parte, all’inizio, quando ero allettata, non è che potessi fare molto altro e ora che potenzialmente potrei anche darmi parapendio, me ne guardo bene dallo scendere dal divano. Sabato sera, a Trastevere, ho fatto una scalinata ed è stata un’esperienza di pre-morte. Mi son piantata a metà e ho detto “per quanto mi riguarda, posso tranquillamente aspettare qui il travaglio”. Tra parentesi, se piazzato tra le tette e la panza il Kindle si regge comodamente da solo e non devo nemmeno fare lo sforzo di tenerlo. Eppefforza che leggo.

Quello che è radicalmente cambiato, è il genere. Son mesi che non mi imbatto in un serial-killer cartaceo o formato e-book. Il fatto è essenzialmente questo: gravidanza e concentrazione non vanno d’accordo. Ci provavo, all’inizio, a leggere i miei autori di thriller preferiti ma proprio non ingranavo. Leggevo la stessa riga 3 volte senza capirla. Così, ho dovuto buttarmi su qualcosa di più easy, di più didascalico, che potenzialmente mi strappasse una risata anche quando da ridere c’era poco. E’stata una gran bella esperienza perché mi sono imbattuta in titoli che altrimenti non avrei mai degnato di uno sguardo. Uno dei motivi per cui mi trovo bene col Kindle, d’altra parte, è anche questo: i libri hanno costi molto contenuti, quindi puoi buttarti su generi e autori cui, in condizioni normali, non ti saresti dedicato. Vi faccio una “rapida” (con me niente è rapido) carrellata di quello che ho letto finora:

- Di Zerocalcare – La profezia dell’armadillo/Un polpo alla gola/Ogni maledetto lunedì su due: visto che effettivamente sono stata particolarmente dura di comprendonio per parecchie settimane, mi sono buttata sui fumetti e mi sono innamorata di Zerocalcare. Visitate il suo blog e fatevi una risata. Trentenne (ma guai a farglielo notare perché i trentenni non esistono) romano e fulgido esempio di cosa sia un figlio degli anni ’80. Nella mia mente, esiste una categoria di letture che chiamo “libri da metropolitana”. Questo non ne fa parte perché potrebbe essere imbarazzante ridere da soli come scemi sul bus. In realtà, se proprio vogliamo dirlo, anche quando l’incontinenza è dietro l’angolo ci sono libri poco adatti e questi sicuramente ne fanno parte. Ma anche chi se ne importa. Sono esilaranti, con uscite brillanti ma anche velatamente malinconici. Peccato che Maschio Alfa avesse da ridere ogni volta che scoppiavo a ridere in piena notte. Che uomo barboso.

- Di Joanne Harris – Chocolat/Le scarpe rosse/Il giardino delle pesche e delle rose/ Profumi, giochi e cuori infranti: Chocolat lo avevo già letto qualche anno fa e mi era molto piaciuto. Quello che non sapevo è che facesse parte di una trilogia. Che dire, un ottimo tris: temevo che almeno uno dei tre mi deludesse, invece no. Il trucco, tutto sommato, è stato facile, nel senso che l’autrice non ha tradito né se stessa, né le protagoniste, eppure i tre romanzi sono molto diversi l’uno dall’altro e non risultano assolutamente delle fotocopie. “Profumi, giochi e cuori infranti”, invece, è una raccolta di racconti e merita di esser letta perché è molto originale. I racconti sono diversi per stile e trama, tutti molto piacevoli. Alcuni si buttano sul gotico, altri sul “kinselliano”, altri sul grottesco, altri ancora sono simpatici e irriverenti. Poi, insomma, il racconto breve è qualcosa di molto particolare, richiede un’abilità che la Harris ha.

- Libri a tema maternità: ho scelto di non leggere libri di puericultura perché li ritengo più dannosi che utili anche quando dicono cose sensate. Però, per quanto attiene alla gravidanza, mi sono affidata a Cosa Aspettarsi Quando si Aspetta. E’fatto molto bene, spiega, settimana per settimana, gli sviluppi del feto e i cambiamenti nel corpo della mamma. Con molta ironia toglie moltissime curiosità e dà tanti consigli veramente utili. Lo consiglio anche a quelle panzone iper-ansiose insopportabili che prenderei a sberle perché se una mattina esce loro del sangue dal naso si fanno prendere dal panico. Questo va bene per tutte perché è talmente ironico e fatto bene che toglie molti dubbi. Fai la nanna piccolo bastardo (Ron Biber). Il metodo Biber è essenzialmente una presa in giro del metodo Estvill elaborato da questo pediatra americano che, dopo pagine e pagine passate suggerendo metodi poco ortodossi e molto buffi per far dormire il pupo, giunge ad una conclusione fondamentale: rassegnati a non dormire, punto. Quello che le mamme non dicono (Chiara Cecilia Santamaria)il suo blog lo conoscevo ed amavo già da molto tempo, ma il suo libro non lo avevo mai letto. Visto che sono per la condivisione delle esperienze più che per i consigli degli esperti, mi sono buttata sulla sua e su altre storie di esperienza diretta. Al di là del fatto che si tratta di una storia raccontata in modo davvero divertente, quello che mi ha colpito è altro: non importa come arrivi ad essere madre, ci sono tanti modi per vivere la propria maternità e anche quelli meno convenzionali sono validi. Poi, insomma, tratta anche argomenti spinosi come i baby blues, la fatica, le notti insonni con grande onestà, e questo fa piacere. Stesso discorso per M’ammazza, diario di una mamma politicamente scorretta di Camila Raznovich (la tipa della tv, sì, lei). Anche lei racconta la sua maternità, la gioia infinita della gravidanza, il trauma di un parto non facile, i baby blues, il modo in cui cambia la vita della mamma e della coppia (dalle vacanze alla comunicazione) in modo molto diretto e senza giri di parole, spesso con grande ironia. E’bello perché dopo aver parlato delle fatiche della maternità, finisce comunque con lei che ha messo in cantiere il secondo bambino, quindi, insomma, evidentemente non è la fine del mondo (vero? Ditemi che ce la posso fare…).  Due figlie ed altri animali feroci di Leo Ortolani: questo mi è davvero piaciuto. Tanto per cominciare, per una volta il libro sull’essere genitori lo scrive un papà. Poi parliamo di una genitorialità di cui forse si parla poco, visto che lui è un papà adottivo. E il racconto fa morire dal ridere. Lui e la moglie, dopo anni di trafile e frustrazione per riuscire ad adottare i figli che non riuscivano ad avere, finalmente si recano in Colombia per prendere le loro bimbe: Lucy Maria e Joanna. Certo, non è facile: la burocrazia è quello che è, le bambine comunque per certi aspetti sono problematiche e loro non sanno più di tanto dove mettere le mani. In realtà, mi pare di aver capito che il non saper dove mettere le mani è il minimo comune denominatore di tutti i genitori, solo che qui i motivi sono diversi. Molto carino, lo straconsiglio. Nonsolomamma di Claudia De Lillo è simpatico, niente di che ma ha i suoi momenti. Al contrario, Sfasciare un neonato non significa farlo a pezzi (Francesca Sangalli) e Piedona: diario di una mamma 1.0pur essendo molto diversi tra loro, si possono saltare a pie’pari. Il primo è buffo ma di fatto non dice niente, il secondo è troppo zuccheroso per i miei gusti. Però l’e-book ha un costo talmente basso che possono entrare nel pacchetto in tutta serenità.

- DI Meg Mitchell Moore – Mirtilli a colazione: come qualità della scrittura non è un capolavoro, ma l’idea è originale, forse più da film per la tv che da romanzo, direi. Una coppia di sessantenni pensa di aver la sua parte in quanto genitori, eppure si ritrova all’improvviso tutti e tre i figli di nuovo a casa: la primogenita con la figlia di 3 anni e il secondogenito appena nato, con la scusa dello scappare dall’afa in città d’estate, scappa in realtà dalla sua vita familiare e dal marito che l’ha tradita. Il secondo figlio e la moglie (che non è mai andata d’accordo con la suocera) rimangono bloccati lì perché la gravidanza della ragazza non procede come dovrebbe e deve rimanere allettata. La piccola di casa, infine, mollata dal ragazzo e senza lavoro, torna a casa in cerca di aiuto. Peccato che i problemi che li hanno riportati tutti a casa non vengano condivisi. Ciascuno tiene i propri problemi per sé, oppure li condivide solo con un membro della famiglia, e così le cose si complicano perché i padroni di casa iniziano a risentire dell’invasione di figli e nipoti. Finché…

Di Alessandro Venturini – Amabilmente condannato a moglie/Ventotto grammi lavato/ Svalvolati alle terme: i protagonisti di queste storie sono un giornalista annoiato e arguto che vede la sua vena goliardica e vagamente perfida stimolata dalla moglie bacchettona e perbenista, la mastodontica suor Memopria, ex escort riciclatasi nel mondo della fede e totalmente fuori di testa e Aurelia, la governante, ignorante come una zappa ma l’unica dotata di un briciolo di buon senso, spesso spalla del protagonista. Di per sé non si tratta di capolavori. Sono scritti bene, questo sì, ma a volte le trame sono troppo sempliciotte, forse. Ad ogni modo, li ho letti volentieri.

Di Wainer Molteni – Io sono nessuno: può capitare di tutto nella vita. Persino che un deejay di successo, laureato in criminologia, con un master ottenuto nientepopodimeno che all’F.B.I. diventi un barbone. Non solo. Può anche capitare che questo barbone fondi una sorta di sindacato dei senzatetto e provi seriamente a cambiare le cose, andando a cozzare contro le realtà non sempre pulite che stanno dietro le associazioni che si occupano degli homeless. Perché quello di cui loro hanno bisogno, spiega, non è tanto il pasto caldo o la possibilità di fare la doccia. Quello di cui hanno bisogno è prepararselo da soli, il pasto, e lavorare. Attualmente, Wainer Molteni ha realizzato un sogno enorme: una sorta di fattoria/agriturismo interamente gestita da senzatetto.

Di Viola Veloce – Omicidi in Pausa Pranzo: che fareste se il vostro dirimpettaio di scrivania fosse sistematicamente una persona insopportabile e inetta? E se sistematicamente venisse ammazzato? Calcolando che tanto siete sul depresso andante perché la vostra vita fa acqua da tutte le parti, vi mettereste ad indagare? Non che si tratti di un capolavoro, sia chiaro, ma si fa leggere e quindi…perché no? Nel complesso comunque è carino.

Di Piero Angela – Viaggio nel mondo del paranormale: premetto che non è sempre facile da seguire se a stento ti ricordi come ti chiami. Ma Piero Angela è Piero Angela, il fondatore del C.I.C.A.P. (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) ed è interessantissimo scoprire i trucchi di parapsicologi e ciarlatani vari. Il dente avvelenato, in particolare, ce l’ha con Uri Geller. Lo avete presente? E’ un mago bravissimo, un prestigiatore eccezionale, mi è sempre piaciuto. Quello che non sapevo è che per molti anni ha spacciato per reali le sue magie…e questo non va bene!

Ne ho letti minimo un’altra decina, ma ero nelle prime settimane, totalmente fuori di testa e non me li ricordo nemmeno…


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