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A beautiful mess inside

Da Miwako

A BEAUTIFUL MESS INSIDE

-sleeping on the top of the world- Helsinki, may 2010


Parto per un viaggio, un viaggio in macchina, all'avventura, di quelli senza meta e senza valigia. Mi sto vestendo, devono essere le 5 del mattino circa, gli altri mi aspettano nel vialetto di casa, col motore acceso, pronti ad andare, dove non si sa. Mi affaccio alla finestra, riconosco la jeep e riconosco i presenti. Mi sto vestendo, l'ho già detto? C'è odore di caffè e qualcuno mi intima di sbrigarmi dal corridoio. Tolgo, aggiungo, sovrappongo, mescolo, sposto, cambio, rimetto, riprovo, ri-tolgo, 'Arrivo, cazzo, mi sto vestendo'... Ho svuotato l'armadio provando così tanti abiti dai colori improbabili, magliette mai viste, felpe arrivate li da chissà dove, canottiere di tre taglie più piccole e pure bucate, e niente, NIENTE, mi sta bene. Ma soprattutto, niente mi appartiene, sembra che mi sia ritrovata addosso i vestiti di qualcun altro, vestiti che non ho mai visto prima, bucati e che mi stanno pure male. Una sottile angoscia si insinua tra le pieghe di quegli abiti non miei, silenziosa, aprendosi un varco tra gli strati, gelida come sudore freddo, facendosi strada nelle mie viscere con la stessa prepotenza con cui una goccia costante farebbe con la roccia. Apro gli occhi,'Era un sogno cazzo', ma l'angoscia mi rimane addosso come una coperta di lana scadente, che pizzica ovunque e in nessun punto preciso. Mi alzo, mi lavo il viso, mi pettino, mi lascio vivere, i giorni passano ma in qualche anfratto del mio cervello, quel sogno rimane aperto. Così ci ritorno, in quel sogno, guardo i vestiti, le persone, assoluti sconosciuti, la jeep che non appartiene a nessuno, il viaggio verso nessun luogo, e mi accorgo che sono l'unico volto familiare. Ce n'è anche un altro, a dir la verità, conosco chi mi dice 'Sbrigati' dal corridoio, conosco la sua voce e conosco il tono di chi è dalla mia parte e cerca di guadagnare tempo con chi mi sta aspettando. Mi guardo allo specchio indossando strati di roba casuale, e come unica cosa, noto una canotta corta corta, di un rosso sbiadito con un buco sull'orlo.Azzardo un'analisi, perchè ne ho bisogno, perchè devo fissare i pensieri da qualche parte, perchè ho un blog anche per questo.

LA PARTENZA: Forse un nuovo inizio (maddechè? ne ho già troppe di cose iniziate e mai terminate), il bisogno di andare, andare sia fisico che metaforico, partire col buio perchè il viaggio è lungo. GLI AMICI: Nel sogno li conoscevo, ma in realtà, perfetti sconosciuti. Persone di contorno, forse rappresentazione degli altri, in senso generico.LA VOCE DAL CORRIDOIO: E' Ste, lo intravedo anche, ad un certo punto. Mi dice di sbrigarmi, ma lo fa con un tono gentile, comprensivo, non per mettermi fretta. Una persona fidata, che mi guarda le spalle forse, che mi consiglia. per tutto il tempo, rimane in corridoio.VESTIRSI: forse a rappresentare la necessità/capacità di adattamento, ma anche il bisogno di cambiare pelle, di mettermi qualcosa di adatto a ciò che sto per fare. Noto solo ora che, riflesso nello specchio, non vedo mai il mio corpo nudo, il mio viso chiaramente, vedo solo vestiti sovrapposti malamente.LO SPECCHIO: Sono in camera mia, tutto è come nella realtà, riconosco ogni cosa, il tutto riflesso nella parete a specchio di quell'immenso affare che  è l'armadio di camera mia. per quasi tutto il sogno mi guardo con la sensazione spiacevole di vedermi a malapena.I VESTITI: Sono decisamente di qualcun altro, nessun dubbio. Mi stanno male, non li riconosco, non mi appartengono, e mi stanno tutti stretti, nessuno mi sta troppo largo. Certo è che simboleggiano altro. Cosa però, è un po'più difficile da determinare.L'ANGOSCIA: Non è il fatto di essere in ritardo di per sé, o di far aspettare qualcuno di preciso, è il fatto di non riconoscere i miei vestiti, di provarci comunque a mettermi addosso qualcosa, ma di non riuscire a trovare niente che mi vada bene, che mi stia bene. Non so nemmeno dove sto andando, "con chi" sembra del tutto irrilevante e mi preoccupo dei vestiti. Mi sento inadeguata, ecco. Perchè non sono i miei e perchè mi stanno stretti.
Forse ha a che fare proprio con l'inadeguatezza, con l'immagine che gli altri hanno di me, perchè vedere il proprio riflesso nello specchio, non corrisponde ad essere ma ad apparire, non corrisponde a come ci si sente ma a come si viene visti; i vestiti, in questo caso, simboleggiano qualcosa di più del semplice coprirsi, una seconda pelle che, ipotizzo, non è la mia. Forse un desiderio che qualcuno mi veda per quella che sono, senza mettermi addosso cose (aggettivi? etichette? ) che non mi corrispondono, in cui io non mi riconosco. O forse, peggio, la volontà che qualcuno mi veda non per quella che sono, ma per come vorrei essere vista; perchè non ho il desiderio di essere nuda (e quindi senza maschere, vulnerabile), ma il desiderio di essere vestitia con i miei abiti, con qualcosa in cui io mi riconosca e che, di conseguenza, dia agli altri l'immagine che voglio abbiano di me. Il fatto che tutto avvenga nella mia stanza, luogo familiare ed ospitale, e che sia poco prima di una partenza, non credo sia casuale. La stanza, è un chiaro legame con la famiglia o comunque con persone vicine (infatti c'è pure Stè); la partenza forse simboleggia il bisogno di cambiare, di dare una svolta. Non lo so, so solo che lo snodo focale, è che qualsiasi cosa peschi dall'oceano di vestiti della mia camera, (dove nell'insieme generale della visione periferica e marginale non c'è niente fuori posto, niente che non riconosca) non mi appartiene. Forse questa è un'interpretazione troppo semplicistica, magari sono completamente fuori strada e questo sogno era solo un rigurgito adolescenziale delle litigate con mammà a causa del Caos imperante che, da sempre, domina la mia vita camera, non so. Si accettano suggerimenti, interpretazioni alternative e numeri di telefono di psicanalisti in cerca di casi umani.

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